Il turnaround

Dall’incubo alla ripresa Lodi ritrova la crescita

Primo territorio a subire il lockdown è l'unica provincia lombarda in cui nel terzo trimestre la produzione industriale è in progresso

di Luca Orlando

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Pieno regime.  Mta oggi lavora a pieno regime, qualche volta anche il sabato. Tutti i contratti sono stati confermati sia in Italia che all'estero. Dall'inizio della pandemia non è stato lasciato a casa nessuno. In foto, un dettaglio della produzione

Primo territorio a subire il lockdown è l'unica provincia lombarda in cui nel terzo trimestre la produzione industriale è in progresso


4' di lettura

«Ad aprile pensavamo di chiudere l’anno con un calo dei ricavi del 30%. Ora pensiamo di arrivare a -3».

Quello di Maria Vittoria Falchetti non è un racconto qualsiasi. Perché arriva dalla terza generazione imprenditoriale di Mta, componentista d’auto quasi sconosciuto al grande pubblico ma entrato improvvisamente nelle cronache al momento del varo della prima zona rossa in Italia, quella di Codogno. Che tra i tanti drammi ha imposto uno stop forzato anche al produttore di schede elettroniche, creando danni collaterali ad una lunga filiera a valle, che nei mesi successivi è stata comunque fortemente penalizzata dalla caduta degli acquisti di auto.

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«Avrei messo la firma per arrivare a questo risultato - spiega l’imprenditrice - perché oggi in modo davvero inatteso lavoriamo a pieno regime, qualche volta anche il sabato. Tutti i contratti sono stati confermati sia in Italia che all’estero e vediamo anche l’avvio di nuovi modelli. E dall’inizio dell’emergenza - questo è importante dirlo - non abbiamo lasciato a casa nessuno».

PRODUZIONE INDUSTRIA PER PROVINCIA
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L’esperienza del gruppo di Codogno, oltre 200 milioni di ricavi e più di 1500 addetti, sul territorio di Lodi non è un caso a parte, come emerge dagli ultimi dati. Che nell’analisi di Unioncamere Lombardia evidenziano in termini di produzione del terzo trimestre due punti in più. Un’inezia, in tempi normali. Un mezzo miracolo nell’anno dell’emergenza. Che proprio Lodi, epicentro del primo lockdown da zona rossa, pare aver superato prima di altri. Lodi è infatti l’unica provincia del territorio lombardo in grado di chiudere il terzo trimestre in crescita, progresso del 2,2% che si confronta con un calo medio annuo di oltre cinque punti per l’intera Lombardia. Certo, qui manca una presenza robusta di tessile-abbigliamento, tra i settori più penalizzati dal Covid, così come della componentistica auto (con qualche eccezione, tra cui appunto Mta), altro comparto non certo aiutato dal crollo della domanda mondiale.

INDICE DI PRODUZIONE SETTORE MANIFATTURIERO-INDUSTRIA

Base media anno 2010 = 100. Dati trimestrali destagionalizzati (Fonte: Unioncamere Lombardia, Istat)

INDICE DI PRODUZIONE SETTORE MANIFATTURIERO-INDUSTRIA

Ma pezzi di meccanica legata alle quattro ruote (così come componentisti e fornitori meccanici che operano per altri comparti) riescono comunque a resistere, aggiungendosi ai progressi rilevati nell’alimentare (settore anticiclico per eccellenza), così come nella chimica-cosmesi (si vedano articoli nella pagina a fianco), due settori invece ben rappresentati in provincia.

SINTESI DEI RISULTATI
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Ripresa che coinvolge ad ogni modo aziende dei settori più disparati, come è il caso di Pellini, produttore di schermature solari. «Qui a Codogno - spiega il Ceo Alessandro Pellini - chiuderemo l’anno ad oltre 30 milioni di ricavi, un poco oltre i livelli del 2019. A febbraio avrei dato del pazzo a chiunque mi avesse fatto questa previsione ma questa è la realtà». Una domanda maggiore di beni legati alla casa è alla base della ripresa, che costringe Pellini a lavorare tutti i sabati e qualche volta anche la domenica.

«Da gennaio abbiamo assunto una trentina di persone - spiega il Ceo - e questo è necessario anche per gestire le commesse future: per la verità non abbiamo mai avuto così tanti ordini e per almeno 4-5 mesi la nostra produzione è garantita».

Nel caso di Industria meccanica Bassi Luigi il confronto temporale non è del tutto omogeneo, avendo gestito nel 2019 un concordato in continuità. I volumi 2020 dell’azienda (160 addetti, produttore di raccordi per il settore Oil&Gas, 80% di export) saranno comunque superiori. Al momento si lavora infatti a a pieno regime, senza ricorso alla Cig, con alcuni reparti impegnati su tre turni, in generale con il ricorso a ore di straordinario. Nessun esubero è previsto anche dopo lo sblocco eventuale dei licenziamenti, tenendo conto che in termini di ordini buona parte del 2021 è già “coperto” dal punto di vista produttivo.

Situazione non dissimile per Aperam Stainless, che lavora laminati piani per elettrodomestici e auto, terza maggiore realtà della provincia per fatturato. «Nel complesso non sta andando male - spiega il direttore industriale Andrea Lusetti - tenendo conto di uno stop completo che ci è costato un mese di ricavi. Chiuderemo l’anno in calo di qualche punto percentuale ma anche per noi il terzo trimestre è superiore al 2019».

Lavoro che consente all’azienda (120 addetti nel lodigiano) di operare a pieno regime senza cassa integrazione, arrivando ad inserire qualche figura interinale in vista del 2021. «Abbiamo qualche dipendente in quarantena - aggiunge - ma per il resto stiamo lavorando al completo, senza ammortizzatori. E anche se a marzo si dovesse eliminare lo stop ai licenziamenti, da quello che stiamo vedendo ora in termini di domanda per noi non ci sarà alcun esubero».

Dalla meccanica all’alimentare il clima non cambia, anche se il settore, rilanciato dall’aumento degli stock presso le famiglie, ha comunque dovuto rinunciare a gran parte delle commesse Horeca, per lo stop forzato a ristorazione ed alberghi, più in generale per il crollo verticale dei consumi fuori casa e del turismo.

«Dove possiamo lavoriamo su tre turni - spiega il Ceo del produttore di prodotti a base di limone Polenghi Group Filippo Scambellari - e visto il trend attuale penso che chiuderemo l’anno con un progresso dei ricavi dell’8%». Il gruppo, 80 milioni di ricavi, esporta il 90% dell’output, diversificazione geografica che ha “pagato”. «Mesi fa era l’Asia a soffrire maggiormente - spiega - ma ora Cina, Giappone e Corea sono tra i mercati più tonici, in crescita a doppia cifra: a giugno l’intera area era in calo, ora siamo in progresso del 20%. Certo, essere più presenti solo marginalmente nel canale Horeca ci ha aiutato ma in generale senza i problemi del lockdown avremmo potuto fare anche meglio. Anche adesso gli ordini sono copiosi, forse perché molti retailer gonfiano gli stock per evitare possibili problemi nelle forniture. Ad ogni modo, anche quando dovesse finire lo stop ai licenziamenti, qui da noi problemi di esubero non ve ne sono». E questa risposta, unanime, arriva da tutte le aziende ascoltate.

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