Commercio internazionale

Dall’olio al riso: gli aiuti europei verso i Paesi esteri che danneggiano l’Italia

Dalla Bers un prestito alla Tunisia per sviluppare l’olivicoltura, dazi zero e sostegni anche alla carne del Canada e alle arance del Sudafrica

di Giorgio dell'Orefice

I sostegni all’olio tunisino danneggiano l’Italia

3' di lettura

Delle due l’una: o aiuti allo sviluppo o import a dazio agevolato. È la scelta che il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti ha chiesto di fare alla Commissione Ue dopo aver appreso che la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) ha concesso un prestito di 6,2 milioni di euro a Compagnie Générale des Industries Alimentaires (Cogia Sa) per lo sviluppo dell’olivicoltura della Tunisia.

I fondi europei permetteranno a Cogia di aumentare l’approvvigionamento, l’imbottigliamento e le esportazioni. Con quest’ultimo – spiegano a Confagricoltura– sono sei i progetti finanziati da Bers per l’olivicoltura di Tunisi dal 2017 ad oggi, nell’ambito di un progetto di cooperazione allo sviluppo effettuato in collaborazione con la Fao.

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«Non è in discussione – ha commentato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti– il programma di sostegni all’olivicoltura della Tunisia, così come gli altri interventi Ue verso i Paesi meno avanzati. Comprendiamo la necessità di Bruxelles di essere vicina ad un Paese indebolito da atti terroristici e con instabilità politica ed economica. C'è però da chiedersi se gli incentivi allo sviluppo della filiera possano coesistere con programmi di facilitazioni nei dazi per l'accesso dell'olio tunisino sul mercato europeo».

«Il sostegno europeo all’olivicoltura tunisina – ha commentato il presidente di Unaprol (una delle principali organizzazioni di olivicoltori), David Granieri – è l’ennesimo schiaffo ai produttori olivicoli italiani che combattono da anni contro concorrenza sleale a prezzi bassi che svalutano il prodotto made in Italy di qualità. È paradossale che l’Unione Europea investa in settori strategici di Paesi concorrenti piuttosto che aiutare le filiere dei suoi Paesi fondatori a partire dall’olivicoltura salentina distrutta dalla Xylella».

I sostegni all’olivicoltura tunisina fanno segnare un vero e proprio “salto di qualità” in tema di agevolazioni Ue alle agricolture di paesi Terzi. Si aiuta infatti a produrre un Paese concorrente che già può esportare a condizioni da favore (dazio zero su 56.700 tonnellate l’anno di olio d’oliva).

Si tratta solo dell’ultimo capitolo di un elenco lungo e controverso. Basti pensare al caso del riso che negli ultimi anni è arrivato in grandi quantità a dazio agevolato dal Myanmar (nonostante le contestazioni Ue sul mancato rispetto dei diritti civili) e dalla Cambogia. Un’invasione che ha provocato un cataclisma nei prezzi sul mercato europeo del riso spingendo la Commissione a fare marcia indietro e, su richiesta della filiera italiana, a stoppare le agevolazioni con la clausola di salvaguardia. Clausola che – è bene ricordarlo – scadrà il prossimo 18 gennaio senza che si abbiano notizie circa la sua conferma o meno. Secondo la Coldiretti arrivano inoltre a dazio zero altre 80mila tonnellate di riso (tra semigreggio, lavorato e aromatico) dal Vietnam, 60mila dai mercati del Mercosur e 170mila dall'Egitto.

Dai paesi del Sudamerica arrivano anche 99mila tonnellate di carne bovina. Dal Canada – al sesto anno di operatività dell’accordo Ceta – arriveranno a dazio zero altre 48mila tonnellate di carni bovine e 75mila di carni suine che si aggiungono al grano duro esente da dazio già dal 2014.

E poi ci sono i paesi nordafricani che spediscono a tariffe agevolate olio d’oliva, agrumi e pomodoro dal Marocco, pomodori e uva dall'Egitto (oltre al già citato riso). Senza contare le arance dal Sudafrica sulle quali sono stati già documentati problemi di ordine sanitario.

«Nel 2020 – ha commentato il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini – otto allarmi alimentari su dieci (81%) sono scattati a causa di cibi pericolosi provenienti dall’estero. Si tratta in molti casi di prodotti che arrivano in Europa grazie a regimi agevolati e accordi stipulati anche con paesi nei quali sono stati documentati lo sfruttamento del lavoro, dell’ambiente o seri problemi di sicurezza alimentare. Occorre assicurare il principio di reciprocità nei rapporti commerciali sulle regole fitosanitarie ma anche su quelle relative alle condizioni di lavoro. Non di rado in paesi lontani è diffuso lo sfruttamento del lavoro minorile. Ma se le regole stringenti valgono solo per i produttori europei e non per quelli dei paesi terzi si generano subito condizioni di concorrenza sleale».

«Auspichiamo una reciprocità sulle norme di lavoro e sociali – ha concluso il presidente di Confagricoltura, Giansanti – ma vediamo più vicina quella sui temi ambientali. Bruxelles ha proposto, ad esempio, che l’import di soia, carne bovina o legno in futuro avvenga solo se tali produzioni non siano state realizzate causando deforestazione illegale. Se un’area del mondo riduce le proprie emissioni non può al tempo stesso importare prodotti da paesi che invece le aumentano. Il rapporto tra libero commercio e transizione ecologica sarà al centro della conferenza Wto che si apre il 30 novembre a Ginevra».

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