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Dalla Francia alla Gran Bretagna, ecco dove la legge è intervenuta sui rave-party

Per garantire il più possibile una dinamica controllata sono stati individuati requisiti minimi di volta in volta da rispettare

di Nicola Barone

Rave party, Piantedosi: "Nessuna estensione della norma"

4' di lettura

Di fronte ai frequenti incidenti e alla larga diffusione documentata di droga durante le mega feste dei giovani che ballano musica martellante per giorni interi, in luoghi dimenticati, i rave sono finiti nel mirino delle autorità politiche di mezzo mondo a partire dagli anni Novanta. Per garantire il più possibile una dinamica controllata sono stati individuati requisiti minimi di volta in volta da rispettare, spesso tra le proteste dei ravers. In Italia i partiti di centrodestra, Lega e FdI in special modo, hanno fatto dei raduni uno dei propri bersagli già nelle scorse legislature, depositando proposte di legge di tenore ancora più duro.

Gran Bretagna

Nel luogo dove il fenomeno è sostanzialmente venuto fuori con forza un rave è illegale quando 20 o più persone si riuniscono ascoltando musica «con un ritmo ripetitivo» a un volume così forte da causare «gravi disagi agli abitanti della località». Del 1990 è l’Entertainments (Increased Penalties) Act che prevede multe fino a 20 mila sterline per aver ospitato rave o feste illegali. Ma la legge fondamentale in materia è il Criminal Justice and Public Order Act (1994), che ha dato nuovi poteri di intervento alle forze dell’ordine, come quello di fermare veicoli entro il raggio di 8 chilometri e allontanarli, oltre al sequestro delle attrezzature. Inoltre, viene considerato reato il mancato allontanamento dopo l’intervento della polizia.

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Francia

A seguito delle restrizioni inglesi è stata la Francia il centro del movimento rave in Europa. Sin dalle prime avvisaglie i sindaci di destra hanno condotto una vera e propria crociata anti-rave, con l’appoggio di molti amministratori locali di sinistra. Secondo le norme vigenti i raduni devono essere dichiarati alle autorità locali almeno un mese prima. Se il numero previsto di partecipanti è inferiore a 500, basta l’autorizzazione del sindaco, diversamente bisogna rivolgersi al prefetto. Sindaco e prefetto possono vietare o sciogliere i raduni in corso che non presentino garanzie di sicurezza, le forze dell’ordine possono sequestrare il materiale di amplificazione o i mezzi che lo trasportano e successivamente confiscarlo su decisione del giudice. L’uso della forza pubblica è possibile se il raduno non è stato autorizzato o è stato espressamente vietato. Tale soluzione estrema viene però applicata soltanto se il rave presenta rischi eccezionali. Gli organizzatori di rave vietati possono incorrere in pene fino a 6 mesi di carcere e 4.500 euro di ammenda, mentre i partecipanti non sono penalmente perseguibili. Se il prefetto ha espressamente vietato di partecipare, si può incorrere al massimo in una multa di 38 euro.

Germania

L’ambito normativo varia da luogo a luogo essendo l’organizzazione statuale decentrata. Una festa di musica che non sia privata deve essere anticipatamente dichiarato alle autorità locali, con un responsabile, il rispetto di sicurezza e igiene, senza disturbare la quiete pubblica. Le polizie locali possono intervenire se non vengono rispettate le regole. A Berlino, capitale della musica techno, molti grandi rave sono ormai legali. I rave spontanei e i cosiddetti “open air” sono ancora molto comuni e spesso tollerati. Da tempo la Club-Commission, che rappresenta la scena dei club di Berlino, ha dato vita all’iniziativa “Free Open Air Initiative” per discutere e sviluppare sia una regolamentazione sia un’espressione libera di manifestazioni musicali all’aperto, con l’individuazione di spazi adeguati in collaborazione con la città.

Spagna

In generale, norme e sanzioni dipendono da leggi statali, regionali o locali riguardanti, principalmente, la regolazione di eventi o attività ricreative, l’occupazione di proprietà privata, il rispetto di misure sanitarie, il consumo di sostanze e la tutela dell’ambiente. Eventuali irregolarità nei rave non autorizzati sono, in genere, sanzionabili con multe. Possesso di stupefacenti, infrazioni stradali, violazione di norme sanitarie e disobbedienza alle autorità sono alcuni degli illeciti riscontrati dalle autorità in alcuni episodi recenti. In alcuni casi si è arrivati a una decina di arresti, ma non per motivi direttamente legati all’organizzazione o partecipazione a feste illegali, bensì per reati «contro la salute pubblica», traffico di droga o «resistenza a pubblico ufficiale».

Belgio e Olanda

Per poter organizzare un rave legale servono permessi che devono essere rilasciati dalle autorità municipali. Le polizie di Olanda e Belgio, in mancanza di una norma univoca, sembrano avere un approccio dettato caso per caso: intervengono e sanzionano (o tentano di sanzionare) i partecipanti alle feste illegali sulla base delle infrazioni eventualmente commesse, come l’uso di stupefacenti o la violazione della proprietà privata. L’obiettivo è ad ogni modo prevenire poiché i party sono molto difficili da interrompere una volta iniziati e si cerca di negoziare con gli organizzatori. Le norme prevedono la confisca degli impianti audio e ammende di varie entità e seconda dei Paesi (e delle regioni) sia per i responsabili delle feste sia per chi vi prende parte.

Stati Uniti

I rave, molto diffusi, sono equiparabili ai concerti e quindi sono legali purché rispettino una serie di requisiti: una “business license” (una licenza commerciale), un’autorizzazione per l’evento da parte della città competente, un permesso del proprietario del luogo in cui si tiene, una polizza di assicurazione e i moduli per la riscossione delle tasse sui biglietti. Il dj deve inoltre avere gli appropriati diritti per far ascoltare i brani musicali. Il rave sconfina nell’illegalità quando è improvvisato con l’occupazione non autorizzata di edifici, gli allacci elettrici abusivi, la presenza di droga (tranne la marijuana dove consentita) e il volume troppo alto: tutte circostanze che costituiscono singoli reati perseguibili dalle forze dell’ordine.

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