ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùgiovedì 14 le proposte in cdm

Dall’università al Distripark, ecco le mosse per il “Cantiere Taranto”

Per il sottosegretario a Palazzo Chigi Mario Turco (M5S) c’è bisogno di un accordo di programma. Tra le ipotesi in campo, dopo l’annuncio da parte di ArcelorMittal del disimpegno dall’ex Ilva, un polo di ricerca, la valorizzazione delle aree dismesse dalla Difesa e il progetto “aeroporti del Sud”

di Manuela Perrone


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(Ansa)

4' di lettura

L’appello di Giuseppe Conte ai suoi ministri in vista dell’apertura di un “Cantiere Taranto” non parte da zero. Subito dopo l’annuncio da parte di ArcelorMittal del disimpegno dall’ex Ilva erano partite interlocuzioni tra Palazzo Chigi e i vari dicasteri interessati - Sud, Lavoro, Mise, Università, Difesa, Agricoltura, Beni culturali, Sanità - per ragionare insieme sulle strategie per il rilancio della città, diventate urgenti.

Giovedì 14 novembre in Consiglio dei ministri potrebbe approdare una prima sintesi. Che però sono in molti a guardare con scetticismo, come una foglia di fico per coprire la drammaticità della situazione. Memori della promessa mai onorata di una «legge speciale per Taranto» avanzata a settembre 2018 dall’allora ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, proprio nel giorno dell’accordo con ArcelorMittal.

Il sottosegretario Turco: urge un accordo di programma
Che comunque i lavori siano in corso è confermato al Sole 24 Ore da Mario Turco, il senatore tarantino pentastellato che Conte ha voluto sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla programmazione degli investimenti pubblici. Al di là di come andrà la partita con Mittal, secondo Turco «Taranto ha bisogno comunque di una riconversione economica, di un accordo di programma.

Il paradigma secondo cui Taranto uguale fabbrica uguale sviluppo - spiega - poteva andare bene negli anni 70 e 80, ma è entrato in crisi nei primi anni del 2000. Qui i redditi pro capite, il tasso di disoccupazione, il tasso di abbandono scolastico e dei cittadini è il più alto d’Italia. Significa che quella fabbrica è importante e strategica per i lavoratori e per l’indotto, ma non dobbiamo trascurare gli altri 195mila abitanti che vivono il territorio, che fanno altro e che stanno soffrendo».

Università e polo di ricerca
Al primo punto dell’agenda per Taranto c’è l’apertura di una sede universitaria, per frenare quella che il sottosegretario definisce «una perdita di capitale umano spaventosa». Al tempo stesso, l’idea è quella di promuovere la nascita di un polo di ricerca d’eccellenza («È l’unica città di 200mila abitanti a non avere un grande centro di ricerca», dice Turco).

Nasce anche da qui la suggestione di attingere dai fondi europei per studiare proprio nella città pugliese le nuove frontiere “green” di produzione dell’acciaio, come quella a idrogeno già sperimentata in Austria e in Svezia. D’accordo è il ministro dell’Università, Lorenzo Fioramonti, che già il 21 ottobre, a margine dell’inaugurazione dell’anno scolastico del capoluogo jonico, aveva detto: «L’Ilva è il passato, Taranto guardi al futuro».

Obiettivo digitalizzazione
Tra le proposte citate da Conte c’è anche quella, allo studio della ministra dell’Innovazione Paola Pisano, di rendere Taranto «la prima città italiana interamente digitalizzata». Un progetto «di ampio respiro», garantisce il premier, che però dovrà vedersela con la realtà e con i fondi a disposizione. L’anagrafe tarantina, per dire, deve ancora fare il suo ingresso nell’Anpr, l’anagrafe nazionale della popolazione residente: dovrebbe riuscire entro fine anno. Per il resto ci sono progetti sparsi.

Lo stesso Fioramonti aveva presentato P-Tech, ideato da Ibm e avviato con la collaborazione del Politecnico di Bari e dell’assessorato al Diritto allo Studio e al Lavoro della Regione Puglia, che punta a creare un collegamento tra scuola secondaria, università e lavoro per potenziare le competenze digitali.

Il ruolo della Marina
«Abbiamo bisogno che la Difesa, con la Marina militare, faccia sentire la sua presenza sul territorio», sottolinea Turco. È stato lo stesso Conte ad anticipare nella missiva che il ministro Lorenzo Guerini ha comunicato al premier «l’intenzione di promuovere un intervento organico per il rilancio dell'arsenale».

Turco cita anche le aree dismesse o inutilizzate che potrebbero essere restituite alla città e destinate allo sviluppo turistico: le isole Cheradi o la vecchia banchina torpediniere. Il problema è che se ne discute invano da anni e se ne era riparlato anche lo scorso giugno, quando ben sei ministri del Governo gialloverde (tutti M5S) erano arrivati a Taranto per la riunione del tavolo del Contratto istituzionale di sviluppo.

Il rilancio del Distripark
Entro dicembre, sostiene Turco, approderà al Cipe il rilancio del Distripark: si tratta del vecchio progetto di una struttura portuale che fornisse un servizio completo di gestione della catena distributiva delle merci con tecnologie avanzate, finito con uno sperpero di fondi pubblici e con la messa in liquidazione della Srl dedicata. «Lo affideremo all’Autorità portuale», rassicura il sottosegretario, evidenziando come sia cruciale garantire a Taranto lo sviluppo portuale e retroportuale.

Il progetto “Aeroporti del Sud”
Ultimo, ma non in ordine di importanza, è il tema infrastrutture. «Merita attenzione l’aeroporto di Grottaglie», segnala Turco, che sta lavorando a un piano «per la valorizzazione degli aeroporti minori: Taranto, Foggia, Crotone, Salerno, Reggio Calabria. Il Sud - chiarisce - ha bisogno di collegamenti non concorrenziali, che alimentino i flussi turistici. Perché abbiamo un deficit infrastrutturale. Nella programmazione economica del Dipe puntiamo a creare una grande infrastruttura integrata e circolare tra le singole città del Meridione. Bisogna creare un nuovo mercato».

Rafforzare la sanità pubblica
Anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, è pronto a proporre le sue ricette: «Taranto non è una questione locale, è una priorità nazionale. L’idea di rafforzare il Servizio sanitario nazionale in quel territorio va esattamente in questa direzione. Questo può significare da un
lato politiche per il personale, dall’altro lato politiche per il miglioramento dell’offerta tecnologica».

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