L’EMERGENZA CORONAVIRUS

Dalla app per il tracciamento dei contagi ai kit per i test sierologici, le operazioni a costo zero della Fase 2

Sono due pilastri della “exit strategy”, nel momento in cui il Governo ha deciso di allentare in parte la chiusura

di An.C.

Coronavirus, Arcuri: Immuni? Volontaria e nel rispetto privacy

3' di lettura

Due strumenti destinati ad avere un ruolo di primo piano nella fase due di gestione dell’emergenza coronavirus. Due pilastri della “exit strategy” che in comune, oltre al nemico che devono affrontare, hanno una caratteristica: sono offerte a costo zero, gratuite. Le società che li metteranno a disposizione non recepiranno alcun compenso dallo Stato. Sono la app che dovrà tracciare le persone contagiate dal virus, e i test sierologici, ovvero rapidi esami del sangue. Il governo ha deciso di allentare in parte la chiusura.

Da una multinazionale americana kit gratuiti per test sierologici
Partiamo da questi ultimi. Sarà la multinazionale americana Abbott a fornire all’Italia i kit e i reagenti per i 150mila test sierologici sul coronavirus che saranno effettuati dal 4 maggio. Il vincitore del bando pubblicato il 17 aprile (su 72 proposte pervenute), ha spiegato il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri, «ha deciso che questi test debbano essere offerti a titolo totalmente gratuito». «Siamo orgogliosi di aver potuto rendere fruibile immediatamente in Italia anche il nuovo test anticorpale che potrà aiutare a individuare chi ha contratto il virus, contribuendo ad aumentare la fiducia ora che ci apprestiamo a tornare gradualmente alla nostra vita»,è stato il commento di Luigi Ambrosini, direttore generale e amministratore delegato di Abbott Italia. Ma dopo aver chiarito che i 150mila test saranno a titolo gratuito, la multinazionale americana ha annunciato che entro maggio arriveranno sul mercato italiano 4 milioni di test sierologici. E questa volta, il prodotto sarà in vendita. Il fatto che questo annuncio sia giunto a pochi giorni dall’assegnazione della commessa non è passato inosservato nel Governo: qualcuno ha visto nella gratuità della concessione dei 150mila test una mossa di “marketing”, in vista dell’immissione nel mercato del lotto dei 4 milioni di test sierologici.

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Locatelli (Css): il test sierologico non darà una patente di immunità
Ma il test sierologico non deve essere considerato una “patente di immunità”, si affannano a spiegare da giorni gli esperti. Il test sierologico, ha spiegato il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, «servirà per definire bene quella che è stata la diffusione epidemica del virus nelle varie regioni del Paese, nelle differenti fasce di età e anche tenendo conto di profili lavorativi, ma non darà una patente di immunità, questo deve essere detto in maniera molto chiara e tanti studi ancora devono essere fatti per meglio definire più compiutamente e caratterizzare la risposta immunitaria al virus».

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Ferrari (a.d. Bending Spoons): «Niente guadagni da Immuni»
Anche la Bending Spoons, la software house scelta dal ministero dell’Innovazione per sviluppare l’app di tracciamento dei contatti cruciale nella sase 2 della lotta al coronavirus, lavorerà a titolo gratuito. «È un progetto gratuito al cento per cento - ha chiarito l’ad Luca Ferrari in un’intervista al Corriere della Sera -, senza postille. Non solo non guadagneremo niente, ma perderemo pure qualcosa, visto che stiamo sostenendo costi molto significativi. Tanti colleghi stanno lavorando su Immuni - ha aggiunto il manager - e, cosa tutt’altro che trascurabile, stiamo rinunciando a portare avanti altri progetti commerciali». «Abbiamo concesso a titolo gratuito alla presidenza del Consiglio dei ministri una licenza perpetua -ha continuato Ferrari -, irrevocabile e aperta e ci siamo anche impegnati a continuare a migliorare e personalizzare la soluzione nei prossimi mesi, sempre a titolo gratuito. La licenza - ha concluso il manager - è open source, per noi essere trasparenti è fondamentale sia per consolidare la fiducia degli utenti sia per consentire alla comunità di esperti di migliorare Immuni. Dobbiamo offrire il prodotto migliore possibile gli italiani».

In un decreto legge le regole per l’app
È stata l'Europa a dettare le regole di base per l'app: anonimato e niente geolocalizzazione, sì a bluetooth e volontarietà. Immuni seguirà il modello il modello più protettivo della privacy («decentralizzato»), che è anche quello voluto da Google e Apple. L'autorizzazione al sistema di contact tracing avverrà attraverso «una norma di rango primario», cioè una legge o un decreto convertito dal Parlamento, forse già quello di fine aprile con le nuove misure per famiglie e imprese. Secondo il Comitato tecnico scientifico che affianca il governo l’app sarà efficace se la userà il 70-80% .

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