La protesta

Dalla buca all’allagamento, quando i sindaci rischiano il processo

Mercoledì 7 luglio hanno manifestato a Roma in 600, da Virginia Raggi a Beppe Sala, fino ai rappresentanti dei Comuni più piccoli

(LaPresse)

3' di lettura

Indagati per l’allagamento di un sottopasso, per la manutenzione stradale o per un bimbo che si fa male. I sindaci coinvolti in inchieste giudiziarie sono tanti. Hanno sfilato in circa 600 mercoledì 7 giugno a Roma e con la fascia tricolore indossata al grido di: «Dignità per i sindaci». Da Virginia Raggi a Beppe Sala, da Antonio Decaro a Chiara Appendino, da Dario Nardella a Leoluca Orlando, fino ai rappresentanti dei comuni più piccoli, con un unico scopo: «Non vogliamo l’immunità, non vogliamo l’impunità, vogliamo essere giudicati per quelle che sono le responsabilità di un sindaco. Ma le responsabilità vanno circoscritte. Ci ritroviamo indagati qualunque cosa accada nei nostri comuni per il solo fatto di essere sindaci, vogliamo delle tutele», ha riassunto il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Decaro.

«Solo io ho subito 45 processi e per 45 volte sono stato assolto», ha detto ilsindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Inchieste durate tanto e finite quasi sempre in archiviazioni «perché il fatto non sussiste» o «perché il fatto non costituisce reato». Raffaello de Ruggeri, sindaco di Matera, è stato accusato di omicidio colposo per la mancata manutenzione di un tratto stradale della città il cui dissesto ha causato un incidente mortale nel novembre del 2018. È stato prosciolto dall’accusa «perché il fatto non sussiste» nel maggio di quest’anno.

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Il 7 maggio il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, è stato indagato per truffa ai danni dello Stato e falso ideologico. La notizia era stata resa nota dallo stesso primo cittadino attraverso Facebook: «Vengo accusato di aver truffato lo Stato perché per le rappresentazioni delle opere liriche “I Masnadieri” e “Rigoletto” al Teatro di Busseto dovevano essere, cito testualmente, “impiegati 45 professori d’orchestra”, circostanza che per l’accusa non è corrispondente al vero. Ecco questo è quello che farebbe di un sindaco un falsario e truffatore», lo sfogo.

Assolto in appello perché «il fatto non sussiste» l’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti, tra gli imputati per turbativa d’asta nel processo per il cosiddetto “caso piscine” per il quale era stato anche arrestato nel 2016 e che riguardava una gara per la gestione degli impianti comunali scoperti della città lombarda.

E ancora, Marco Toni, sindaco di San Giuliano Milanese, fu accusato di corruzione e frode fiscale dopo che il 25 maggio del 2009 era stata sottoscritta, sotto la sua amministrazione, la convenzione urbanistica per l’edificazione di un centro commerciale nella frazione Zivido, con supermercato e cinema multisala. Dal 2012 al 2015, quando non aveva più incarichi nella politica comunale, era stato poi assunto dalla proprietà come direttore del centro commerciale per uno stipendio di oltre 67mila euro annui. Prosciolto perché «il fatto non costituisce reato» l’8 giugno 2021.

Paolo Perrone, sindaco di Lecce, fu accusato di omicidio colposo per la morte dell’avvocato Carlo De Pace avvenuta in un sottopassaggio, il 21 giugno 2009. Secondo l’ipotesi accusatoria il sindaco e un dirigente comunale non avrebbero garantito le condizioni di sicurezza della viabilità nella città di Lecce. L’intasamento di una parte della fognatura, in un giorno di piogge intense, avrebbe poi determinato l’allagamento del sottopasso, nel quale restò incastrata l’auto dell’avvocato Carlo De Pace, 81 anni di Lecce, che morì annegato. I giudici della Corte di Appello lo hanno assolto «per non aver commesso il fatto» nel novembre del 2016.

Nel 2010 Matteo Bianchi, sindaco di Morazzone (Varese) fu accusato di lesioni personali colpose a causa di un incidente occorso ad una cantante durante una serata organizzata dalla Pro Loco, quando le crollò in testa l’impianto luci. Fu assolto perché «il fatto non sussiste» nel luglio del 2017.

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