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Dalla frutta al latte, le cooperative tornano protagoniste nell’agroalimentare

I produttori si alleano per essere più forti nel trattare con la grande distribuzione. I casi Orogel, Conserve Italia, Granarolo e Op

di Giorgio dell'Orefice

L’ortofrutta è ra i settori con il maggior numero di adesioni a cooperative

3' di lettura

Sarà che il verbo “cooperare” è stato invocato di recente anche dal premier Mario Draghi come una necessità da praticare persino con i dittatori, di fatto, nel settore agroalimentare in Italia la cooperazione sta conoscendo in epoca di pandemia un rinnovato e inaspettato appeal. Da Nord a Sud dal vino all’ortofrutta, dal settore biologico a quello lattiero caseario fino allo zucchero i produttori agricoli stanno riscoprendo il fascino ma soprattutto la rete di sicurezze legata al vincolo cooperativo.

Le ragioni sono molteplici. In primo luogo la certezza di una remunerazione, talvolta inferiore ai valori in passato spuntati sul mercato, ma certa. Un aspetto non di poco conto in un anno che ha visto a causa della chiusura del canale horeca (bar e ristoranti) molti segmenti produttivi, dal vino ai prodotti di qualità, dalla pesca all’ortofrutta, soffrire per il forte ridimensionamento di uno sbocco di mercato che per molte imprese è spesso esclusivo. Ma soprattutto la capacità di aggregazione dell’offerta della cooperazione ha consentito un maggior potere contrattuale nei confronti della grande distribuzione, sbocco chiave nei mesi della pandemia.

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La forza nell’ortofrutta

Tra i settori nei quali si registra il maggior numero di adesioni c’è l’ortofrutta, comparto che già prima della pandemia aveva vissuto stagioni difficili a causa delle avversità atmosferiche e del flagello della cimice asiatica. Un caso eloquente è quello di Orogel, cooperativa specializzata nella lavorazione del congelato.

«Attualmente Orogel conta 1.600 soci – spiegano ad Alleanza delle cooperative agroalimentari – e riceve continuamente richieste di ingresso da produttori soprattutto di Emilia Romagna, Veneto, Basilicata e Puglia. Tra le ragioni di questa corsa la certezza del reddito e anche la sua misura visto che quest’anno per la pandemia Orogel ha deciso di riconoscere ai soci una maggiorazione dell’1,5% per venire incontro alle loro difficoltà. Ma anche il fondo ad hoc messo a punto da Orogel per far fronte a mancanze di prodotto a causa di gelate o calamità naturali e che garantisce ai soci almeno una percentuale del conferimento medio registrato per coltura e areale».

Sempre nel settore ortofrutticolo Conserve Italia, il Gruppo conserviero bolognese sta espandendo la propria base sociale nel Salento dove c’è interesse dei produttori alla coltivazione del pomodoro da industria all’interno di una filiera cooperativa capace di collocare il prodotto con marchi di primo piano come Cirio e Valfrutta.

Latte e biologico

Altro pezzo da 90 del mondo cooperativo e che sta continuando a rafforzarsi è Granarolo. «Molti allevamenti del Nord – spiegano a Granarolo – chiedono di entrare in cooperativa. Solo lo scorso anno abbiamo registrato l’ingresso nella nostra coop Granlatte di 50 nuovi soci del Friuli Venezia Giulia».

Ad essere coinvolto anche uno dei settori con le maggiori prospettive di crescita, quello delle produzioni biologiche. È il caso della Op marchigiana Montebello che conferisce i cereali alla coop pioniera del settore bio in Italia: Girolomoni. «La nostra coop – spiega il vicepresidente Francesco Torriani – ha oggi raggiunto quota 290 produttori dai 50 di appena qualche anno fa. Solo nell’ultimo anno abbiamo registrato una crescita del 30% e siamo stati costretti a rallentare nuovi ingressi».

La rivincita del vino

E poi naturalmente c’è il vino, comparto nel quale la cooperazione copre il 58% della produzione italiana e conta almeno quattro tra le prime aziende italiane per fatturato (Giv-Cantine Riunite, Caviro, Cavit e Mezzocorona). La cooperazione vitivinicola nel complesso ha chiuso il difficile 2020 con fatturato in crescita dell’1% ed export aumentato del 3% contro il -2,4% del vino italiano.

«Dalle nostre parti anche in un anno come quello del Covid – spiega il presidente di Fedagri Emilia Romagna, Carlo Piccinini – la viticoltura è in crescita. E questo a causa dell’ingresso nel settore di produttori ortofrutticoli penalizzati dal maltempo o dalla cimice asiatica. Di fatto le cantine cooperative emiliano romagnole (che gestiscono il 70% delle uve prodotte in Regione con punte del 90% nel Lambrusco) stanno ricevendo molteplici richieste di adesione che spesso non riescono neanche ad accettare». E un trend analogo è stato riscontrato nell’ultimo anno anche da diverse cantine sociali del trevigiano in Veneto, del Salento e del Gargano in Puglia.

Il valore aggiunto dei servizi

«La cooperazione è aggregazione dell’offerta e ha dimostrato di riuscire a valorizzare le produzioni in Italia o all’estero anche in un anno critico come quello della pandemia – commenta il presidente di Alleanza coop agroalimentare, Giorgio Mercuri -. Ma il rinnovato appeal delle coop non è solo legato al ruolo di mercato. Forniamo strumenti di garanzia, consulenza in campo e burocratica alle imprese. Inoltre la cooperazione da sempre riassume dentro di se le intere filiere. Per questo, sono convinto che nel momento in cui per lo futuro del comparto si intende puntare sui contratti e sugli accordi di filiera le cooperative continueranno a essere un punto di riferimento anche in futuro».

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