Tavoli aperti

Dall’industria ai servizi, tutti i dossier delle crisi

Il Piemonte conta oltre 50 vertenze Stoppata la procedura di licenziamento avviata
da Alpi San Marco a Genova. L'allarme del savonese

di Raoul de Forcade, Filomena Greco

Vecchie vertenze. È ancora sul tavolo della Regione Piemonte la crisi della ex Embraco di Riva di Chieri

3' di lettura

Un autunno con al tavolo crisi aziendali nuove, nodi che vengono al pettine e “vecchie” vertenze come la ex Embraco di Riva di Chieri. L’assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino, mette in fila i dossier sulla sua scrivania: «In queste settimane ho un cinquantina di casi all’attenzione della Regione - racconta - parliamo di riorganizzazioni aziendali, di moltissime procedure concorsuali, alcune crisi aziendali e qualche cessazionie di attività, i casi sicuramente più gravi». In Liguria le crisi si concentrano soprattutto nel savonese, dove i sindacati hanno addirittura stilato un dossier sulla situazione. Mentre a Genova soffrono in particolare le imprese che gestiscono le mense aziendali.

L’ultima congiuntura realizzata da Unioncamere Piemonte racconta questo: il 2020 si è chiuso con una flessione produttiva media del 5,9% sul 2019, con un primo rimbalzo nel primo trimestre di quest’anno (+5%) e una netta inversione di tendenza nel periodo aprile-giugno, con una produzione cresciuta del 25,1%. «Io voglio essere molto prudente – aggiunge l’assessore Chiorino – e stare con i piedi per terra, se guardiamo a prezzi e disponibilità delle materie prime ad esempio, in una regione ricca di imprese di trasformazione, non possiamo sentirci sereni per i prossimi mesi, senza dimenticare i rincari per l’energia. Questo mi fa temere che l’effetto “elastico” rappresentato dai dati sulla ripresa della manifattura possa esaurirsi in fretta ed esporre le aziende piemontesi al rischio svendita».

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Sul piatto la giunta Cirio ha provato a mettere nuovi strumenti operativi non ancora però a regime, proprio per sostenere le imprese in momenti di difficoltà. «L’intervento principale – spiega Chiorino – è rappresentato dal fondo da 10 milioni di euro destinato ad aziende in crisi, che prevede di mettere in campo risorse per situazioni critiche, anche per evitare infiltrazioni della malavita nell’economia reale e raid da parte di fondi predatori». Le difficoltà della Finanziaria regionale, Finpiemonte, frenano in realtà l’operatività dello strumento che punta a sostenere aziende non più bancabili ma con un business plan promettente e valutati sostenibili. Il Fondo di sviluppo e rilancio prevede poi che la stessa Regione possa intervenire anche nel capitale sociale dell’impresa. Una seconda misura, ancora bloccata per un ricorso al Tar ma in fase di risoluzione, riguarda la possibilità di mettere a disposizione delle aziende meno strutturate manager esperti in logistica, prodotto e governance, con un milione di euro di dotazione. Rientra in questa azione di sostegno anche l’iniziativa delle Academy che la Regione vuole avviare nei due settori a maggiore stress, automotive e tessile.

In Liguria e, in particolare, a Genova sono in scacco i lavoratori delle mense aziendali. A testimoniarlo è Viviana Correddu della Filcams-Cgil. Su quel tipo di ristorazione lavorano sul territorio ligure circa un migliaio di persone e su quello genovese 300. «Nel polo tecnologico degli Erzelli – dice - è partita la prima procedura in Italia di licenziamento collettivo nella ristorazione, avviata da Alpi San Marco anche su altri due appalti a livello nazionale. Noi l’abbiamo respinta come illegittima, in quanto è stata avviata mentre l’impresa sta ancora percependo l’ammortizzatore sociale per il Covid. L’azienda ha accettato di ritirarla ma, se la situazione non migliora, può ripartire da novembre. Del resto agli Erzelli i pasti sono calati del 70% e la media italiana è del meno 50-60%. Un altro esempio di crisi nel settore è la mensa di Torre San Giorgio, che serviva Abb e ora ha chiuso i battenti: i lavoratori operano un po’ qua, un po’ là, con l’orario dimezzato».

Andrea Pasa, segretario della Cgil di Savona, ricorda le crisi in atto nel Ponente ligure: quella di Bombardier, con 400 dipendenti, la cui proprietà, però, è appena passata ad Alstom, che intenderebbe valorizzare il sito di Vado Ligure; poi quella di Sanac (80 dipendenti) che produce refrattario per siderurgia. E ancora Piaggio Aero, con i suoi 900 dipendenti, in attesa di una nuova proprietà; e Funivie, con 67 addetti a rischio licenziamento. Infine, il caso della possibile cessione del sito di Schneider di Cairo Montenotte (130 dipendenti) a un fornitore.

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