INTERVISTA A SABINA NUTI

«Dalla biorobotica alla sanità, 630 progetti insieme alle imprese»

Per la Rettrice della Scuola Superiore S.Anna di Pisa il Pnrr «è una grande opportunità per avvicinare ricerca, aziende e istituzioni. Partnership strategiche con Brembo e Stm»

di Claudio Tucci

Rettrice. Sabina Nuti, una delle maggiori esperte nel campo del management sanitario in Europa e da maggio 2019 rettrice della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa

4' di lettura

«Il Pnrr stanzia oltre 11 miliardi per avvicinare ricerca e imprese. Noi ci impegniamo da più di 30 anni a conseguire questo collegamento, favorito anche dal nostro specifico campo di interesse scientifico, le scienze applicate - spiega Sabina Nuti, ordinario di economia e gestione delle imprese, una delle maggiori esperte nel campo del management sanitario in Europa e da maggio 2019 rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa -. Siamo tra gli atenei che vantano un numero assai elevato di progetti di ricerca attivi con imprese e con istituzioni pubbliche: circa 630. Si tratta di progetti vinti su bandi europei e nazionali, ma anche di progetti su commessa in partnership con imprese pubbliche e private. Dalla biorobotica all’intelligenza meccanica, dalle scienze della vita a quelle sociali, abbiamo dato vita dal 1991 a oggi a oltre 70 spin-off che hanno permesso alla ricerca di determinare impatto nel contesto sociale, economico e produttivo. Oggi molte di queste start-up sono diventate realtà imprenditoriali strutturate e qualcuna di loro ha generato a sua volta altre spin-off. Il nostro modo di intendere e fare ricerca punta ad aumentare l’impatto sulla società in settori strategici e determinanti per il futuro del mondo e, proprio per questo, il Pnrr rappresenta una grande opportunità. Siamo arrivati anche in Africa, con il progetto Africa Connect: con 1,3 miliardi di persone, e con luci e ombre, l’Africa giocherà un ruolo fondamentale nel futuro del mondo».

Rettrice, com’è strutturato il rapporto con le imprese?
Abbiamo collaborazioni con circa 130 aziende e istituzioni pubbliche, dalle multinazionali alle Pmi, che fanno dell’innovazione una delle loro parole chiave. Abbiamo poi strutturato partnership strategiche con realtà come Brembo, con STMicroelectronics, con Inpeco con cui abbiamo attivato una partnership consolidata che ha dato vita alla costituzione di un laboratorio congiunto per garantire la tracciabilità totale di campioni e dati in ambito clinico. Collaboriamo con Comuni, Regioni, Asl, soprattutto per la formazione dei “civil servants” in vari ambiti. A titolo di esempio ci occupiamo di organizzazione e valutazione dei sistemi sanitari, tema diventato sempre più rilevante per i cittadini in questi tempi di pandemia. Proprio la capacità di interpretare e comprendere la domanda, ossia i bisogni in termini di risposte attese dalla nostra società per la ricerca applicata, ha permesso alla Scuola Superiore Sant’Anna di crescere in modo costante nei suoi 35 anni di vita. Considerando che siamo nati nel 1987, oggi contiamo 160 tra docenti e ricercatori e 250 assegnisti di ricerca. Gli allievi ordinari sono 260, i Phd circa 300, abbiamo 10 programmi di dottorato e 240 unità di personale tecnico-amministrativo. Con il Pnrr cresceremo ancora di più. Nel 2019 è nato il centro di competenza Artes 4.0, che la Scuola Superiore Sant’Anna coordina, con la partecipazione di 127 partner tra pubblici e privati in sette regioni italiane, per supportare le piccole e medie imprese nei processi di innovazione, grazie alla robotica avanzata e alle nuove tecnologie.

Loading...

Quindi, come si trasferisce la ricerca nelle imprese?
Le faccio alcuni esempi. I nostri ingegneri hanno sviluppato caschetti per gli operatori del 112, per collegare più rapidamente il personale sulle autoambulanze con i presidi di pronto soccorso, soprattutto se sono molto distanti. Un altro esempio è nel campo della robotica per la riabilitazione, a supporto delle persone colpite da ictus. Nell’ambito di un recente progetto europeo sono state sperimentate capsule per la somministrazione dei farmaci da inserire nel corpo umano oppure, in un altro progetto di ricerca, è stato messo a punto un idrogel a doppio strato, avanzato e innovativo, per ripristinare le proprietà naturali di una cartilagine articolare, come quella del ginocchio. Svolgiamo anche molta ricerca interdisciplinare per esempio per rispondere in modo integrato ai bisogni delle popolazioni che vivono nelle “aree interne”.

E sulla manifattura 4.0?
Un’altra storia di successo è quella legata a Brembo, che è entrata in una nostra spin-off, Infibra Srl, che si occupa di sensoristica per rendere più sicuri i sistemi frenanti delle automobili. Brembo ha portato nuovi capitali lasciando libera l’azienda di proseguire il suo cammino di sviluppo non soltanto a suo favore. Un’altra storia di collaborazione di successo con una grande realtà industriale è quella di Iuvo, che ha visto l’ingresso di Comau nel capitale sociale e che oggi realizza sistemi robotici indossabili per rendere più agevoli compiti gravosi in chi fa lavori impegnativi. Per esempio, con Iuvo hanno fatto il loro ingresso nella grande distribuzione, in Esselunga, i robot indossabili.

Competenze interdisciplinari. Non solo Stem…
L’interdisciplinarietà è da sempre una delle nostre parole chiave, che vede collaborare intensamente le due classi della Scuola: Scienze Sociali (economia e management, giurisprudenza, scienze politiche) e scienze sperimentali (ingegneria, medicina, scienze agrarie e biotecnologie). È fondamentale che le discipline di queste due classi interagiscano e dialoghino tra loro. Spiego questo concetto con un ulteriore esempio. Uno dei nostri progetti più interdisciplinari si chiama “Proximity Care”, finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, ed è rivolto allo sviluppo dei sistemi e dei servizi socio sanitari delle aree interne, per adesso rivolto alla Garfagnana in provincia di Lucca. Per svilupparlo con successo sono necessarie le competenze del management sanitario, per comprendere i bisogni della popolazione, poi di medici, per individuare le risposte di cura e di assistenza e ancora dei giuristi, per capire come queste necessità trovano risposte nella normativa, ma anche di informatici e di robotici, per assicurare un’adeguata connettività dei sistemi di telemedicina verso queste aree interne e per sviluppare l’automazione necessaria, ad esempio attraverso sistemi robotici indossabili o sistemi di realtà virtuale e aumentata. Insomma, un lavoro di squadra. Per un progetto in prospettiva applicabile a numerose altre realtà territoriali.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti