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Cina, Svezia e Iran: tutte le Banche centrali che pensano alla loro Libra

di Pierangelo Soldavini


Ecco la criptovaluta di Facebook: sarà una moneta globale?

3' di lettura

La più vicina a realizzare una valuta digitale potrebbe essere la Cina, che ha preso l’annuncio di Facebook come una sfida per arrivare al traguardo prima che nascesse Libra, se mai vedrà la luce. L’ultimo paese in ordine di tempo ad annunciare un progetto di digitalizzazione della propria moneta è il Rwanda. La provocazione lanciata da Jackson Hole dal governatore della Bank of England, Mark Carney, che ha proposto una supervaluta digitale come centro di un nuovo sistema finanziario mondiale che prenda il posto di quello incentrato sull’egemonia del dollaro, giunge in un mondo che sta già pensando, per motivazioni diverse, a soluzioni digitali alternative.

Il modello citato espressamente dal governatore inglese è quello di Libra, la criptovaluta lanciata da Facebook insieme a un gruppo di altri attori del mondo hi-tech e finanziario che ha come obiettivo proprio quello di creare un sistema globale che sia inclusivo ed efficiente. Ma che, agli occhi degli attori istituzionali, ha un grosso difetto: è una valuta privata e per di più in mano a un player già discusso come Facebook.

In realtà molte Banche centrali stanno lavorando a una valuta digitale, che sia cripto o meno: almeno il 70% delle 63 interpellate dalla Banca dei regolamenti internazionali per il suo recente report in materia.

Il renmimbi parallelo

Come nota il Fondo monetario internazionale in un rapporto di giugno il motivo principale per prendere in considerazione le monete digitali delle Banche centrali è la riduzione dei costi, l’aumento dell’efficienza nell’implementazione della politica monetaria, il contrasto della concorrenza delle criptovalute, la contendibilità del mercato dei pagamenti e l’offerta di uno strumento di pagamento privo di rischi. Questo vale soprattutto per le economie sviluppate, dove la netta riduzione del contante «spinge alla sperimentazione di strumenti alternativi per i pagamenti».

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È il caso della Cina, dove proprio a inizio agosto la People’s Bank of China (Pboc) ha detto di essere «quasi pronta» a partire con l’emissione della propria valuta digitale sovrana, la prima al mondo. Si tratterebbe di un sistema a due livelli in cui gli emittenti abilitati sarebbero sia la Banca centrale che le istituzioni finanziarie.

Alla stessa stregua anche la Svezia, altro paese quasi cashless, sta lavorando da più di due anni a un progetto di e-krona, per fornire un sostituto digitale del contante, garantito dallo Stato. Ma anche paesi digitali come Lituania ed Estonia hanno in cantiere progetti di valute digitali, in entrambi i casi basati su blockchain.

In stato di sviluppo avanzato è anche il progetto di Singapore, dove la Monetary Authority (Mas) ha avviato una sperimentazione con la Bank of Canada per il pagamento crossborder tra due sistemi valutari nazionali basati su blockchain. Anche Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno sperimentato un sistema di settlement tra i due Paesi.

Inclusione per paesi emergenti

Allo stesso tempo i Paesi con sistemi finanziari traballanti e con larga fascia della popolazione ancora esclusa dall’accesso al credito possono uitilizzare le valute digitali «come strumenti per migliorare l’inclusione finanziaria e supportare la digitalizzazione», stando a quanto sostiene l’Fmi. Esattamente come punta a fare Libra.

Così in India la legge che ha messo al bando le criptovalute abilita espressamente una rupia digitale, con corso legale, mentre l’Uruguay ha avviato un programma pilota per un e-peso per lo sviluppo di pagamenti istantanei via mobile. Stessa finalità hanno i progetti in Thailandia e alle Bahamas. Sempre finalizzato all’inclusione finanziaria e all’efficientamento è il progetto di Dubai.

Imminente potrebbe essere anche un’altra criptovaluta di Stato. Un anno fa, dopo che le sanzioni di Washington contro l’Iran, Teheran aveva annunciato i piani per il Crypto-Rial. Il mese scorso la Banca centrale iraniana ha detto di essere prossima all’emissione della criptovaluta nazionale, garantita dalle riserve aurifere del Paese. In questo casosarebbe un sistema per aggirare le sanzioni americane. Proprio come ha provato a fare, con alterne fortune, il Venezuela con l’emissione del Petro, a sua volta garantito dal petrolio . Anche in questo caso la criptovaluta si trasforma in un sistema per bypassare il blocco alle transazioni finanziarie imposto dall’esterno.

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