Interventi

Dalla Cina un aiuto responsabile per l’emergenza medica in italia

Il nostro paese può dare collaborazione internazionale per la cura della malattia

di Li Lifan

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(ANSA)

Il nostro paese può dare collaborazione internazionale per la cura della malattia


5' di lettura

I cinesi non hanno mai dimenticato che l’Italia aiutò la Cina a costruire diverse strutture di pronto soccorso nel 1988 e donò, subito dopo, attrezzature mediche per un valore di 3 milioni di dollari. All’epoca della Sars, nel 2003, quando la comunità internazionale si teneva alla larga dalla Cina, le aziende italiane investirono in attività nel nostro Paese. Nel 2008, quando il Paese fu sconvolto dal terremoto di Wenchuan, l’Italia fu uno dei primi Paesi a fornire assistenza per i soccorsi.

Dopo lo scoppio della pandemia di Covid-19, l’Italia è diventata il Paese più colpito in Europa. Di fronte alla brusca impennata dei casi, la capacità del sistema sanitario è messa a dura prova e c’è una grave scarsità di attrezzature mediche. Finora l’Italia dispone di 7.200 ventilatori, molti meno di quelli che servono per rispondere alle necessità di tanti pazienti in stato critico. Gli operatori sanitari in prima linea non riescono a gestire questo afflusso crescente di casi gravi.

Recentemente l’Italia ha richiesto l’invio di un’équipe medica cinese per farsi carico di alcune unità di terapia intensiva nel Nord Italia e in Europa si è discusso molto di questa cosa. La mia opinione è che la Cina, in quanto grande potenza, deve avere responsabilità internazionale e capacità di affrontare i rischi, quindi è giusto che faccia tutto quello che può per farsi carico di servizi di terapia intensiva e venire incontro alle aspettative dell’Italia, per le seguenti ragioni.

La prima è che le relazioni tra Italia e Cina recentemente sono molto buone. Al momento, la Cina ha inviato tre équipe mediche per aiutare l'Italia. La quarta, di circa 160 persone, arriverà in Italia questo fine settimana, con l’obiettivo di dare una mano a mettere in piedi un ospedale da campo nelle Marche. In questo contesto, le équipe mediche cinesi potranno partecipare a fondo alla battaglia contro l’epidemia in Italia, riflettendo con chiarezza le difficoltà che i due Paesi hanno dovuto affrontare insieme.

La seconda ragione è che la capacità di assistenza sanitaria di prima linea in Italia è relativamente limitata. C’è una seria carenza di posti di terapia intensiva e non c’è esperienza nel trattamento di queste nuove polmoniti da coronavirus. Sono quasi 5.600 gli operatori sanitari infettati, il 9% dei contagiati complessivi. Invece, gli operatori sanitari arrivati a Wuhan dalle altre province della Cina hanno avuto un tasso di infezioni pari quasi a zero e questo mostra chiaramente che le capacità di gestione e risposta della Cina possono rafforzare la fiducia degli operatori sanitari nella possibilità di sconfiggere questa malattia.

La terza ragione è che è necessario che il programma di trattamento della malattia sviluppato in Cina sia riconosciuto e verificato a livello internazionale. Come per le terapie della medicina tradizionale cinese, la soluzione cinese ha avuto successo in Cina, ma non è accettata internazionalmente. Oggi, a causa della limitata disponibilità di forniture mediche e personale, per i pazienti gravi c’è il rischio costante di essere abbandonati a sé stessi. In Cina, invece, il programma consisteva nel curare tutti fino in fondo. Questa tesi ha ricevuto il sostegno della maggior parte degli italiani ed è necessario promuoverla a livello internazionale.

La quarta ragione è che è urgente passare dall’assistenza internazionale all’assistenza medica internazionale.

Sono tre le équipe cinesi arrivate in Italia, ma al momento i medici cinesi non stanno gestendo nessun caso concreto. Assumersi fino in fondo la responsabilità di terapie intensive può riflettere il miglioramento del livello cinese e della capacità di curare pazienti di nazionalità diverse e incrementare la collaborazione con le controparti internazionali.

Bisogna dire che esistono ostacoli alla partecipazione della Cina alla presa in carico di una struttura di terapia intensiva internazionale. Innanzitutto, il numero di esperti cinesi venuti in Italia è relativamente limitato. Se prendessero in carico una terapia intensiva, rischierebbero di trovarsi sopraffatti dal compito. È necessario valutare passo passo il supporto di altre équipe mediche successive, come team di supporto, la successiva fornitura di materiali protettivi e l’assistenza di un gran numero di interpreti, tutte questioni complicate.

Il secondo ostacolo è che il personale medico cinese in Italia deve affrontare problemi come l’applicazione delle normative italiane. I medici cinesi possono partecipare legalmente alle terapie? Devono avere le abilitazioni italiane? I metodi di cura e le procedure nelle situazioni di emergenza sono diverse nei due Paesi e devono essere presi in considerazione vari piani di emergenza. Onestamente, l’unificazione e l’integrazione sono una questione piuttosto complicata.

Infine, c’è la necessità di far accettare i programmi cinesi da tutta la comunità internazionale. La società europea in generale è scettica sulle capacità di soccorso della Cina. La Germania ha teso la mano all’Italia: il 23 marzo la Sassonia ha accolto 6 pazienti di Covid-19 trasferiti dall’Italia; anche i medici russi stanno valutando l’idea di curare pazienti italiani.

Pertanto, se la Cina non riuscirà a passare velocemente alla cura diretta di pazienti in Italia, ma si limiterà a ispezioni e suggerimenti, finirà per accettare passivamente l’appello a una riorganizzazione del discorso di potenza occidentale e la messa in discussione del programma sanitario cinese.

L’epidemia globale non si ferma. Oltre all’Italia, molti Paesi in tutto il mondo si troveranno in una situazione di esaurimento delle risorse mediche. Le richieste di aiuto alla Cina aumenteranno in futuro.

Il trattamento di pazienti in stato critico è la migliore manifestazione della capacità di primo soccorso del Paese.

A Wuhan, i medici venuti da tutto il Paese hanno formato équipe per prendere in carico le terapie intensive degli ospedali locali e salvare un gran numero di pazienti in condizioni critiche, mostrando una competenza straordinaria. Perciò, su richiesta dell’Italia, alcuni medici dei servizi di emergenza e pneumologia con esperienza a Wuhan nella prevenzione e trattamento dei casi potranno partecipare alle cure di terapia intensiva nelle aree più colpite dell’Italia.

Da ultimo, si deve tenere conto della sincerità e dei bisogni urgenti dell’Italia a questo proposito. Qualunque cosa deciderà in seguito la Cina, tutte le parti attendono ansiosamente. Come menzionato nel vertice speciale del G20 che si è tenuto il 26 marzo, la Cina è pronta a rafforzare il coordinamento e la collaborazione con i Paesi europei. In futuro, porterà avanti progetti di cooperazione scientifica nel campo dei vaccini e dei medicinali. Rafforzerà la fiducia della comunità internazionale. Naturalmente, la Cina dovrà anche essere pronta a essere criticata e trattata come al solito. La Cina ha lo spirito giusto per assumersi rischi a livello internazionale, combattere le guerre internazionali contro queste malattie ignote e migliorare la sua capacità di curare le malattie a livello internazionale.

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