nuovi trend

Dalla generazione Z fino alla Silver, tutti gli indizi sul futuro

di Giulia Crivelli

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(REUTERS)


3' di lettura

Come ci vestiremo in futuro? Dipende da cosa si intende per futuro: per la primavera-estate che sta per iniziare qualche indicazione si trova in questo speciale, accanto a spunti per guardare a un orizzonte più lungo, mentre a Milano moda donna (da oggi al 24 febbraio) in passerella e negli showroom è protagonista l’autunno-inverno 20-21.

È vero che la moda si rinnova continuamente (e le stagioni forse non esistono più), ma è altrettanto vero che, come in ogni industria, occorre fare previsioni, avere visioni, attuare strategie. Primo, perché ogni abitante di questo pianeta, salvo rarissime eccezioni, avrà sempre bisogno di vestirsi. Secondo, perché l’industria della moda – in particolare in Italia – rappresenta un volano economico, oltre che di immagine, per il nostro Paese. Angelo Flaccavento dà conto delle pennellate che compongono l’attuale quadro stilistico, che potrebbe avere un titolo: il pret-à-porter riconquista la sua pratica eleganza e abbandona gli eccessi da passerella. I dati economici complessivi e di settore (calzature, borse, tessuti) raccontano di una filiera complessa, unica al mondo, che resiste a tutto grazie all’export, ma sulla quale pesano le incognite geopolitiche.

Poi ci sono i grandi temi che fanno da ponte verso il futuro: la sostenibilità, la crescente importanza della diversità – anche fisica – di cui deve tener conto la moda e, last but not least, le pantere grigie. Potremmo definire così le donne che hanno superato i 60 anni con un rinnovato piacere della cura di sé e del vestire. Generazione da trattare con cura: ha buone disponibilità economiche ma non vuole sentire parlare di anzianità. È a queste donne (e uomini, visto che, come abbiamo documentato in occasione della settimana della moda maschile di gennaio, il comparto uomo cresce più rapidamente) che uffici stile e aziende devono guardare. Con un occhio, perché con l’altro va osservata la generazione Z, quella di Greta. Senza distogliere lo sguardo da tutte le persone che stanno in mezzo a questi estremi, come i Millennial e la generazione X. Anche da loro sono arrivate – e forse arriveranno – sorprese. Quasi tutte positive per la moda.

Leggenda metropolitana narra che Mark Zuckerberg continui a indossare anonime T-shirt con taschino solo nella Silicon Valley. Lontano da riflettori e web cam, il fondatore di Facebook (e la consorte) avrebbero scoperto il piacere di abiti e accessori sartoriali, con massima soddisfazione di alcuni marchi italiani. Greta Thunberg, 17 anni appena compiuti, dice di non comprare niente. Ma la sua quasi coetanea Billie Eilish, trionfatrice dei Grammy Awards, si è presentata ai più importanti premi musicali dell’anno vestita Gucci, forse il brand più in sintonia con l’attuale Zeitgeist. Ossia camaleontico, in grado di soddisfare persino il bizzarro senso estetico della diciottenne cantautrice, che non sembra il tipo da farsi dettare il look da chicchessia, fosse anche la stylist più famosa di Hollywood.

Abbandonato per sempre il total look e forse pure il power dressing celebrato da film come Una donna in carriera o, nella vita reale, da Carly Fiorina, per anni ceo di Hewlett Packard, o Christine Lagarde, ex numero uno dell’Fmi e ora presidente della Bce, la moda deve rispecchiare le esigenze delle clienti attuali e intuire bisognifuturi. In tema di stile, ma anche di distribuzione (in questo speciale parliamo anche di omnicanalità e retail fisico) e produzione (sostenibilità significa economia circolare, non solo attenzione all’ambiente). Una certezza c’è: femminilità non è sinonimo di sexy e scegliere come vestirsi ha sempre di più a che fare con il sentire individuale che con quello degli altri. All’orizzonte, una sfida ancora più grande: la possibilità che la moda diventi genderless, cosa diversa dall’unisex.

Le borse sono il primo accessorio ad aver varcato il confine tra generi. Per le scarpe – sneaker escluse – il percorso è più arduo. Su tutto il resto la moda potrebbe – ancora una volta – accelerare i cambiamenti in corso, interpretando la fluidità come solo lei sa e può fare.

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