produzione

Dalla bottega al mondo Il consorzio Stradivari dà una mano ai liutai

Un musicista che vuole acquistare può rivolgersi all’ente per gli strumenti

di Antonio Criscione


2' di lettura

Dalla bottega di una piccola città italiana al mondo. Quali strade seguono gli strumenti della famiglia degli archi (violino, viola, violoncello, ma anche quelli più antichi come la viola d’amore, la viola da gamba etc, anche questi prodotti a Cremona) per arrivare al pubblico più vasto del mondo? Ai tempi di internet tutto il mondo può diventar vicino, ma uno strumento ad arco di liuteria non è un prodotto che si compri alla cieca su internet: è destinato a un pubblico “esperto”  ed è fatto di tanti pezzi unici.

Il «sistema Cremona» offre molte possibilità. Una è il consorzio di liuteria Antonio Stradivari, al quale aderiscono circa una cinquantina di botteghe cremonesi. Sandro Asinari è vicepresidente del Consorzio e liutaio a Cremona (tra l’altro il suo sito ha anche una sezione in lingua giapponese): «Per i liutai il consorzio è un mezzo utile per farsi conoscere nel mondo, perché partecipiamo a tutte le più importanti fiere del settore, portando con noi gli strumenti degli associati, permettendo loro di non assumere quello che per un singolo liutaio sarebbe un impegno gravoso».

Da ricordare che un musicista interessato all’acquisto di uno strumento può rivolgersi al Consorzio, e recarsi a Cremona per provare gli strumenti messi a disposizione dai liutai, in condizioni di suono omogenee e simili a quelle della sala concerto. «Quando si va in giro per liuterie è difficile - spiega Asinari - avere un confronto reale degli strumenti. Da noi si possono avere a disposizione venti o trenta strumenti e provarli».

Ma è facile entrare oggi nel mondo della liuteria? Spiega Francesco Toto, un liutaio che con un suo violoncello ha vinto il primo premio al concorso triennale di liuteria di Cremona nel 2006 (uno dei più importanti al mondo): «Fino a qualche anno fa era più facile, ma negli ultimi anni il panorama si è popolato continuamente di nuove botteghe e chi è entrato di recente sicuramente ha avuto maggiori difficoltà». In genere il liutaio vende i propri strumenti a un commerciante che poi li rivende nel proprio mercato, meno frequente è la vendita diretta. Continua Toto: «Per me un’attività molto importante, oltre alla costruzione è anche quella di seguire nel tempo gli strumenti che costruisco. Si tratta di un’attività che prende molto tempo e spesso porta in giro per il mondo, perché comporta recarsi all’estero per eseguire appunto le attività di manutenzione. Anche uno strumento costruito bene, poi rischia di perdere valore se non seguito nel tempo».

E Benedicte Friedman, maestro liutaio che raggruppa alcune delle caratteristiche di novità della liuteria (giovane, donna, straniera), spiega: «Per le donne è certamente molto più difficile». La sua produzione è di circa sei strumenti in un anno: «E se si va spesso all’estero diventa difficile mantenere anche questa media, visto che faccio tutto da sola in bottega, dalla costruzione degli strumenti ai viaggi per le fiere. Per questo è utile avvalersi della collaborazione del consorzio».

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