ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùFocus Censis Confcooperative

Dalla cooperazione servizi di welfare per 7 milioni di persone

Le Cooperative danno lavoro a oltre 1,2 milioni di persone, il 61% donne, con 8 miliardi di export trainato dall’agroalimentare

di Giorgio Pogliotti

I numeri del Festival dell’Economia

3' di lettura

Nell’agroalimentare realizzano il 25% del Made in Italy; nel welfare erogano servizi a 7milioni di persone; nel credito le banche di credito cooperativo, le casse rurali rappresentano il 20% degli sportelli bancari; nella distribuzione al consumo e al dettaglio rappresentano un terzo del settore. Il 61% degli occupati è donna, la governance a guida femminile è pari al 26% delle cooperative, mentre negli altri modelli d'impresa non raggiunge il 16%. Con i workers buy out hanno fatto rinascere le imprese in default con i lavoratori diventati imprenditori di se stessi.

Oltre 1,2 milioni di occupati

Sono i numeri del focus Censis Confcooperative “L’economia del territorio: Cooperative “catena sociale del valore” presentato a Trento nell'ambito del Festival dell'Economia in un convegno con Daria de Pretis, vicepresidente della Corte Costituzionale, Maurizio Gardini, presidente Confcooperative, e Francesco Ianeselli sindaco di Trento. Le 50mila cooperative italiane hanno un fatturato che si aggira sui 135 miliardi e un'occupazione superiore a 1,2 milioni di persone. La realtà cooperativa italiana, sotto il profilo dell’occupazione e del fatturato, vede concentrato nel segmento più strutturato il 90,7% della loro forza lavoro e l'88% del fatturato nella dimensione dai 10 agli oltre 250 addetti, con un’incidenza maggiore, in questo segmento, rispetto a quanto accade se si prende l'intero aggregato delle imprese italiane. Nella classe con almeno 250 addetti, 600 cooperative producono in termini economici poco meno di 70 miliardi di euro e impiegano oltre mezzo milione di persone. L’export della cooperazione vale 8 miliardi, realizzati soprattutto con il contributo del settore agroalimentare.

Loading...

Nel settore c’è una diffusa la presenza di piccole strutture, se si guarda al numero delle imprese: il 72,5% appartiene alla classe fino a 9 addetti, occupando il 9,3% degli occupati complessivi della cooperazione e creando valore per il 12% del fatturato del movimento

«Occorre coniugare l’elemento solidaristico con quello imprenditoriale», ha ricordato Il sindaco Ianeselli sottolineando il «valore sociale del progetto delle cooperative di Trento che assumono persone licenziate, a pochi anni dalla pensione, per svolgere lavori di pubblica utilità», ma «il progetto sociale funziona se il lavoro è ben fatto, cosa che da noi è avvenuta, come possiamo vedere dalla qualità e dalla manutenzione delle nostre piste ciclabili».

Legame indissolubile tra Costituzione e cooperazione

La professoressa de Pretis ha sottolineato «il legame indissolubile» con la Costituzione evidenziato dall’articolo 45 con il quale i padri costituenti hanno sancito un riconoscimento costituzionale al ruolo della cooperazione. «Su questo articolo confluirono convintamente le tre anime della nostra assemblea Costituente, quella cattolica socialista e liberale- ha ricordato de Petris - . Oltre alle sentenze della Consulta, è importante l’autonomia delle stesse cooperative che devono vigilare su se stesse e sul rispetto della mutualità». De Petris ha richiamato il valore della solidarietà e della sussidiarietà: «I compiti pubblici possono essere svolti anche dai privati che si collegano al pubblico con un modulo di sussidiarietà orizzontale. L’interesse generale si persegue anche attraverso l’attività spontanea dei cittadini, e la cooperazione è lo strumento principe per realizzare questo percorso».

La lotta alle cooperative spurie non prioritaria per il Parlamento

Le intuizioni dei nostri padri costituenti, sono un segno della «straordinaria modernità» della nostra Costituzione secondo Gardini: «L’Articolo 45 chiamava cooperatori ad un impegno di ricostruire il Paese dalle macerie, nel credito, nell’agricoltura, nel lavoro, nel costruire oltre mezzo milione di abitazioni per chi non aveva una casa. Nel dar vita alla cooperazione sociale - ha aggiunto Gardini - che resta un pilastro del welfare, ed ha portato il volontariato a evolvere verso un modello d’impresa. Anche oggi abbiamo un Paese da ricostruire, le fratture sociali si sono allargate e la coesione sociale è a rischio».

Il presidente di Confcooerative ha puntato l’indice contro le «forme patologiche delle cooperative spurie» che «non aderendo alle centrali cooperative, si sottraggono alla nostra vigilanza come a quella del pubblico e sfuggono al censimento degli organi ispettivi». Ma Gardini non ha risparmiato critiche alla politica: «Abbiamo cercato di contrastare questa vera industria del crimine con un Ddl che è stato insabbiato nelle commissioni parlamentari. Evidentemente per il Parlamento non era una priorità».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti