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Dalla Cop26 un impegno sul metano: ora l’Europa deve fare la sua strategia

Il patto per la riduzione firmato da oltre cento Paesi per la causa di metà delle emissioni globali. Il nodo del controllo delle perdite

di Elena Comelli

Ap

4' di lettura

Alla Cop26 di Glasgow è stato raggiunto un accordo storico: il Global Methane Pledge, che punta alla riduzione di almeno il 30% delle emissioni globali di metano entro il 2030, rispetto ai livelli del 2020. Il metano, infatti, è un potente gas-serra, che nel breve periodo contribuisce in modo rilevante al surriscaldamento del pianeta.

Il nuovo patto, lanciato da Unione europea e Stati Uniti, è stato siglato da più di cento Paesi, che in totale sono responsabili di circa metà delle emissioni antropogeniche di metano. Una nota della Commissione Ue sottolinea che diverse organizzazioni filantropiche si sono impegnate a finanziare questa iniziativa sul metano con 328 milioni di dollari, che si aggiungeranno ai fondi stanziati da diverse banche e istituzioni finanziarie europee.

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L’accordo promosso da Stati Uniti e Unione europea riguarda le diverse fonti di emissione di CH4, tra cui: agricoltura e allevamenti, perdite da gasdotti e depositi di stoccaggio del gas, discariche e miniere abbandonate.

Effetto di lunga durata

Perché è così urgente ridurre le emissioni di gas metano? Il punto è che il metano ha un potenziale di riscaldamento globale circa 84 volte più alto della CO2 in un periodo di 20 anni. In altre parole, il metano nel breve termine ha un effetto serra molto più forte della CO2, anche se la permanenza del CH4 in atmosfera è molto più breve rispetto a quella della CO2 (centinaia di anni).

Le emissioni globali di metano stanno crescendo a un ritmo allarmante, tanto che nel 2019 hanno raggiunto il record di 596 milioni di tonnellate all'anno, secondo il Global Methane Budget, circa 50 milioni in più rispetto all'inizio del secolo.

In base all’ultimo rapporto dell’Ipcc, il metano di origine antropica è responsabile di un quarto dell’aumento delle temperature dall’epoca pre-industriale e quasi un terzo del surriscaldamento previsto nei prossimi decenni potrebbe essere evitato dimezzando le emissioni di metano causate dall’uomo, senza dover inventare nuove tecnologie o tagliare i consumi di energia.

Pertanto, diminuire velocemente e su vasta scala le emissioni di gas metano può contribuire in modo rilevante a contrastare la crisi climatica.Oltre metà delle emissioni globali di metano derivano dalle attività umane in tre settori: infrastrutture per i combustibili fossili (35%), discariche di rifiuti (20%), agricoltura e allevamento (40%), secondo un recente rapporto Unep-Climate and Clean Air Coalition.

Il nodo delle perdite

Proprio le infrastrutture del gas in Europa sono responsabili di notevoli perdite di metano in atmosfera, dovute a guasti, scarse manutenzioni degli impianti oppure alla pratica del venting (sfiato), che consiste nell’emissione volontaria e controllata di gas dai siti produttivi e di stoccaggio.

La Clean Air Task Force, organizzazione indipendente basata a Boston, ha documentato di recente queste emissioni di metano in oltre 150 siti industriali oil & gas in sette Paesi europei, Italia compresa, utilizzando una termocamera a infrarossi. Fra le perdite documentate da Clean Air Task Force, si segnalano alcune riprese effettuate proprio in Italia, in particolare il 6-7 e 18 aprile 2021 presso il terminale Gnl di Panigaglia e il 16-17 aprile presso il deposito sotterraneo di Minerbio, il più grande deposito italiano per lo stoccaggio di gas.

In entrambi i casi si parla di «rilevanti concentrazioni di metano» emesse tramite venting. Si parla anche di gas venting da un deposito sotterraneo di stoccaggio a Bordolano. In totale, sono oltre 20 i siti filmati in Italia da Clean Air Task Force. Le immagini, spiega una nota, dimostrano che le migliori pratiche industriali, finalizzate a evitare perdite di questo tipo, sono ignorate dalle aziende e dai regolatori nazionali lungo l'intera filiera produttiva e di trasporto-stoccaggio degli idrocarburi.

Da questa prima ricognizione è emerso che la maggior parte delle infrastrutture filmate rilasciava gas nell'atmosfera, anche se questo tipo di riprese non consentono di stimare la quantità di metano complessivamente emessa.

Utilizzando i dati satellitari ad alta risoluzione, invece, si possono calcolare con precisione anche i volumi delle emissioni di metano. Kayrros, una start-up francese, ha sviluppato uno strumento per rilevare con precisione le singole emissioni di metano dallo spazio: la piattaforma Kayrros Methane Watch viene ora utilizzata per monitorare le emissioni di metano lungo i gasdotti, ad esempio in Siberia, con volumi registrati fino a 300 tonnellate all’ora.

Una strategia per l’Europa

A fine 2021 la Commissione europea dovrebbe presentare la sua versione finale della strategia sul metano, volta a ridurre le emissioni di questo gas-serra. Per ora, la strategia Ue sul metano è incentrata sulla creazione di un osservatorio internazionale delle emissioni di metano con l'aiuto delle Nazioni Unite e dell'Agenzia internazionale per l'energia.

L'Unione europea emette la maggior parte del suo metano attraverso attività agricole (soprattutto per gli afflati delle mucche) o dai rifiuti. Ma poiché l'Ue è il maggiore importatore mondiale di gas, come sottolinea la Commissione, i riflettori sono puntati anche sull'industria dei combustibili fossili.

«L'energia è il settore in cui le emissioni possono essere ridotte il più rapidamente possibile con il minor costo», ha detto Kadri Simson, commissario europeo per l'Energia. L'Europa è in effetti l'unica regione del mondo ad avere ridotto le proprie emissioni di metano negli ultimi decenni, anche se non di molto, ma se si vuole centrare l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050, è necessario accelerare questa tendenza al ribasso.

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