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«Dalla barca all’edilizia appeso a una fune»

di Raoul de Forcade

 EdiliziAcrobatica ha anche un dipartimento dedicato alle belle arti, che si occupa degli interventi su edifici storici. Ha lavorato anche in Vaticano e a Firenze, in Santa Croce. Fattura, da solo, 2,5 milioni

4' di lettura

Ricavi consolidati pari a 33,3 milioni al 31 marzo 2022, +119,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (15,2 milioni); 16.285 cantieri eseguiti nel 2021, di cui solo il 10% dovuti ai bonus fiscali, circa 1.600 dipendenti complessivi (a tempo indeterminato) con 400 persone assunte nell’anno passato; quotazione in Pazza Affari (dal 2019) ma anche all’Euronext Growth di Parigi (nel 2021). Sono i dati attraverso i quali si può riassumere lo spessore di EdiliziAcrobatica, big del settore edile che curiosamente, però, trae la sua origine da una barca. Anzi dalla barca che mancava allo skipper Riccardo Iovino, ceo e fondatore dell’azienda. Una realtà ormai diventata gruppo internazionale, pronto ad espandersi, entro cinque anni, in tutta Europa (è già presente in Italia, Francia, Spagna e principato di Monaco) nonché, a breve, negli Emirati Arabi e, in futuro, negli Usa.

È lo stesso Iovino a raccontare, con dovizia di particolari, come sia nata l’impresa che ha dato il via all’edilizia acrobatica in Italia.

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Riccardo Iovino . Ceo e fondatore di EdiliziAcrobatica, nata a Genova nel 1994

«Nel 1994 - spiega - poco più che trentenne, facevo lo skipper ed ero appena rientrato a Genova da una traversata oceanica. L’idea era di fermarmi temporaneamente, giusto per trovare il denaro necessario al refit della mia barca, che doveva essere allungata di un metro perché potessi utilizzarla nel giro del mondo a vela che avevo in mente. Per caso, in quei giorni, incontro un caro amico con alcune proprietà nel centro storico, il quale mi dice di dover risolvere il problema di una grondaia da riparare in un punto poco accessibile di un immobile. I preventivi che aveva in mano prevedevano costi elevati, circa 2,5 milioni di lire, per il noleggio dei ponteggi necessari. A quel punto, forte della mia esperienza di skipper abituato ad arrampicarmi sugli alberi delle barche a vela, mi offro per fare il lavoro. Utilizzo due drizze (le cime usate per issare le vele, ndr) e in un paio d’ore ho finito. La grondaia è come nuova, il mio amico ha risparmiato i milioni e io mi sono guadagnato una bottiglia di vino e una pizza pagata, tipico riconoscimento in stile genovese».

Ma è proprio quell’esperienza, fatta in amicizia, che suggerisce a Iovino l’idea che lo trasformerà in un imprenditore. «Ho ragionato - prosegue - sul fatto che i lavori con la fune consentono di intervenire efficacemente sull’esterno degli edifici con enormi vantaggi, in termini di tempo e di denaro, che l’edilizia tradizionale non può offrire; e ho pensato che se fossi riuscito a vendere quel tipo di lavoro avrei potuto pagarmi, in breve, l’allungamento della barca. Sull’elenco del telefono ho trovato 650 indirizzi di altrettanti amministratori di condomini e, con un’Olivetti Lettera 22, ho scritto una lettera a ciascuno di loro, proponendo la mia soluzione e millantando un’esperienza che non avevo. Mi hanno risposto in tre. I primi due mi hanno ricevuto e subito congedato. La terza persona era la signora Franca, una donna piuttosto anziana che, pur dicendomi che non credeva a una parola di quanto avevo scritto, mi mise alla prova, spedendomi a fare una riparazione sul tetto di un edificio, nei vicoli di Genova, dove c’era un’infiltrazione. Feci la riparazione seguendo i suggerimenti del venditore di materiali edili da cui avevo fatto gli acquisti necessari per il lavoro; e lei mi mise alla prova facendo allagare completamente il tetto dell’immobile, per verificare che la mia riparazione tenesse. Tutto andò bene e solo dopo quella prova seppi che la signora amministrava ben 250 condomini nel centro storico genovese. È andata a finire che non ho fatto più il viaggio in barca che avevo in mente ma, da quel momento in poi, mi sono dedicato all’edilizia con la fune».

Iovino inizia a lavorare da solo e prosegue, per 10 anni, con un paio di assistenti. Poi, racconta, «quando sono nati i cestelli autosollevanti, ho realizzato che, se volevo continuare a guadagnare, dovevo fare qualcosa. Ho creato le prime squadre a Milano e ho cominciato a formare una rete di vendita dei servizi che oggi conta 250 tecnici commerciali che fanno preventivi e portano a casa contratti firmati. Abbiamo capito, insomma, che dovevamo creare un modello duplicabile, con business unit. Ora abbiamo oltre 100 aree operative in tutta Italia, nel Sud della Francia e in Spagna. In Italia copriamo 70 città, dove abbiamo anche showroom aperti al pubblico, e quasi tutte le regioni: manca solo la Val d’Aosta. Posso dire che abbiamo cambiato il modo di fare edilizia in Italia e nel mondo. Un po’ come ha fatto Mc Donald’s nella ristorazione. E se, in Francia, già dal 1985 esistevano aziende che operavano interventi edili con le funi, posso dire che oggi le tre principali aziende del settore realizzano, tutte insieme, meno di un quarto di quello che facciamo in Italia».

EdiliziAcrobatica, peraltro, ha chiuso il 2021 con ricavi consolidati cresciuti dell’89,9%, a quota 87,67 milioni e un balzo dell’utile netto, passato da 1,75 milioni a 11,08 milioni +533%. Inoltre, i ricavi prodotti solo in Italia nel primo trimestre 2022 sono cresciuti del 123,3%, rispetto allo stesso periodo del 2021, arrivando a 32,2 milioni (su 33,3 di fatturato consolidato complessivo).

E per il futuro, conclude Iovino, «Abbiamo un piano a cinque anni per entrare in tutti i Paesi europei. In Lussemburgo abbiamo già costituito una società e i prossimi obiettivi sono la Germania e Londra. Poi, a breve, arriveranno gli Emirati Arabi, con Dubai, e, in prospettiva, guardiamo agli Stati Uniti».

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