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Dalla crisi del Peninsula a Scotland Yard: a Londra serviranno meno hotel ma più appartamenti

Umberto Salòn, il manager di Lema nel Regno Unito, racconta la trasformazione del mercato Real Estate dal punto di vista privilegiato del fornitore di arredi: «Si passa più tempo in casa, aumenta la spesa in design»

di Simone Filippetti

(Agf)

4' di lettura

Hanover Square è la tipica elegante piazzetta di Londra, con giardino, proprio dietro la maestosa Regent Street. Ma non potrebbero essere più agli antipodi: calma e poco trafficata, la piazza; rumorosa e affollata la via delle grandi boutique. In quell’angolo, il colosso alberghiero cinese Mandarin Oriental sta ristrutturando antiche palazzine per trasformarle un nuovo complesso di appartamenti a sei stelle. Lungo Victoria Street un immenso cantiere fiancheggia la grande arteria che porta a Westminster Abbey.

È uno degli angoli più famosi e immortalati di Londra: qui c’era la sede di New Scotland Yard, la polizia inglese, con la famosa insegna a triangolo ripresa in decine di film. L’intero isolato è stato raso al suolo: al suo posto sorgeranno anche lì appartamenti a sei stelle.

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Per tastare il polso del mercato immobiliare della capitale inglese, il più dinamico e costoso d’Europa, bisogna andare lungo King’s Road, la via dello shopping che parte da Sloane Square. A metà della strada affollata da centinaia di negozi e vetrine, c’è anche quella di Lema, marchio di arredo italiano. Dalla profonda Brianza all’eleganza di Chelsea famiglia Meroni, il design è la “proxy” del mercato immobiliare. Nata come mobiliere per cliente privati, a Londra Lema si è specializzata nel contract, curando gli interni dei migliori alberghi della capitale. Dopo aver costruito, servono sempre gli arredatori. Le forniture per hotel e grandi progetti immobiliari sono la seconda gamba.

Umberto Salon è il proconsole di Lema: è lui ha vinto la gara per arredare il Mandarin Oriental e Scotland Yard. Prima che il piccolo virus partito dalla Cina, congelasse il mondo, a Londra il mercato immobiliare viveva sugli alberghi: con oltre 30 milioni di turisti all'anno, tra stranieri da tutto il mondo più gli europei nel fine settimana, la domanda di ospitalità era in costante aumento. Londra era una grande Disneyland che muoveva un indotto da 22 miliardi di sterline: ai visitatori serve soprattutto un tetto dove dormire, alloggiare e mangiare.

L’apice di questo enorme economia del turismo è racchiuso nelle gru che si vedono vicino Hyde Park Corner. Sono i lavori del grandioso Peninsula Hotel: la catena asiatica di hotel da favola sta costruendo un gigantesco grattacielo che ospiterà il primo Peninsula a Londra. Un investimento monstre da 500 milioni di sterline, partito nel 2013, che ora è a rischio di non ripagare mai i suoi costi.

Come fornitori a valle del mercato, avete un punto di osservazione privilegiato sull’immobiliare. Cosa succede oggi a Londra?

Vediamo che il mercato immobiliare si sta riposizionando: più sulla nuova formula appartamenti di lusso, che hanno portineria, piscine, palestra e servizi da hotel, come quello a cui stiamo lavorando per Mandarin Oriental (che proprio l’anno scorso ha inaugurato un suo raffinatissimo hotel a Knightsbridge, riconvertendo un immobile storico, Ndr); rispetto agli alberghi. Quest’anno per tutti l’obiettivo è stato di resistere alla crisi, e superare le difficoltà immediate. Ma credo che nel 2021 ci sarà una ripresa, legata più al residenziale: la gente preferirà comprare o alloggiare in un appartamento che in un hotel

A Londra da mesi la maggior degli alberghi di alto livello sono chiusi da marzo: non hanno più riaperto perché riaprire per avere metà camere vuote costa di più che abbassare la saracinesca. Ci sarà ancora un mercato per i 5 e 6 stelle, come il progetto Peninsula?

Credo che i progetti già iniziati verranno portati termine, non foss'altro per non perdere i grossi investimenti già spesati. Ma non partiranno altri grandi progetti alberghieri nell’immediato futuro. Oggi servono appartamenti più grandi, per farsi l’ufficio in casa, che camere d’albergo.

La crisi immobiliare alberghiera colpisce indirettamente anche voi, che vivete di commesse…
Sì certo. Il settore dell'ospitalità ha avuto una contrazione. I grandi gruppi alberghieri, che muovono i mega progetti, hanno subìto pesanti batoste. Noi ci siamo adeguati allo shock, spingendo di più sulla clientela privata e sul residenziale. E alla fine dell’anno chiudiamo con una ripresa che di certo non copre nell’immediato tutto quanto perso ma che pone buone basi di sviluppo futuro con i clienti

Insomma un cambio cavallo in corsa: meno contract, più retail...

Ci siamo dovuti adattare. Abbiamo potenziato l’on-line per attrarre client, ma poi abbiamo organizzato appuntamenti in negozio. Non vendiamo solo un mobile, ma una sensazione, che ha bisogno del contatto fisico: l’arredo è anche un piacere personale. Se vince solo il modello Amazon, è la morte della società, del contatto. Con questa modalità mista online-negozio notiamo che sta aumentando la spesa per il design: si passa più tempo in casa e si ricercano prodotti più costosi

Anche qui si intravede un nuovo trend del mercato immobiliare

Nel medio termine, la gente viaggerà di meno, sia per affari, dove le riunioni si faranno via zoom; sia per turismo, per la crisi economica e per l'effetto psicologico che tarderà a essere riassorbito. Ci sarà un'onda lunga della pandemia e della crisi. Calerà la domanda alberghiera, ma allo stesso tempo salirà quella di abitazioni residenziali. E questo è per noi un’opportunità.


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