Beverage

Dalla birra artigianale ai cocktail in lattina, Baladin lancia gli «easy to drink»

Nati anche per contrastare un calo del fatturato del 40%, sei cocktail in un formato innovativo, tutti riconducibili al core business della birra.

di Maurizio Maestrelli

I nuovi cocktail in lattina a base di birra Baladin

3' di lettura

C'è chi ha utilizzato il “fermo Covid-19” per chiudersi sulla difensiva in attesa di tempi migliori e chi invece ha impiegato il suo tempo per elaborare nuove strategie offensive per continuare a essere protagonisti sul mercato.
Teo Musso, il piemontese che nel 1996 ha dato vita al birrificio Baladin, appartiene evidentemente al secondo gruppo. Le sue birre, insieme a quelle di un manipolo di pionieri come lui, hanno rappresentato una sorta di spartiacque nella storia della birra italiana. Il brand Baladin è inoltre diventato rapidamente il più noto, nella galassia dei microbirrifici tricolori, ma Musso è uno che non sembra accontentarsi. Il primo in Italia a lanciare una birra artigianale in lattina, il primo a produrre una birra con sole materie prime nazionali.

Nel corso degli anni i suoi interessi si sono allargati alle bibite e, più recentemente, al mondo degli spirits e della mixology. Dalla collaborazione con Dennis Zoppi, uno dei nomi più autorevoli del bartending nazionale, è nato ad esempio nel 2018 il Beermouth, un vermouth a base birra aromatizzato con tredici botaniche diverse, oggi l'offerta di allarga ulteriormente con l'obiettivo di raggiungere sia il canale Horeca sia quello “casalingo”.

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Sono infatti sei i cocktail presentati in lattina da 23,7 cl con un'apertura a 360 gradi che praticamente li trasforma in bicchieri di alluminio, un'esclusiva che Baladin ha per l'Italia, e tutti in qualche modo riconducibili al core business Baladin. Che rimane, ovviamente, la birra. Beer Hugo, Beer Americano e Moscow Beer partono infatti tutti da una “base” di birra Baladin, e lo stesso discorso vale anche per il Beermouth Tonic, miscelato con una tonica prodotta sempre dal birrificio piemontese e per il Gin Tonic nel quale la base alcolica del distillato, creato in sinergia con una delle aziende più dinamiche del mercato, la piemontese Distilleria Quaglia, è ottenuta dalla distillazione di una birra Baladin.
Unica eccezione il Sidro Spritz
, che resta tuttavia un prodotto sempre “Made in Baladin”.

«Il progetto dei cocktail – ha spiegato Musso – nasce a cavallo tra il 2017 e il 2018 con una prima sperimentazione avviata in alcuni nostri locali. La nostra idea era quella di verificare se la birra potesse in qualche modo costituire una rivisitazione di cocktail classici e se questi drink potessero avere un appeal per i consumatori. La risposta è stata molto positiva. Nel frattempo avevamo realizzato all'interno dell'azienda un opificio per la liquoristica, dove è nato Beermouth, e la linea di produzione dei soft drinks. Quindi eravamo pronti a partire già nel 2020 ma ovviamente le conseguenze della pandemia hanno rallentato gli ultimi step».

Se il Covid-19 ha colpito duramente i birrifici artigianali che lavorano soprattutto nel canale Horeca Baladin, che ha comunque visto un calo del fatturato del 40% lo scorso anno, ha in qualche modo saputo reagire. Il loro Gin Tonic ad esempio è frutto della distillazione della birra che non ha trovato sbocchi su un mercato chiuso per lockdown, «e la birra artigianale non ha una shelf life così lunga da poter resistere a un anno di chiusure», ma si è trasformata nella base alcolica sulla quale la Distilleria Quaglia ha costruito il gin.

Pensati per il canale Horeca e per il retail specializzato (beershop, enoteche, negozi gourmet) oltre che per l'e-commerce i cocktail Baladin dovrebbero posizionarsi attorno ai 4 euro a scaffale e attorno ai 6 euro al tavolo di un bar. E, al di là del formato innovativo e del loro gusto, a nostro avviso, davvero gradevole rappresentano un segnale importante da due punti di vista: il primo ribadisce il crescente appeal che il mondo del bar, soprattutto quello serale, sta rivestendo per i grandi e piccoli player di mercato, il secondo fa intuire come, nel prossimo futuro, per i birrifici artigianali italiani la sfida per la sopravvivenza si farà ancora più serrata ponendo i piccoli imprenditori che vogliono crescere davanti a un bivio: la diversificazione dei prodotti oppure quella dei canali distributivi.

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