RITRATTO

Dalla crisi con la Francia all’apertura alla Cina: Di Maio conquista la Farnesina

Trentatré anni, il leader politico dei Cinque Stelle è stato il più giovane vicepresidente della Camera. Al governo con la Lega nell’esecutivo giallo verde, da vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, è stato impegnato in un spalla a spalla costante con Matteo Salvini. Con la caduta dell’esecutivo dopo lo strappo del leader del Carroccio, ha fatto alla fine un passo indietro sulla vicepresidenza: la mossa ha sbloccato la trattativa per la nascita di un esecutivo M5S-Pd

di Andrea Carli


Governo, Di Maio: bene passo indietro del Pd sui vicepremier

6' di lettura

Alla fine, per dirla con un gioco di parole, per il leader pentastellato Luigi Di Maio è un incarico da accettare “con diplomazia”, dopo che nelle ore che hanno preceduto la chiusura della trattativa per la nascita di un Conte bis sulla base di una maggioranza M5S-Pd, ha dovuto fare un passo indietro sulla vicepresidenza del Consiglio. Di Maio assume la guida del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione: lui che, per aver incontrato esponenti del movimento di protesta dei gilet gialli prima delle elezioni Europee, ha spinto la Francia a richiamare l’ambasciatore a Roma (la crisi con Parigi è poi rientrata). Il leader Cinque Stelle succede a Enzo Moavero Milanesi.


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Con Renzi e Salvini, ma più giovane degli altri due - ha 33 anni, contro i 44 dell’ex segretario del Pd e i 46 del leader leghista, Di Maio appartiene alla nuova leva di politici della seconda Repubblica - anche se lui, sull’onda della forte affermazione dei Cinque Stelle alle elezioni Politiche del marzo 2018 ha parlato di una “Terza Repubblica” dei cittadini -, che si è fatta strada dopo Tangentopoli, la crisi dei partiti e il ricambio generazionale che ne è seguito.

L’esperienza del Meetup di Pomigliano d’Arco
Nato ad Avellino ma cresciuto a Pomigliano d’Arco, dopo alcuni lavoretti tra cui anche lo steward allo stadio San Paolo nel 2007 apre il Meetup di Pomigliano. Passano tre anni e si candida a consigliere comunale nel suo comune, ma non passa. La svolta politica arriva quando, in occasione delle “elezioni parlamentarie” del MoVimento 5 Stelle, viene candidato online con 189 preferenze ed eletto alla Camera dei deputati per la circoscrizione Campania 1 al secondo posto nella lista del Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche del 2013.

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Il più giovane vicepresidente della Camera
Un altro passaggio fondamentale nel suo percorso politico avviene il 21 marzo di quell’anno, quando diventa vicepresidente della Camera dei Deputati: è il più giovane vicepresidente di Montecitorio nella storia della Repubblica. La funzione dal forte profilo istituzionale lo pone immediatamente sotto i riflettori, il suo diventa uno dei volti più rappresentativi dei pentastellati. Nel 2014 entra a far parte del “direttorio” del MoVimento, strumento di raccordo tra il vertice e i parlamentari Cinque Stelle.

Per Forbes è tra i trenta under trenta più influenti d’Europa
Nel 2016, viene inserito dalla rivista Forbes tra i trenta under 30 più influenti d’Europa. Nel settembre del 2017 si candida alle elezioni primarie per scegliere il candidato premier e capo politico del Movimento 5 Stelle. Vince: ottiene 30.936 voti, l’82% circa dei votanti.

Il boom pentastellato alle Politiche del marzo 2018
Alle Politiche del 4 marzo 2018, che registrano una forte affermazione dei Cinque Stelle e, nell’ambito del centrodestra, della Lega capitanata da Matteo Salvini, Di Maio ottiene 95.219 voti (63,41%) al collegio uninominale di Acerra, venendo così eletto per la seconda volta alla Camera. Dopo 89 giorni dalle elezioni, un primo tentativo naufragato sul nome di Paolo Savona (attuale presidente Consob) all’Economia e un passaggio dell’economista Carlo Cottarelli a Palazzo Chigi, grillini e leghisti trovano la quadra su nome di Giuseppe Conte.

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Nasce il governo giallo verde
A giugno 2018 giura l’esecutivo Cinque Stelle -Lega presieduto dal professore di diritto privato. Di Maio è vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro. Alla base c’è un inedito contratto per un “governo del cambiamento” a doppia firma Lega e Movimento 5 stelle. Comincia per Di Maio un spalla a spalla continuo e asfissiante con l’altro vicepremier Matteo Salvini, a cominciare dalle misure care alle due forze politiche azioniste di maggioranza nell’esecutivo giallo verde: il reddito di cittadinanza per i pentastellati, e il superamento della riforma Fornero tramite quota 100 per i leghisti.

Un anno sull’ottovolante con l’alleato leghista
A un anno dalla nascita dell’esecutivo M5S-Lega, un anno sull’ottovolante, Salvini e Di Maio sembrano separati in casa. La sintonia è sparita, le tensioni quotidiane e le bordate esplicite. Le distanze sono sostanziali: dalla Tav, regina di divisioni tra il popolo del sì (Lega) e quello del no (M5s), all’immigrazione segnata dalle differenze sui porti chiusi (mantra del ministro dell’Interno) o aperti. Ai ferri corti si arriva con il caso Siri, sottosegretario della Lega indagato per corruzione che alla fine, anche su pressing pentastellato, sarà costretto a fare un passo indietro e a dimettersi.

L’incontro con i gilet gialli: è crisi diplomatica con la Francia
A febbraio, a caccia di intese in vista delle Elezioni europee che si terranno tre mesi dopo, con Alessandro Di Battista Di Maio incontra a Montargis, un centinaio di chilometri a sud di Parigi, Christof Chalencon, uno dei più estremisti tra i leader movimento di protesta “gilet gialli”. L’Eliseo non apprezza. È la goccia che fa traboccare il vaso. Tra Italia e Francia è crisi diplomatica, la più grave dai tempi della Seconda guerra mondiale. Il 7 febbraio il presidente Macron richiama l’ambasciatore a Roma per consultazioni. Christian Masset farà ritorno dopo nove giorni di assenza da Palazzo Farnese.

Il flop M5S alle Europee e la conferma a capo politico
Le elezioni Europee del 26 maggio non fanno che aumentare le divisioni tra Di Maio e Salvini: le urne sanciscono il boom del Carroccio e il flop dell’alleato. Quattro giorni dopo, con una percentuale bulgara - l’80% delle preferenze sulla piattaforma Rousseau - Di Maio è confermato capo politico del Movimento con 44.849 a favore e 11.278 contro su 56 mila votanti. La riconferma è data per scontata. «Un record assoluto di partecipazione» sono le sue parole. Il 25 luglio i 100mila iscritti alla piattaforma Rousseau votano online la nuova organizzazione del M5S annunciata dal leader politico. Un nuovo assetto del MoVimento che si sviluppa sulla base di “Mandato zero” per i consiglieri comunali, “facilitatori” nazionali e struttura regionale, possibilità di stringere alleanze con liste civiche a livello locale. In pieno agosto il tavolo con la Lega salta.

La crisi di governo e la strategia del doppio forno
Il Carroccio deposita al Senato una mozione di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio Conte. Di Maio è spiazzato dalla decisione di Salvini. Il premier interviene in aula al Senato, attacca il ministro dell’Interno, sale al Colle e rassegna le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato. Si apre la crisi, e con essa la trattativa tra M5S e Pd per un Conte bis, un esecutivo giallo rosso. Di Maio mette in campo la strategia dei due forni: dialogo con i Dem ma anche con la Lega. Salvini arriva a offrirgli la presidenza del Consiglio in un nuovo governo giallo verde. Il segretario Dem Nicola Zingaretti pone come condizione per il prosieguo della trattativa che Di Maio interrompa la trattativa con la Lega. Nei giorni successivi chiede per sé la poltrona di vicepremier, oltre a un ministero. La trattativa frena.

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Il passo indietro sul ruolo di vicepremier
Alla fine la mossa di Dario Franceschini, che rinuncia al vicepremier in quota Pd, fa ripartire il dialogo: Di Maio annuncia su Facebook che, dopo il passo indietro della controparte, il nodo vicepremier non esiste più, perché anche lui considera quell’incarico, a quel punto, non più imprescindibile. La piattaforma Rousseau dà il via libera all’abbraccio tra Cinque Stelle e Partito democratico.

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Arriva la guida della Farnesina
Dopo vertici su vertici tra la delegazione Pd, quella pentastellata e il premier incaricato dal Presidente della Repubblica Giuseppe Conte, si trova la quadra sulla squadra di governo. Di Maio ministro degli Affari esteri. Un incarico di rilievo per lui, ma la vicepresidenza del nuovo governo è sfumata. Il leader pentastellato deve accettare il verdetto uscito dal tavolo della trattativa.

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Il pressing per l’adesione dell’Italia alle Nuove vie della Seta
Di Maio assume la guida delle feluche. Porta in dote quel memorandum d’intesa con la Cina nell’ambito del progetto delle Nuove vie della Seta, sottoscritto a marzo con il presidente Xi Jinping, sull’opportunità del quale non ha mai avuto dubbi (a differenza dell’alleato di allora). Intanto gli Usa osservano. Servirà molta diplomazia, quella che nella gestione del caso gilet gialli sembrerebbe mancata.

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