ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl rapporto della Iea

Dall’industria pesante al trasporto, ecco perché la cattura della CO2 sarà cruciale per centrare i target di decarbonizzazione

Secondo l’Agenzia internazionale dell’Energia, le tecnologie di cattura, stoccaggio e utilizzo dell’anidride carbonica (Ccus) avranno un ruolo importante. E intanto le aziende, come Eni, si muovono con progetti ad hoc per accelerare questo tassello

di Celestina Dominelli

Il Recovery Fund acceleratore per la transizione energetica

3' di lettura

Se sarà necessario accelerare ancor di più sulla strada della riduzione delle emissioni per il 2030, con il Parlamento europeo che chiede di fissare al 60% l’asticella del taglio rispetto ai livelli del 60%, ancora più in alto del target indicato dalla Commissione Ue, allora bisognerà scegliere un mix di azioni in grado di conseguire questo risultato. E un contributo non da poco, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea), potrà arrivare dall’insieme delle tecnologie di cattura, stoccaggio e utilizzo dell’anidride carbonica (Ccus), alle quali l’Agenzia diretta da Fatih Biro l dedica uno studio ad hoc per delinearne i vantaggi.

Dalla Ccus un contributo cruciale per le emissioni “net zero” al 2050

La premessa della Iea è molto chiara: la Ccus dovrà costituire un «pilastro chiave» degli sforzi per mettere il mondo sulla via delle emissioni “net zero” al 2050. Accanto all’elettrificazione dei consumi, all’implementazione dell’idrogeno, su cui anche l’Europa ha virato nei mesi scorsi annunciando una strategia dedicata, e alla bioenergia sostenibile, questo fronte dovrà svolgere un ruolo importante. Anche perché, ricorda l’Agenzia, è l’unico gruppo di tecnologie che consente sia di ridurre direttamente le emissioni nei settori chiave (quelli, per intenderci, il cui impatto sull’ambiente risulta maggiore) sia di rimuovere la CO2 per bilanciare le emissioni che non possono essere evitate. In particolare, nel suo scenario di sviluppo sostenibile la Iea stima che il 15% del taglio della Co2 si dovrà all’apporto della Ccus e questo contributo potrebbe anche crescere se si accelerasse sulla strada del target “net zero” da qui al 2050.

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Progetti per 27 miliardi di dollari

Per l’Agenzia, dunque, occorre implementare questo versante. E il contesto attorno alla Ccus, riconosce il report, è molto cambiato. Dopo anni di lenti progressi e investimenti insufficienti, l’interesse verso questo gruppo di tecnologie sta infatti crescendo e sono stati pianificate più di 30 strutture commerciali negli ultimi tre anni. E ci sono progetti, tra cui figura anche quello di Eni per realizzare a Ravenna il più grande centro di cattura e stoccaggio di CO2 al mondo, prossimi a una decisione finale d’investimento che insieme rappresentano un potenziale stimato di circa 27 miliardi di dollari, più del doppio dell’investimento previsto nel 2017. Questo portafoglio di progetti, spiega la Iea, è sempre più diversificato e raddoppierebbe il livello di CO2 catturato a livello globale rispetto agli attuali 40 milioni di tonnellate odierni.

I benefici per l’industria pesante

Il report della Iea mette in fila quindi i vantaggi connessi all’implementazione della Ccus, a cominciare dall’industria pesante che produce circa il 20% delle emissioni globali di CO2: per questo fronte, dice senza mezzi termini l’Agenzia, la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio di anidride carbonica è praticamente l’unica soluzione tecnologica per risolvere alcuni nodi. Quali? Innanzitutto, tagliare con forza le emissioni di comparti spesso finiti sul banco degli imputanti per l’impatto sull’ambiente, dalla produzione di cemento al trasporto su lunga distanza. Senza contare che la Ccus può sostenere un rapido aumento della produzione a basse emissioni di carbonio per soddisfare l’attuale e futura domanda di energia che arriverà da nuove applicazioni nell’industria e negli edifici.

La spinta per l’idrogeno

Nello scenario di sviluppo sostenibile, la Ccus può far aumentare di sette volte a 520 megatonnellate entro il 2070 l’uso dell’idrogeno, facendo crescere tutto il fronte collegato alla produzione da combustibili fossili che, attraverso il ricorso a questo tipo di tecnologie, può essere “ripulito” dalle emissioni e reso disponibile per gli usi più diversi (il cosiddetto idrogeno “blu”) . Gli impianti per l’idrogeno dotati di Ccus, si legge nel report, sono già operativi in sette località oggi e producono 0,4 milioni di tonnellate di idrogeno, tre volte in più quello garantito dall’elettrolisi, la separazione dell’acqua in ossigeno e idrogeno tramite elettricità da energie green (l’idrogeno “verde”).

Il progetto di Eni per Ravenna

Per spingere la Ccus, è necessario però un aumento importante della sua distribuzione che chiama in causa sia i governi che l’industria. Con le compagnie energetiche che, secondo la Iea, hanno l’esperienza ingegneristica, i progetti e la capacità finanziaria per guidare lo sviluppo della Ccus. Non a caso, su questo fronte, si sta muovendo, come detto, anche l’Eni che punta a dare una “seconda vita” al polo di Ravenna realizzando il più grande centro di cattura e stoccaggio di anidride carbonica al mondo che consentirà di sfruttare, da un lato, l’enorme potenziale di stoccaggi collegato ai giacimenti di gas offshore ormai esauriti del medio Adriatico e, dall’altro, di mettere a fattor comune, in un’ottica di economia circolare, il tessuto industriale e logistico già presente, le infrastrutture esistenti ancora operative e una filiera dalle elevate competenze.

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