imprenditoria

Dalla conceria ai ristoranti, lo startupper dei menu digitali

di Alessia Maccaferri

3' di lettura

Poteva sedersi sugli allori, nella storica conceria di famiglia ad Arzignano. Ma da queste parti, più che altrove, l’intraprendenza, è fatto di famiglia, passa di generazione dopo generazione. Così Pietro Ruffoni, appena ventenne, ha deciso di fare la sua parte, tanto da apparire tra i 100 innovatori scelti da Forbes.
«Sono sempre stato una buona forchetta, mi piace assaggiare di tutto, senza problemi. Ma con broccoli, verze e cavoli proprio non ce la faccio. Eppure molte volte mi capitava il broccolo come contorno, perché non specificato nel menu. Così ho pensato: sarebbe bellissimo sapere tutti gli ingredienti di un piatto prima ancora di arrivare al ristorante e magari avere un menu personalizzato» racconta Ruffoni, che oggi a 23 anni guida Healthy Food,una srl con 12 persone e una ventina di consulenti esterni. Poi si è messo a studiare e ha intuito che quello delle esigenze alimentari, tra celiachia e semplici preferenze, era un trend in crescita. Lui in quel momento si era iscritto all’Università a Verona (Lingue per il Commercio) dopo aver frequentato il Liceo di Scienze applicate ad Arzignano. «A quel punto mi sono buttato nel progetto nel 2017. La mia famiglia mi ha supportato con entusiasmo e grazie alla collaborazione con un amico nutrizionista sono partito».
Nel giugno del 2019 ha lanciato la Carta di identità alimentare (Cia) un documento digitale gratuito, che le persone compilano online, possono stampare o scaricare mediante QrCode. Può essere consegnato al locale o alla struttura ricettiva prima dell’arrivo del cliente stesso. Contiene allergie, intolleranze e non preferenze come il broccolo. «Questo permette all’utente di avere una certa sicurezza e al ristoratore o all’albergatore di prepararsi per tempo con un servizio appropriato» spiega l’imprenditore. Intanto però l’intuizione del broccolo non lo abbandona e nel novembre del 2019 lancia MyCia, una app che ha raggiunto i 150mila download. L’applicazione offre una vetrina gratuita ai ristoratori : è un profilo su cui si può caricare il menu, il catalogo bevande, sconti e promozioni. Gli 80mila utenti possono invece filtrare i menu in base alle preferenze. «Poi dopo tre mesi è arrivato il Covid con i ristoranti chiusi e tutte le incertezze del caso. In quel momento non potevamo certo acquisire nuovi utenti» aggiunge Ruffoni. E come è successo con numerose startup, l’idea ha dovuto forzatamente prendere altre pieghe. In questo caso puntando al b2b con servizi a pagamento.«Abbiamo così introdotto, tra i primi in Italia, il menu digitale tradotto simultaneamente in 60 lingue. Con un vantaggio per i ristoratori, come l’abbattimento dei costi per la stampa e la traduzione e dei tempi: le modifiche al menu si possono gestire con l’app MyCia evitando figuracce con il cliente» spiega Ruffoni che così ha già digitalizzato 2.300 menu tra maggio e dicembre, accessibili da smartphone mediante link o scansionando QrCode.
Poi a ottobre Ruffoni ha aggiunto la funzione che permette al cliente, tramite QrCode, di ordinare e pagare dal menu digitale. «Abbiamo condotto diversi test abbiamo verificato che questo metodo velocizza la ristorazione con un coperto e mezzo in più rispetto al modello tradizionale. Con grande vantaggio soprattutto nelle città con ritmi veloci» aggiunge Ruffoni, che ha esteso il servizio al marketplace del delivery e del take-away: il locale che si autogestisce le consegne può veicolare il suo menu.«Abbiamo aderito anche all’iniziativa Solidarietà digitale del Governo per offrire i nostri servizi gratuiti per 30 giorni». I ristoratori presenti su MyCia sono già seimila di cui 2.500 hanno acquistato i servizi digitali. Ora Healthy Food è concentrata sul rafforzamento della community e ad estendere il business ai negozi alimentari. «Stiamo lavorando a un catalogo online, quasi un ecommerce privato, che il commerciante può usare sia per promuovere servizi saltafila per il takeway sia per vendere ovunque i propri prodotti in Italia». Il tutto tramite un link di accesso che può essere veicolato in qualsiasi modo. Inoltre tra febbraio e marzo si concentrerà la strategia marketing nelle cittadine con stabilimenti balneari, da Jesolo a Caorle.

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