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Dall’Fbi a Europol, è allarme globale sullo sbarco dei deepfake in azienda

Con il ricorso al lavoro a distanza si diffonde sempre più l’accesso illecito alle informazioni personali e finanziarie legate a profili reali

di Antonio Teti

3' di lettura

Nei giorni scorsi il Federal Bureau of Investigation ha evidenziato un crescente aumento delle denunce riferibili all'utilizzo di deepfake muniti di informazioni trafugate in rete e utilizzati per rispondere ad offerte di lavoro nel settore delle tecnologie digitali.

I deepfake sono generati da piattaforme di intelligenza artificiale e da sistemi di machine learning progettati spesso per realizzare file immagini, audio e video alterati sulla base di quelli reali. Utilizzati finora prevalentemente per la conduzione di attività di disinformazione politica e per generare profili falsi nell'ambito della pornografia, negli ultimi anni hanno ottenuto una particolare diffusione soprattutto nel campo della satira politica.

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Ma l'uso indiscriminato dei deepfake, anche in altri ambiti, sta sollevando non poche preoccupazioni sul piano della disinformazione e della propaganda. Sulla questione è intervenuto l’Fbi il 28 giugno scorso, mediante un annuncio sull’Internet Crime Complaint Center (IC3), in cui si evidenzia l'uso dei deepfake per le candidature a posizioni lavorative in organizzazioni sia pubbliche che private.

La diffusione del “remote job” quale strumento di riferimento nel periodo della pandemia, ha innescato un processo di scoperta da parte del management aziendale mondiale sui vantaggi economici derivanti soprattutto dalla possibilità di far lavorare da casa i propri dipendenti. Di conseguenza, gli schemi di reclutamento delle aziende hanno subito una sostanziale metamorfosi.

L’Fbi sostiene che i deepfake utilizzati per le candidature e le interviste online includono video e immagini alterati in maniera stupefacente. «Le posizioni di remote work e word-from-home analizzate nel rapporti includono le aree dell'information technology, del computer programming, gestione database e programmazione - afferma una nota dell’Fbi -. In particolare, alcune posizioni segnalate includono l’accesso alle personally identifiable information dei clienti, ai dati finanziari, ai database It aziendali e/o alle informazioni personali».

Su quest'ultimo aspetto si delinea una ulteriore complicazione: le segnalazioni pervenute all’Fbi hanno evidenziato che molti dei dati accoppiati ai deepfake erano stati estrapolati dai profili online di persone reali. L’Fbi ha quindi attivato un form di segnalazione di questi reati sulla piattaforma IC3, invitando gli utenti ad inserire quante più informazioni utili che possano consentire di identificare l'esistenza di una “regia” straniera sulla conduzione di queste operazioni.

Già a marzo 2021 l’Fbi aveva prodotto un alert sulla diffusione di deepfake sempre più sofisticati e provenienti dall'estero per la gestione di «operazioni informatiche e di influenza».

Ad aprile 2022 Europol ha lanciato l’allarme che potevano diventare uno strumento importante per la criminalità informatica finalizzata alla conduzione di frodi, produzione di immagini e video nel settore della pornografia e pedopornografia, e per la conduzione di altre attività criminose.

Ma se l'utilizzo dei deepfake per la satira politica non pone particolari evidenze sul piano dell'illegalità, al contrario può risultare devastante per le masse. Vale l'esempio del deepfake postato su Facebook, TikTok, Twitter e YouTube nel 2019 di un'intervista rilasciata dalla presidente della Camera degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, in cui appariva visibilmente ubriaca. Il video, in poche ore, produsse una reazione di forte indignazione degli oltre 2 milioni di utenti nei riguardi della senatrice statunitense.

Nelle ultime settimane sta provocando grande sconcerto negli Stati Uniti il portale Dall-E . Si tratta di una piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata da OpenAI, in grado di generare una molteplicità di immagini digitando una semplice richiesta su una riga di comando. L'aspetto sconcertante risiede nella sua capacità di “manipolare e riordinare” le immagini create sulla base di nuovi elementi di design, ovvero collocare la stessa immagine in ambienti diversi adattandola autonomamente senza istruzioni esplicite da parte dell'utente, un'abilità che ha fortemente stupito persino i suoi creatori.

Alex Champandard, ricercatore nel settore dell'Intelligenza Artificiale, ha asserito che «tutti dovrebbero sapere quanto velocemente le cose possono essere falsificate al giorno d’oggi con questa tecnologia. Il problema non è tecnico, piuttosto è da risolvere sul piano della fiducia nell’informazione e nel giornalismo. Il problema principale è che l’umanità potrebbe cadere in un’epoca in cui non è più possibile determinare se il contenuto di un media corrisponde alla verità».

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