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Dall’Isis a Facebook: il traffico illegale di tesori antichi viaggia sui social network

di Roberto Bongiorni


Isis, al-Baghdadi riappare dopo 5 anni

4' di lettura

Dalle mani dell'Isis e di altri gruppi estremisti direttamente su Facebook. Il viaggio dei reperti archeologici trafugati in Medio Oriente ed in Nord Africa ha cambiato destinazione. La meta finale sono ora i social media. È qui, in questo enorme spazio digitale senza frontiere, dove antichità dal valore inestimabile vengono venduti quasi alla luce del sole. È un commercio fiorente, remunerativo, che ha creato nuove opportunità per i trafficanti. E che ha generato una pericolosa attività: il “trafugamento su commissione”.

Jihadisti e contrabbando, un connubio vincente
Prima la Tunisia, poi l'Egitto, subito dopo la Libia e la Siria, infine lo Yemen. Tutti Paesi in cui erano fiorite grandi civiltà, o che erano stati loro terre di conquista. Era l'inizio del 2011 quando il vento delle primavere arabe travolse la sponda meridionale del Mediterraneo, provocando successivamente un terremoto geopolitico sullo scacchiere del Medio Oriente e del Nord Africa. Le rivolte sancirono la fine di regimi sanguinari che parevano eterni, scatenarono guerre che ancora oggi destabilizzano aree molto estese, hanno ridisegnato i confini e riportato al potere nuovi “presidenti quasi vita”. Le primavere arabe, e quel vuoto di potere che sovente ne seguì, crearono un terreno fertile per l'ascesa di sanguinari movimenti estremisti islamici.

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La mente corre subito all'Isis. A cavallo tra il 2014 ed il 2015 l'avanzata dei jihadisti guidati dall'autoproclamatosi califfo Abu Bakr al-Baghadi fu inarrestabile. La bandiere nera dell'Isis sventolava su quasi due terzi della Siria ed un terzo dell'Iraq. Spesso in zone oggi desertiche, dove tuttavia un tempo era fiorita la civiltà mesopotamica. O in città come Palmira, la capitale del Regno indipendente di Palmira, sotto il governo della regina Zenobia.

L'Isis divenne presto l'organizzazione terroristica più ricca di tutti i tempi. Le entrate maggiori provenivano dal petrolio e dai balzelli imposti agli otto milioni di siriani e iracheni costretti vivere sotto il giogo delle loro leggi oscurantiste.

Da scaltro leader quale si dimostrò, al-Baghdadi comprese presto che per mantenere in piedi il “suo Stato” occorreva un flusso costante di finanziamenti che ne garantissero la sopravvivenza. Capì inoltre quanto una diversificazione degli approvvigionamenti fosse una soluzione vincente. Non solo, dunque, petrolio e balzelli estorti alla popolazione. Il suo network criminale si finanziò presto anche con i riscatti, le rapine ed un mercato quanto mai promettente: il trafugamento di beni archeologici.

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I jihadisti limitarono in parte la loro furia iconoclasta per ricavare dalle antichità i proventi per continuare la loro guerra. Man mano che si espandeva, ricorse anche a buldozeer non solo per distruggere grandi opere definite empie, ma anche per rivoltare la terra di antichi siti archeologici che erano stati scavati solo in piccola parte.

In principio l'Isis autorizzava, anzi incitava, le popolazione a procedere con gli scavi appropriandosi di una tassa di almeno 20% (che salì presto a quasi tutto l'importo) sul ricavato delle loro vendita. Nascosti tra colonne di profughi, a volta sotto le vesti islamiche di donne velate in fuga dalle aree di conflitto, stipati in camion di derrate alimentari, in principio gli oggetti trafugati passavano le porose frontiere di Libiano e Turchia, due hub regionali del contrabbando di opere. Per poi finire nelle mani di una rete di intermediari indipendenti deputata a piazzare le antichità. Che spesso prendevano la via dei Paesi dell'Est Europa, soprattutto Bulgaria e Romania, e poi arrivavano alla loro destinazione finale, nelle case di facoltosi privati o gallerie d'arte dell'Europa Occidentale.

Proprio nel 2017 la polizia bulgara rese nota, senza svelare i nomi, l'esistenza di 20 grandi gallerie d'arte in Europa occidentale che commerciano articoli contrabbandati. Le cose tuttavia sono presto cambiate. Ed i social media si sono imposti come nuova frontiera del contrabbando di antichità. La maggior parte delle quali, tuttavia, non proviene da musei o collezioni di arte. E quindi, sovente, non è catalogata. Anzi, anche una volta identificate, comprendere la loro origine esatta si rivela estremamente arduo anche per i più esperti.

Il professore/detective dei beni trafugati
C'è un uomo che per anni ha cercato di ricostruire il viaggio dei reperti contrabbandati dal Medio Oriente. Un recente articolo del New York Times ha ricostruito la sua storia. Il suo nome è Amr al-Azm. Prima un funzionario statale siriano incaricato dei reperti archeologici, da alcuni anni Professore di storia e antropologia mediorientale all'Università di Shawnee, nell'Ohio, Amr al-Azm dirige il progetto Athar, dedicato per l'appunto al monitoraggio delle opere dell'Antichità. Con grande pazienza, insieme ai suoi colleghi, ha tracciato le rotte del contrabbando, e seguito i social media coinvolti nel traffico.

Lo scenario è inquietante. Sarebbero almeno 90 i gruppi su Facebook, la maggior parte accounts in arabo, connessi al contrabbando di reperti mediorientali. I membri potrebbero essere perfino decine di migliaia. Non solo. I social media stanno fungendo da piattaforma digitale per le persone interessate a questo business. Si può trovare di tutto, ma è molto difficile intercettare i malfattori per tempo. Anche perché una volta postata le richieste o la merce offerta, le discussioni vengono deviate on-line su whatsup, rendendole più difficile il loro monitoraggio.

La novità è che sempre più spesso non si tratta di classici furti. I trafugamenti avvengono in siti archeologici poco custoditi, in aree deputate ad essere oggetto di scavi nel futuro. Si scava, si nasconde, si contrabbandano antichità di cui non si conosce l'esistenza.

“Il trafugamento su commissione on line”
Alcuni utenti diffondono pure richieste specifiche relative ai reperti che vorrebbero. Il che si traduce in un incentivo per i trafficanti, capaci oggi di conoscere in anticipo la domanda e quindi di pianificare meglio la loro attività. Quello che il Dr al-Azm definisce trafugamento e contrabbando su ordinazione, “Loot to order”. Altri post riportano istruzioni dettagliate per gli aspiranti trafugatori, con indicazioni su come individuare i siti archeologici, e con quali accortezza procedere negli scavi. Nel 2016, un dei momenti di massima espansione dell'Isis, il mercato era così saturo che i prezzi dei reperti contrabbandati accusarono un deciso calo, ha spiegato il dott. Al-Azm. Le cose sono cambiate ancora. Ma resta una certezza. Il contrabbando di antichità era, è, e resterà un business remunerativo. Molto.

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