EXPORT

Dalla Francia al Canada: ecco le rotte del design made in Italy

di Chiara Bussi


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(Adobe Stock)

3' di lettura

Il design è una delle eccellenze che rendono l’Italia famosa nel mondo, con esportazioni che nel 2018 hanno sfiorato i 22 miliardi. Ma dove vanno le perle del made in Italy? A fornire la risposta è la mappa elaborata dalla Camera di Commercio di Milano Monza e Brianza Lodi e Promos Italia.

Effetto Brexit mentre avanzano Cina, Australia e Giappone ed è crescita a doppia cifra in Canada
La prima destinazione, come noto, è la Francia, dove le vendite dei nostri prodotti sono aumentate nel 2018 dello 0,5% a quota 3,057 miliardi. Sul podio salgono anche gli Usa, con un export in crescita del 6,3% a 2,2 miliardi e la Svizzera con poco più di 2 miliardi.

E poi? La quarta destinazione è la Germania. Qui, dove per il momento non si intravedono ancora gli effetti del rallentamento dell’economia, le vendite del design sono cresciute lo scorso anno del 4,6 per cento. Quello che invece si è già fatto sentire è l’impatto dei negoziati sulla Brexit. Il Regno Unito è il quinto partner commerciale per il design italiano ma il 2018 si è chiuso con un calo dell'export dell'1,9 per cento. Avanzano invece la Cina (al nono posto con un aumento delle vendite del 4,7%), l’Australia (18esima con +6,6%) e il Giappone (al 19esimo posto con +5,5%). A segnare il balzo più significativo è stato il Canada: +14,4% che ha guadagnato la 14esima posizione. Rallentano invece Emirati Arabi (-15,9%) e Turchia (-11,2%).

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Restringendo il focus sui singoli comparti si scopre che in Francia vanno forte i prodotti in vetro (+4,8%) e i mobili per la cucina (+5,9% rispetto al 2017). Ma in quest'ultimo segmento la vera sorpresa è la Corea del Sud, una delle nuove méte del design italiano, dove le esportazioni delle cucine made in Italy nel 2018 sono passate da 3 a 11,8 milioni. In Cina la vera passione è il divano, con vendite in accelerazione del 18% rispetto all’anno precedente. L'arredo domestico made in Italy (interno ed esterno) piace sempre di più negli Usa, che si posizionano al primo posto con esportazioni in aumento del 14,5 per cento. In Australia hanno invece successo i prodotti di illuminazione delle aziende italiane, con vendite in crescita del 31 per cento.

La Grecia, dopo 8 anni di aiuti targati Ue e Fmi abbinati a una cura lacrime e sangue, sta lentamente risollevando la testa. Lo provano i segni positivi delle nostre esportazioni nel Paese, in particolare l'arredo domestico (+37% rispetto al 2017) e le sedie (+25,5%). Il peso rispetto alle esportazioni totali supera di poco l'1%, ma è un segnale di riscatto.

Il materasso made in Italy piace invece particolarmente in Olanda, dove nel 2018 le vendite sono aumentate del 101% a quota 6,7 milioni. I mobili per ufficio hanno invece particolare successo in Norvegia: qui le esportazioni sono passate da 2,6 a 5,4 milioni di euro.

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Le province esportatrici
Fin qui la mappa delle destinazioni più gettonate. Da dove partono invece le eccellenze del made in Italy? Secondo la mappa elaborata dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Promos Italia su dati Istat i maggiori esportatori italiani del design sono Treviso, Alessandria e Arezzo, ciascuna con una quota pari a circa il 10% del totale. A conti fatti, inoltre, un quarto dell’export del settore proviene dalla Lombardia.

Restringendo il focus sui singoli comparti Treviso è prima sui mobili, seguita da Monza e Brianza, Milano primeggia per l’illuminazione e per i prodotti in vetro, Alessandra per la gioielleria e le pietre preziose lavorate. Il 2018 ha portato uno scatto in avanti per Como nel segmento dei mobili (+8,5%), Lecco per i gioielli (+36,8%), Arezzo per i prodotti in vetro e Mantova per i prodotti in porcellana e ceramica con vendite all'estero passate da 11,9 a 38,2 milioni.

«Il design – sottolinea Alessandro Gelli, direttore di Promos Italia – si conferma un settore trainante per il made in Italy nel mondo. Un comparto che grazie alla sua variegata gamma di prodotti è radicato su tutto il territorio nazionale. È inoltre significativo il fatto che le prime tre province per volumi di export siano realtà distanti e molto diverse tra loro».

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