Studenti e ricercatori

Dalla Bocconi alla Keio di Tokyo per la tesi in «Economics»

di Maria Piera Ceci

2' di lettura

L’università Bocconi di Milano propone agli studenti 35 percorsi di doppia laurea: due a livello di laurea triennale e 33 a livello di laurea biennale di secondo livello nei cinque continenti.

Giorgio Torriglia, 24 anni, di Monza, nel 2018 è partito per il Giappone, dove ha conseguito la laurea magistrale presso la Keio University di Tokyo, alla fine del corso master of Economics. In tasca ha però anche la laurea magistrale in Bocconi, a conclusione del master of Science in Economics and Social Sciences.

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Ora sta facendo uno stage presso Russell Reynolds Associates, società che si occupa di ricerca e selezione di personale.

Perché a un certo punto hai deciso di intraprendere questo percorso?

Ho pensato che potesse ampliare le mie conoscenze e potesse essere importante sia per il mio curriculum che a livello di crescita personale. Quando in Bocconi hanno presentato i corsi, ero entusiasta all’idea di andare in un paese così diverso, ma che durante un viaggio con la mia famiglia mi aveva folgorato. L’università Keio ha poi un’ottima reputazione e pensavo che prendere una laurea in Asia mi potesse aprire molte prospettive lavorative. Il continente asiatico è il più dinamico in questi anni. In effetti head hunter importanti che hanno avuto modo di vedere il mio curriculum sono rimasti impressionati da questa esperienza in Giappone.

Vorresti dunque lavorare in Giappone, ora che hai finito il tuo percorso accademico?

Mi piacerebbe, anche se il lavoro in Giappone per un italiano non è semplice da trovare. Ad Hong Kong, Singapore e Cina (nonostante il brutto momento del coronavirus) è più semplice. In Giappone è maggiore la barriera linguistica: è necessario conoscere un po’ il giapponese. Io l’ho studiato nell’anno in cui sono stato lì, ma devo migliorarlo.

Hai trovato molto differente il modo di studiare in Giappone?

È un sistema universitario molto diverso. La mole di studio per superare gli esami è decisamente inferiore a quella delle università italiane, soprattutto della Bocconi dove i ritmi sono sostenuti. È più facile superare gli esami con buone votazione, ma è previsto molto più tempo per dedicarsi alla ricerca personale, per la tesi.

A Keio c’erano pochi studenti, quindi i professori hanno più tempo da dedicare loro. Insomma, si studia un po’ meno, c’è un rapporto più intenso con i professori, senza essere valutati con degli esami tosti come quelli che sosteniamo in Italia.

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