La modifica della Carta

Dall’Ilva ai campi eolici: come si è arrivati alla tutela dell’ambiente in Costituzione

La Corte costituzionale ha richiamato più volte il principio di bilanciamento tra iniziativa economica e ambiente: nessuno può essere sacrificato all’altro

L'ambiente entra nella Costituzione: "Giornata epocale"

2' di lettura

Ora che l’Italia ha una Costituzione “green” con l’introduzione del principio dell’interesse delle future generazioni e l’indicazione di non ledere salute e ambiente anche per l’iniziativa economica, quali potrebbero essere le conseguenze sul piano pratico? La modifica della Carta, approvata in via definitiva dal Parlamento, arricchisce beni costituzionali che, secondo la Consulta, devono essere tenuti in considerazione nel bilanciamento con i diritti costituzionali, secondo quanto spiegato dai giudici della Consulta quando sono stati chiamati a esprimersi su vicende che investivano il rapporto tra iniziativa economica e ambiente. Due i casi, entrambi in Puglia: Ilva e la disciplina degli impianti eolici.

Ilva e l’interesse eccessivo alla prosecuzione dell’attività

Nel dossier della Camera che accompagna il testo con le modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell’ambiente, si ricostruiscono le decisioni della Consulta in merito alla travagliata vicenda delle acciaierie Ilva di Taranto dove al centro è proprio il tema del bilanciamento tra iniziativa economica, lavoro e salute. La Corte era stata chiamata a giudicare la legittimità costituzionale del “ decreto Ilva” del 2015 che consentiva la prosecuzione dell’attività dello stabilimento nonostante il provvedimento di sequestro preventivo dell’autorità giudiziaria per reati sulla sicurezza dei lavoratori.

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Per la Consulta il legislatore può intervenire per salvaguardare la continuità produttiva in settori strategici per l’economia nazionale (e per garantire i correlati livelli di occupazione) ma nel caso Ilva aveva finito per trascurare «del tutto le esigenze di diritti costituzionali inviolabili legati alla tutela della salute e della vita stessa (articoli 2 e 32 della Costituzione), cui deve ritenersi inscindibilmente connesso il diritto al lavoro in ambiente sicuro e non pericoloso (art. 4 e 35 Costituzione)». Con «il sacrificio di tali fondamentali valori tutelati dalla Costituzione», per la Consulta, la norma non rispettava «i limiti che la Costituzione impone all’attività d’impresa la quale, ai sensi dell’articolo 41 si deve esplicare sempre in modo da non recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Ma anche, secondo il “nuovo articolo 41, «alla salute» e «all’ambiente».

Gli impianti eolici e l’ostacolo alla libera iniziativa privata

Il «ragionevole ed equilibrato bilanciamento dei valori costituzionali in gioco» vale anche per la tutela della libera iniziativa privata quando ostacolata da norme sulla tutela dell’ambiente. È il caso della disciplina degli impianti eolici. Nel 2016 la Consulta si era espressa sulla legittimità costituzionale della legge della Regione Puglia con disposizioni in campo ambientale. La Corte osservava che «la disciplina dello sfruttamento dell’energia eolica è caratterizzata da una valutazione frammentata e parcellizzata dei vari interessi pubblici, la quale si manifesta nell’espletamento di procedimenti minori, la cui definizione è tuttavia necessaria per ottenere l’autorizzazione unica finale. Questa soluzione adottata dal legislatore statale (...) determina obiettivamente effetti dilatori sull'iniziativa di sfruttamento dell’energia eolica». La legge pugliese veniva bocciata perché «in contrasto, tra gli altri, con l’articolo 41 Costituzione»: «Con l’apposizione di termini e decadenze, essa
frappone un ostacolo alla libera iniziativa privata come “funzionalizzata” alla cura di interessi ambientali dalla specifica normativa statale».

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