LE PRINCIPALI PARTITE 

Dall’incognita Covid sulla sessione di bilancio ai tempi del Recovery Fund: tutti i nodi del Governo Conte

Tra i dossier che si impongono nell’agenda dell’esecutivo, quelli dell’ex Ilva, Autostrade e Mps. Superato invece lo stallo che si era creato nella maggioranza sul decreto per la Newco Alitalia, che alla fine è stato firmato

di Andrea Carli

Coronavirus, 4.458 nuovi positivi l'8 ottobre su 128.098 tamponi

Tra i dossier che si impongono nell’agenda dell’esecutivo, quelli dell’ex Ilva, Autostrade e Mps. Superato invece lo stallo che si era creato nella maggioranza sul decreto per la Newco Alitalia, che alla fine è stato firmato


4' di lettura

Un legame stretto tra politica e politica economica caratterizza i dossier sul tavolo del governo Conte due. Un legame che si sviluppa in una fase delicata quale quella attuale, caratterizzata da una seconda ondata di contagi Covid. «Stiamo lavorando giorno e notte perchè si eviti un lockdown nazionale», ha ammesso nel giorni scorsi il ministro della Salute Roberto Speranza.

Da una parte, sul piano della politica, c’è il timore avvertito da alcune forze di maggioranza, tra cui il Pd, che le continue fibrillazioni all’interno dei Cinque Stelle vadano accentuandosi sempre più man mano che si avvicina l’appuntamento con gli Stati generali del Movimento, convocati dal leader politico Crimi il 7 e l’8 novembre, quindi tra poco più di un mese. E che questa partita tra governisti e non, tutta interna a M5s possa ripercuotersi sull’iter parlamentare della legge di Bilancio. Gli equilibri sono molto precari. Nei giorni scorsi a Montecitorio è mancato per due volte il numero legale.

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L’incognita contagi Covid

Una sessione di bilancio sulla quale aleggia un’altra incognita, quella scaturita dall’aumento dei contagi Covid registrato negli ultimi giorni. La settimana prossima, mercoledì 14 ottobre, l'Assemblea della Camera verrà chiamata ad autorizzare un nuovo scostamento dal percorso di rientro dal deficit (sulla base della relazione presentata dal Governo in Parlamento) e a votare le risoluzioni di maggioranza e opposizione sui contenuti della Nota di aggiornamento al Def. Per il via libera allo scostamento è necessaria la maggioranza assoluta, un passaggio che ha animato il dibattito parlamentare delle ultime ore, soprattutto in relazione alle assenze dettate dalle quarantene fiduciarie.

Alitalia, firmato decreto ma rimane nodo esuberi

Dall’altra, tutta una serie di nodi che da tempo l’esecutivo è chiamato a sciogliere (si veda anche Il Sole 24 Ore del 9 ottobre), e che presuppongono scelte di politica economica e, soprattutto, industriale. Se, quello della newco Alitalia si è sciolto, con la firma del decreto interministeriale che istituisce Italia Trasporto Aereo Spa, un provvedimento fino a poche ore fa congelato dal braccio di ferro tra Cinque Stelle, Pd e Italia Viva sui componenti del consiglio di amministrazione della nuova compagnia (rimane però lo spettro di 5mila esuberi), altre questioni rimangono. E sono tutte di peso.

Ex llva: l’ipotesi che Arcelor Mittal si sfili

Tra annunci e retromarce sull’ex Ilva, sulla trattativa tra l’esecutivo e Arcelor Mittal per il rilancio del polo siderurgico aleggia lo spettro di fine novembre, quando se non sarà raggiunta un’intesa sul riassetto la multinazionale potrà sfilarsi versano una penale di 500 milioni. Per il governo i capisaldi sono la decarbonizzazione e il mantenimento dei livelli occupazionali. Se il gruppo franco indiano dovesse rifiutarsi di andare avanti in questo senso, ha chiarito Gualtieri, significa che «si troverà» un altro soggetto.

Aspi: stallo trattativa,resta “no” al vincolo su Cdp

Non si sblocca l'empasse nella trattativa su Autostrade per l'Italia. In un'ultima lettera inviata dal concessionario al ministero dei Trasporti, Aspi dice sì al testo dell'accordo transattivo, ma senza la clausola che vincola l'efficacia dell'intesa al passaggio di Aspi sotto il controllo di Cdp. Una posizione, dunque, che di fatto non cambia e che ha portato la ministra delle Infrastrutture e trasporti Paola De Micheli a certificare la situazione di «stallo». Intanto il tempo stringe e si avvicina la scadenza del termine dei 10 giorni concessi dal Governo per un cambio di passo che scongiuri la revoca. La nuova lettera, che diversamente dalle comunicazioni precedenti - ha fatto notare la ministra - non è co-firmata da Atlantia, verrà approfondita con Mef e Presidenza del Consiglio prima di arrivare a una decisione. Ma nel frattempo, è chiaro che l'atteso cambio di passo ancora non c'è. L'attesa è tutta per il prossimo consiglio dei ministri che, come annunciato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nei giorni scorsi, farà il punto sulla situazione e prenderà «le valutazioni conseguenti». Mentre il governo attende da Aspi e Atlantia il rispetto degli impegni presi a metà luglio, il rischio revoca si fa sempre più concreto. Su questo ha fatto la voce grossa il M5s, per il quale il tempo a disposizione è già finito.

Mps: uscita del Tesoro a rischio slittamento

Un altro dossier sul tavolo del Governo riguarda il futuro di Mps. Dopo la ricapitalizzazione precauzionale della banca, il Tesoro ne controlla il 68%. Una volta ripulita di oltre 8 miliardi di crediti deteriorati con la bad bank a guida Amco, il Mef vuole uscire entro il 2021. Ma se non si dovesse trovare un acquirente per la quota che il Tesoro detiene nel capitale di Rocca Salimbeni - pesano le cause giudiziarie in capo alla banca, pari a oltre 10 miliardi - il termine potrebbe slittare.

Recovery Fund, manca l’intesa tra Consiglio e parlamento europeo

Un’altra questione riguarda il Next Generation Eu, con i 209 miliardi destinati all’Italia. Lo stallo nella trattativa tra Parlamento e Consiglio europeo sul bilancio comunitario 2021-2027, al quale è strettamente connesso il Fondo per la ripresa da 750 miliardi (una parte dei quali è costituito dalle risorse per l’Italia), rischia di far slittare il momento in cui le prime risorse saranno a disposizione del Paese. La presidente di turno del Consiglio dell’Ue Angela Merkel sperava di far approvare il pacchetto dal parlamento nella settimana del 19 ottobre, ma a questo punto, dopo l’ennesimo round negoziale conclusosi con un nulla di fatto, i tempi potrebbero, anche in questo come nei dossier precedenti, allungarsi. E per un’economia che vedrà quest’anno chiudersi con una contrazione del Pil di nove punti percentuali, con cento miliardi in deficit messi in campo dall’esecutivo tra marzo e agosto per far fronte alla crisi innescata dalla pandemia, uno slittamento sui fondi Ue può fare la differenza.

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