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Dalla canapa agli scarti del riso, case senza sprechi con l’economia circolare

di Maria Chiara Voci

3' di lettura

Scarti del riso che diventano intonaco. Fondi di caffè per sedie e tavolini. Gusci di uova per malte e calci a impatto zero. Man mano che cresce l’attenzione per l’economia circolare, aumenta anche il numero di prodotti che usano alimenti o fibre vegetali come materia prima. Una tendenza che riguarda sia la struttura che le finiture e gli arredi della casa e che risponde alla richiesta di un mercato sempre più attento a investire sulla sostenibilità e sul ciclo di vita del manufatto, che dalla culla deve poter ritornare alla culla.

A conquistare crescente attenzione (al punto da essere ormai entrato nel novero dei materiali più impiegati nella bioedilizia) è innanzitutto la canapa. Le ultime novità arrivano dall’Olanda: a fine 2018 l’azienda Due Agro (specializzata nella coltivazione della pianta) è riuscita a completare il primo modulo di casa prefabbricata interamente realizzata con un particolare bio-composto a base di canapa.

Ma anche in Italia crescono le esperienze di imprese che investono nella produzione di biomattoni. La Prespaglia di Modugno, in provincia di Bari, propone tre diversi tipi soluzioni, leggere e antisismiche: una pignatta per i solai, un ecoblocco assemblato a freddo (senza l’uso di cottura) per le tamponature interne ed esterne e un termomattone. Tutto con l’uso di fibre vegetali mischiate ad argilla o a cemento bianco (legante naturale in carbonato di calcio).

«È in atto un generale e graduale cambio di mentalità che tocca tutte le fasi della produzione – spiega Corrado Carbonaro, architetto e responsabile tecnico del laboratorio LaSTIn del dipartimento DAD del Politecnico di Torino –. La tendenza del momento è impiegare scarti dell’industria e soprattutto dell’agricoltura. Spesso si incontrano rifiuti che, se impiegati nel modo giusto, possono garantire ottime prestazioni in tanti ambiti, quello edile per primo. Come la paglia di riso, rifiuto speciale che non può essere interrato o bruciato. D’altra parte, però, assicura una grande resistenza meccanica e possiede un’importante contenuto siliceo che ben si lega ad altri elementi. Al Politecnico abbiamo brevettato Cartonlana, dei pannelli isolanti in lana di pecora particolarmente resistenti e performanti per i quali abbiamo impiegato un materiale dalle alte prestazioni che spesso viene sprecato».

Usa gusci di uova e lolla di riso per la realizzazione di malte e calci la startup trentina Calcedicampo, spin-off del più noto Centro di Ricerca e Formulazione Calchèra San Giorgio di Grigno Valsugana. La produzione riprende l’antica usanza fenicia di sbriciolare mattoni e laterizi già esistenti per creare il cocciopesto: al composto vengono uniti la lolla di riso (che ha la funzione di alleggerire il peso della malta), i canapuli e il guscio delle uova, che è costituito da calcite, una forma cristallina di carbonato di calcio, un legante naturale.

Dal riso possono prendere forma anche intonaci oppure finestre e isolanti. Ricehouse è la società fondata dal bioarchitetto Tiziana Monterisi che usa la lolla e la pula di riso (mischiati a calce naturale) per intonaci di fondo, sottofondo o finitura. Il materiale si distingue non solo per la produzione a chilometro zero e per la riduzione di Co2, ma anche per le ottime prestazioni termoigrometriche.

Si chiama invece ForRes una delle ultime innovazioni sviluppate dall’azienda altoatesina Finstral: il materiale completamente riciclabile e usato per i telai di porte e finestre è il risultato dell’assemblaggio di residui di Pvc e bucce di riso. L’estetica è porosa e crea un effetto particolare al tatto: il composto è facile da lavorare, molto resistente ed altamente isolante.

Sostenibilità e abbattimento degli sprechi sono gli obiettivi anche della catena Autogrill. Che per l’arredo dei punti vendita Bistrot e Puro Gusto (l’ultimo nato è il bar di Linate) ha sviluppato insieme all’azienda Cmf Greentech di Modena (appendice del gruppo Cmf Technology) una linea di arredi con un materiale aggregato composto al 50% da fondi di caffè (recuperati nei bar della catena) e al 50% da farina di legno. Il tutto assemblato senza collanti o resine.

Arriva dall’Islanda, infine, Arlantic Leather, una pelle ecologica che reimpiega gli scarti alimentari del pesce per il rivestimento di tavoli e sedie (oltre che per la produzione di tessili). Salmone, merluzzo, persico e pesce lupo (trattati con sapone e calce per rimuovere le lische e colorati) diventano la base per arredare con gusto.

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