Grandi viaggi

Dalla California alla Mongolia, le mete più chic nel deserto

Proprio negli anni della pandemia si sono moltiplicate le aperture di hotel e lodge in luoghi remoti e spettacolari, dove ritrovare se stessi fra l’essenza delle rocce e il solo rumore del vento

di Chiara Beghelli

Yoga al Three Camel Lodge nel deserto del Gobi, in Mongolia.

3' di lettura

Chi ha amato “Il té nel deserto” nella versione cinematografica di Bernardo Bertolucci (e la colonna sonora struggente di Ryuichi Sakamoto) ricorda lo sguardo perennemente inquieto dei suoi protagonisti, che avevano lasciato gli Stati Uniti per cercare di risolvere fra le dune del Sahara la crisi delle loro esistenze. Il deserto è luogo e quasi simbolo della fuga e della ricerca di sé, via della conoscenza attraverso l’essenza della terra e del cielo in uno stato quasi primordiale, senza rumore di fondo che non sia quello del vento. Sembra un paradosso che in questi due anni di pandemia e isolamento proprio il deserto sia una delle mete più ricercate dai viaggiatori, come dimostrano le numerose aperture di lodge e hotel fra rocce aspre e pianure senza confini, che offrono non solo sofisticati programmi di benessere, ma anche inedite formule di condivisione e innovative vie alla sostenibilità. Perché nel deserto si possono trovare nuove identità, ma anche nuovi modi per condividere la propria esistenza con il mondo.

Un rendering del resort Shaaran firmato da Jean Nouvel che aprirà nel 2023 a AlUla, in Arabia Saudita

Arabia e Qatar, antichità che si rinnovano

Nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, la regione di Al Ula opsita Hegra, città patrimonio Unesco dal 2008, grazie all’eredità della millenaria civiltà dei Nabatei. Il governo vuole fare della zona una nuova meta del turismo di lusso consapevole (giovedì 27 gennaio ha ospitato un evento speciale di Dolce&Gabbana, a febbraio ci sarà un torneo di polo sponsorizzato da Richard Mille), nell’ambito dell’ambiziosa strategia di sviluppo economico Vision 2030. I progetti che esprimono al meglio questa intenzione sono due: il nuovo eco lodge Habitas AlUla, immerso in un canyon, dove ha installato opere d’arte site specific, e il futuristico hotel Sharaan, firmato da Jean Nouvel, atteso per il 2023 e che l’archistar ha definito un «gesto culturale» perché le sue magnifiche architetture si sviluppano all’interno delle colline del deserto, con impatto zero sul paesaggio.

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Sul benessere punta anche il nuovo Zulal Wellness Resort by Chiva-Som, in Qatar, la più grande destinazione wellness del Medio Oriente, che si definisce «la prima ad abbracciare la filosofia della medicina tradizionale araba e islamica», ma che offre anche benessere hi-tech con laser e massaggi elettronici.

I deserti diventano mete di lusso

I deserti diventano mete di lusso

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Lost in California (e Utah)

Più che silenzio alcuni deserti statunitensi evocano eventi rumorosissimi come il festival Burning Man (in Nevada), e sono attraversati da qualcosa di epico, che passa dalle parole di Cormac McCarthy e dall’arte di Georgia O’Keeffe. Grandioso nel suo minimalismo è Amangiri, nello Utah, che nel 2020 ha inaugurato il Camp Sarika, area con 10 tende dotate di telescopio e fuoco da campo. Uno spirito più hippy, in chiave contemporanea, si respirerà nell’AutoCamp Joshua Tree, mix fra glamping e club ai margini del parco nazionale californiano: aprirà a maggio e si potrà dormire anche in magnifici e comodi Airstream con tetto trasparente per godere il cielo terso e décor anni 50. Ci sarà anche un’area comune dove prenotare lezioni di yoga e seminari di fotografia notturna.

Sotto i cieli di Atacama

La luce potente di un deserto sa irradiare i pensieri almeno quanto l’oscurità densa delle sue notti. «Una stella nera appare, un punto oscuro nel chiarore del cielo notturno. Luogo oscuro e punto di passaggio verso il riposo. Tendi la mano, trapassa il fine tessuto di questo cielo protettivo, riposa», si legge sempre nel “Te nel deserto”, nella sua originale versione di romanzo firmato Paul Bowles. Nei sogni di chi cerca un nuovo cielo stellato in se stesso c’è il deserto di Atacama, nel nord del Cile, luogo remoto, altissimo e dall’aria priva di umidità dove nel 2027, sulla vetta a oltre 3mila metri del Cerro Armazones, sorgerà l’Extremely Large Telescope, il più grande telescopio del pianeta. Il Cile ha appena riaperto le frontiere dopo 20 mesi di lockdown e a San Pedro de Atacama ha riaperto anche Tierra Atacama, un piccolo hotel che sorge in un ex insediamento agricolo, fatto di mattoni essiccati e arredato con manufatti locali,che offre una vista indimenticabile sul vulcano Licancabur e la possibilità di sciogliere le ansie nel suo cocktail Rica Rica Sour, a base di un’erba del deserto.

Una delle piscine del Tierra Atacama, nel deserto omonimo in Cile

Le infinità del Gobi

Anche Marco Polo attraversò il quinto deserto più grande del mondo, con i suoi 1,3 milioni di km quadrati, lungo quella che solo a fine Ottocento sarebbe stata definita la “Via della Seta” dal geografo Ferdinand von Richthofen. Bisogna atterrare a Dalanzadgad, in Mongolia, e viaggiare per circa 70 km verso il cuore del Gobi per raggiungere il Three Camel Lodge, nato nel 2002 e tuttora la migliore fra le poche strutture ricettive della zona. Chi soggiorna nelle sue tende realizzate con tecniche tradizionali e materiali locali non se ne può andare senza aver prima conosciuto autenticamente le popolazioni locali, cavalcando, mangiando i loro piatti, aspettando insieme che scenda la notte, davanti al fuoco, parlando la lingua universale degli esseri umani.

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