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Dalla farmaceutica al commercio cresce l’esercito delle start up

Infocamere

di Valentina Saini

3' di lettura

Nel 2013 le startup innovative nel Nordest erano 259; è passato quasi un decennio, e tra Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto le startup sono ora 1.685.

Un dato importante, che certifica la capacità del territorio di innovare e costruire nuovi percorsi di sviluppo. Secondo i dati Infocamere, le startup innovative operano soprattutto nel settore dei servizi, che più di altri è stato investito dalla rivoluzione digitale. Quasi un terzo vengono fondate da giovani, donne e/o stranieri: un elemento che la dice lunga sulle energie vive e le effervescenze del nordest.

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È guidata da una donna Sibylla Biotech, che «si occupa della ricerca e dello sviluppo di nuove molecole che possono diventare farmaci contro malattie oggi ritenute incurabili» spiega Lidia Pieri, ad e cofondatrice. «Lo facciamo reinventando la ricerca aprendo la strada all’uso di nuovi bersagli farmacologici prima inaccessibili. Questo approccio è stato reso possibile da una ricerca multidisciplinare in sinergia tra fisica teorica, biologia, chimica farmaceutica».

Sibylla Biotech è nata nel 2017 come spin-off delle Università di Perugia e di Trento, e dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN), e oggi Pieri si divide tra Verona e Trento. Le cose stanno andando bene: è notizia di pochi giorni fa che l’azienda ha chiuso un round di serie A da 23 milioni di euro guidato dal belga V-Bio Ventures con la partecipazione di altre realtà di peso: Seroba Life Sciences, 3B Future Health Fund, Claris Ventures, CDP Venture Capital con Evolution Fund, VI Partners, Indaco Venture Partners, Vertis SGR.

Dall’alto vicentino viene Commercio.network; nata nel 2018 come srl startup innovativa, trasformata in spa a ottobre 2021, «è un progetto che mette insieme persone e aziende innovative per risolvere il grande problema, e la grande opportunità, della digital transformation; ci si basa sulla tecnologia abilitante della blockchain ma in modo pratico, interoperabile, 100% open-source e legalmente vincolante» dice Enrico Talin, fondatore e presidente dell'azienda. Fatturato di un milione di euro nel 2021, quattro dipendenti e quindici collaboratori esterni, è una realtà che ha grinta, Commercio.network; negli anni, spiega il ceo Massimo Comin, sono riusciti a costruire un vero e proprio ecosistema, coinvolgendo «novanta aziende, sia in Italia che all'estero, tra le più importanti del settore IT, che operano come nodi validatori».

Si colloca alla frontiera dell’innovazione pure CTS H2, che però sta in Friuli, a Brugnera, nel pordenonese. Spiega l'ad Daniele Verardo: «Le nostre soluzioni permettono di ripensare il processo di produzione, stoccaggio, recupero e riuso dell’energia rinnovabile autoprodotta. Il tutto grazie all’idrogeno, veicolo energetico ideale per sviluppare sistemi autosufficienti e integrati per l'utilizzo e lo stoccaggio di energia autoprodotta». La startup è nata nell’estate 2019, ma il team ha molta esperienza e il fatturato supererà a breve il milione di euro. «Vogliamo diventare un player importante per sistemi a basso consumo, sostenibili e a impatto zero quanto a emissioni di CO2, proponendo una soluzione al problema dell'accumulo dell’energia prodotta ma non consumata subito – nota Verardo. – Ricaviamo l’energia necessaria al fabbisogno elettrico e termico da semplice acqua piovana e dal sole».

La start up bene si inserisce nella visione della regione Friuli Venezia Giulia, che punta molto sull’economia dell’idrogeno.

Altra caratteristica delle imprese innovative è la capacità di far leva sulle specificità territoriali. Come fa la trentina Motorialab, che crea «sistemi digitali per migliorare la sicurezza delle persone in montagna – spiega il CEO Riccardo De Filippi –. In sostanza vuol dire fare software per raccogliere dati in un database e sulla base di questi dati sviluppare strumenti di Intelligenza Artificiale per migliorare la sicurezza delle persone».

Il loro primo prodotto è Safe, un sistema usato «dai resort sciistici per migliorare la sicurezza degli sciatori. Comprende una app usata dai soccorritori per geolocalizzare i dati dei soccorsi sulle piste. Sui dati raccolti costruiamo modelli di IA per prevenire e ridurre gli infortuni degli sciatori».

Durante la scorsa stagione con Safe sono stati georiferiti e documentati, assicura De Filippi, «il 70% dei soccorsi sulle piste italiane».

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