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Dalla cessione del quinto al factoring, Vivibanca apre un nuovo business

La società prevede di arrivare a 400 milioni di erogati entro l’anno
Il presidente Turinetto: «Cerchiamo nicchie per allargare la nostra attività»

Specializzazione digitale. I clienti possono chiedere su piattaforma il conteggio per l'estinzione del credito o scegliere di parlare con gli agenti, una rete che si affianca alle due filiali dirette e ai cinque uffici commerciali

3' di lettura

Hanno consolidato la posizione tra i primi dieci operatori italiani nel settore della cessione del quinto grazie ad una politica di acquisizioni e integrazione di asset. Ora per Vivibanca è tempo di diversificare. «Consideriamo il modello di business delle Challenger banks come un punto di riferimento per noi – spiega Antonio Dominici, direttore generale di ViViBanca – dunque crediamo che operare in nicchie di mercato in maniera molto specialistica, con una forte vocazione digitale, possa darci opportunità di crescita».

Antonio Dominici. Direttore generale di Vivibanca, società con headquarter nella città di Torino

La società, nata nel 2008 dall’iniziativa di un gruppo di manager del settore bancario che decise di acquisire una società finanziaria dalla Cassa di Risparmio di Teramo, e poi dal 2017 operante nel settore bancario con la fusione tra TerFinance e Credito Salernitano, ha registrato l’anno scorso nuovi impieghi nella cessione del quinto per 375 milioni – sia generati direttamente, 242 milioni, che derivanti dal consolidamento di intermediari finanziari, per 133 milioni – e finanziamenti verso la clientela in crescita del 38% sul 2020, a 372 milioni. Con la previsione nel 2022 di arrivare a volumi complessivi erogati compresi tra 380 e 400 milioni.

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Il credito bancario non è il mestiere di Vivibanca ma l’idea di diversificare rispetto al suo business originario è ben presente. «Abbiamo fatto qualche carotaggio – racconta il presidente Germano Turinetto – nel factoring e abbiamo deciso di specializzarci, escludendo i factoring industriali che sarebbe al di là della nostra portata. Puntiamo a nicchie di factoring internazionali, a fronte del fatto che ci sono esportatori esteri disposti ad assicurare i loro crediti con clienti italiani». Un mercato potenziale da 3-4 miliardi annui che interessa poco alle banche e che potrebbe rappresentare una occasione di crescita per la società. L’idea è sfruttare la liquidità per allargare il business, magari acquisendo società o rami d’impresa già attivi. E poi ci sono realtà come Banca Patrimoni, Azimut, Allianz corteggiano da tempo Vivibanca perché possa collocare i propri sistemi di web management e gestione patrimoniale, tanto che in autunno il management sta lavorando alla possibilità di poter collocare attività di gestione del risparmio per conto di altri.

Germano Turinetto. Presidente, è tra i fondatori della società

Nel biennio della pandemia, il settore del credito a lavoratori e famiglie ha funzionato in chiave anticiclica, «con un recupero di volumi quest’anno – spiega il presidente Turinetto – che ci riporta ai livelli della prepandemia. Per converso, c’è stato uno sviluppo intenso delle attività a distanza con i clienti e la stessa Autorità di Vigilanza ha smesso di contrastare questa modalità di lavoro, adeguando buone pratiche già messe in campo per le aziende». C’è da dire, aggiunge il direttore, «che lockdown e pandemia hanno accelerato la trasformazione digitale di Vivibanca e siamo stati tra gli antesignani della necessità di digitalizzare le procedure come ad esempio la firma del cliente, accelerando una trasformazione verso un modello paperless del settore del credito».

Efficenza, applicazioni di intelligenza artificiale, gestione del rischio operativo in chiave digitale sono alcuni degli ambiti nei quali Vivibanca ha accelerato la sua trasformazione verso un modello di banca snella e altamente specializzata. Con un modello di business che si basa da un lato sulla digitalizzazione dei servizi e dall’altra sulla rete di un centinaio di agenti operanti in tutta Italia.

I clienti Vivibanca possono chiedere su piattaforma il conteggio per l’estinzione del credito, ad esempio, o scegliere di parlare con gli agenti, una rete che si affianca alle due filiali dirette e ai cinque uffici commerciali. Nella sua storia Vivibanca, che mantiene il suo headquarter a Torino, ha portato a termine numerose acquisizioni consolidando per vie esterna il proprio business. La società ha acquisito il controllo della Cassa di Cento e ultimamente ha portato avanti un programma di acquisizioni, una mezza dozzina in tutto, da un minimo del 10% a un massimo del 40%, di quote nelle principali agenzie finanziarie che operano per Vivibanca sul territorio.

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