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Dall’Istat all’Fmi: Italia a crescita zero

Non sono mancati negli ultimi mesi gli allarmi: l’economia italiana è al palo. L’immagine è quella di una macchina ferma

di An.C.


Quanto ci può far male una recessione in Germania

2' di lettura

L’ultimo in ordine di tempo a mettere in evidenza che l’economia italiana non cresce è stato il Fondo monetario internazionale. Ancora prima, per non andare tanto indietro nel tempo, a delineare l’immagine di una macchina ferma è stato il Centro studi di Confindustria e prima ancora l’Istat.

L’Fmi: crescita zero per il 2019
Nell’Outlook pubblicato il 15 ottobre
- lo stesso giorno in cui il Consiglio dei ministri ha approvato con la formula “salvo intese” quella manovra che dovrebbe contenere le misure per rilanciare un’economia sostanzialmente al palo - l’Fmi si sofferma sul caso Italia: il 2019 sarà un anno a crescita zero (-0,1% rispetto alle stime di luglio). Nel 2020, l’Fmi ha previsto un rimbalzo dello 0,5%. Pesano il calo dei consumi, un minor stimolo alla crescita da parte delle politiche di bilancio e la congiuntura internazionale. Il deficit pubblico è visto al 2% per il 2019 e al 2,5% nel 2020 (le stime dell’Fmi sono elaborate sulla base del Def di aprile e assumono che le clausole Iva siano disinnescate, la recente Nadef fissa il deficit al 2,2% per quest'anno e il prossimo e il Pil allo 0,1 e allo 0,6%).

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CsC: il paese rischia di scivolare nella recessione
Il 7 ottobre, nel rapporto “Dove va l’economia italiana e gli scenari di politica economica”, il Centro studi di Confindustria mette in evidenza che l’economia italiana è ancora sulla soglia della crescita zero: rischia di scivolare nella recessione in caso di eventuali nuovi shock che, soprattutto dal fronte estero, sono sempre possibili, come mostra l’elevatissimo grado di incertezza sui mercati. L’anello debole è, oggi ancor più, la domanda interna. Per il 2020, lo scenario del CsC prevede una revisione al ribasso del Pil di 0,4 punti rispetto alle stime di primavera. Ciò è dovuto alla peggiore dinamica attesa per la seconda metà del 2019, alla dinamica inferiore alle attese del commercio mondiale (a causa dell’intensificarsi delle tensioni protezionistiche e dell’incertezza geoeconomica) e il peggioramento maggiore del previsto dell’attività produttiva in Germania, primo mercato di sbocco per i prodotti italiani.

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Il “verdetto” dell’Istat: nel II trimestre del 2019 Pil invariato
Una visione analoga nella sostanza è stata espressa dall’Istat alla fine di luglio. La maggioranza era ancora quella M5S-Lega. L’Italia, è il messsaggio lanciato in quei giorni dall’ente di rilevazione statistica, resta a crescita zero. Nel secondo trimestre del 2019 l’Istat ha stimato che il Pil fosse invariato sia a livello congiunturale che tendenziale. E ha messo in evidenza che stava continuando la fase di «sostanziale stagnazione» dell’economia italiana, che proseguiva ormai dal secondo trimestre dello scorso anno. Nulla anche la variazione acquisita per il 2019. Il dato era «atteso» e «riflette in larga parte il rallentamento in atto nell'economia dell’eurozona», sono state le parole di commento dell’allora ministro dell’Economia Giovanni Tria.

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