pandemia economica

Dall’Ohio al New Jersey, tsunami in arrivo sul lavoro americano

Possibili in Usa oltre 4 milioni di richieste di sussidi di disoccupazione questa settimana dopo le 281.000 della scorsa. Sono 26 milioni gli impieghi a rischio immediato.

di Marco Valsania

(REUTERS)

4' di lettura

New York – Più di 111.000 in quattro giorni. Solo una settimana fa, negli stessi quattro giorni, erano 3.895. È la pioggia di domande di sussidi di disoccupazione soltanto in Ohio, nel cuore di quello che era, prima del coronavirus, il Midwest industriale americano.

Simili spirali compaiono alla velocità della luce, come mai avvenuto prima, ovunque, da una costa all'altra degli Stati Uniti. Un tornado di richieste in pochi minuti, poche ore, pochi giorni, scattato con l’ondata di licenziamenti o sospensioni di massa dal lavoro causata dalla pandemia. Uno tsunami che si sta insomma per abbattere sul mercato del lavoro americano, dall’Ohio al New Jersey.

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Domande di sussidi a ritmi non processabili
Spesso il ritmo battente delle domande ha persino travolto e mandato in cortocircuito i siti e tecnologie degli stati che le devono processare. In New Jersey in meno di 24 ore se ne sono accumulate 15.000, moltiplicate di dodici volte rispetto alla media. In Connecticut sono aumentate di otto volte in due giorni; in Rhode Island sono passate da sole dieci e quasi settemila in cinque giorni. Tra previsioni che altri milioni e milioni di posti di lavoro siano e stiano per essere persi a velocità record sotto l’assalto del nuovo coronavirus.

I settori più esposti
Si teme un esodo forzato di dimensioni epiche in settori quali la ristorazione e l’ospitalità, con il primo che oggi conta più dell’intero settore manifatturiero nel Paese quando si tratta di addetti, oltretutto spesso con compensi magri e soprattutto incerti, senza garanzie di impiego da un giorno all’altro. L’associazione del settore viaggi ha pronosticato la scomparsa di 4,6 milioni di posti quest’anno. E il comparto industriale non sta meglio in prospettiva: l’indice della fiducia nel manifatturiero della grande regione di Philadelphia è crollato di ben 49,4 punti nella prima metà di marzo, a -12,7. Il 30% delle imprese ha già riportato un declino dell’attività, il doppio del mese precedente, prima di grandi chiusure quali quelle annunciate di colossi dell’auto.

I dati sulle domande settimanali di sussidi su scala nazionale hanno offerto in queste ore un primo, parziale spiraglio sulla drammatica crisi annunciata sul mercato del lavoro americano: già nei sette giorni passati, al 14 marzo, sono balzate a 281.000, di 70.000, al livello più elevato dal 2017. Ma, appunto, si tratta solo dell’inizio, prima dello stop a catena di molte piccole e grandi aziende.

Lo spettro dei 4 milioni di sussidi
Citigroup prevede che, se il 20% di lavoratori verrà lasciato a casa nei settori più vulnerabili al virus, le richieste di sussidi di disoccupazione potrebbero impennarsi allo stratosferico numero di 4 milioni fin dalla settimana in corso - vale a dire sei volte il picco che fu raggiunto durante la grande crisi finanziaria e recessione del 2008 - quando erano state 665.000 nel marzo 2009 (in quel mese l’America perse 800.000 buste paga). Un quinto degli americani ha già riportato nei sondaggi di avere qualcuno in famiglia che ha perso il lavoro o visto le sue ore bruscamente ridotte.

La banca Berenberg stima che i lavoratori maggiormente esposti a gravi e immediati danni da contagio siano in tutto almeno 26 milioni, pari al 17% del totale della forza lavoro impiegata, concentrati nei servizi che oggi dominano l’economia Usa. Ospitalità alberghiera e ristorazione, da sole, impiegano 17 milioni di persone contro i 13 milioni del manifatturiero. Nonostante la presenza di colossali gruppi e marchi, le piccole imprese, che sono più a rischio di fallimenti e chiusure senza ritorno, rappresentano inoltre oggi il 49% dell’intera occupazione statunitense.

Le possibili contromisure
Il governo e il Congresso americani stanno accelerando piani e strategie di sostegno e aiuto all’economia, cercando di mettere da parte divisioni e polemiche politiche e ideologiche, perchè questo spettro, lo spettro di una bufera sull’intera società inedita dalla Grande Depressione, bussa alle porte.

Rimane da vedere quando e quanti aiuti governativi scatteranno e arriveranno rapidamente, a imprese e famiglie, per attutire simili, drammatici colpi. Ma già il dibattito è acceso sul rischio che quanto considerato e messo in cantiere sia ancora del tutto inadeguato, una rincorsa affannata. In gioco ci sono al momento soccorsi per oltre mille miliardi - metà in assegni una tantum di sostegno al reddito delle famiglie e il resto in fondi per aziende e settori in crisi. Già approvati sono alcuni fondi per due settimane di giorni di malattia retribuiti e un rafforzamento dei sussidi d’assistenza sanitaria.

Proposte circolano, anche negli Usa, di forme di reddito universale di base e d’emergenza agli americani, di pagamenti mensili e continuativi da parte delle casse federali e statali usando la forte capacità di indebitamento di Washington, grazie anche all’afflusso di capitali nei titoli del Tesoro considerati beni rifugio. Da parte loro, alcune grandi imprese - da General Motors a Tesla e ad altri protagonisti della Corporate America quali Honeywell e Ibm - stanno considerando riconfigurazioni di impianti e potenziamenti di tech per rispondere alla sfida sanitaria, ma non potrannno assorbire il terremoto a venire nel mondo del lavoro.

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