Valle d’Aosta

Dalla grafica alle mascherine: la micro impresa cambia volto

La Ideart di Villeneuve in tempi normali ha realizzato grafica per il tessile . Ora ha ripreso l'attività per convertire la produzione in team con il partner Inthema di Cremona

di Carlo Andrea Finotto

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Fase di controllo e imballaggio delle mascherine pronte, alla Ideart di Villeneuve (Aosta)

La Ideart di Villeneuve in tempi normali ha realizzato grafica per il tessile . Ora ha ripreso l'attività per convertire la produzione in team con il partner Inthema di Cremona


3' di lettura

Il 12 marzo l’azienda chiude per coronavirus. Una decisione prudenziale: l’epidemia si sta diffondendo in maniera esponenziale e con essa la paura tra le persone. Titolare e dipendenti sono d’accordo. Meglio fermarsi. Prima anche della teoria di Dpcm con successive e via via più stringenti restrizioni.

Passano pochi giorni e il titolare, Stefano Fontanelle, riceve la telefonata di un cliente, proprietario di un’azienda di Cremona con la quale i rapporti sono consolidati da una decina d’anni: «Potremmo acquistare uno stock importante di tessuto-non-tessuto (Tnt, ndr)prima che sparisca dal mercato e provare a produrre mascherine». Fontanelle accetta: «È una scommessa - dice - a nostro rischio e pericolo».

La storia di Ideart, questo il nome dell’azienda, inizia una quindicina di anni fa a Villeneuve, in Valle d’Aosta. Comincia in un garage -o quasi - come nella storia è successo anche a Microsoft o Apple. Ma Ideart non fabbrica computer o software: è legata al manifatturiero classico, rientra nella filiera del tessile-abbigliamento e realizza stampe e grafiche.

L’azienda di Fontanelle è una delle circa 11mila realtà produttive della Valle d’Aosta e, soprattutto, appartiene alla gigantesca “famiglia allargata” delle micro imprese che in regione sono il 95,9% del totale e occupano il 58,4% degli addetti.

A indicare una grande o spesso anche una media impresa si fa presto: hanno brand conosciuti, sono famose e vengono identificate in Italia e nel mondo come simbolo del made in Italy: da Ferrari a Barilla, da Ferrero a Eni o Fca, tanto per fare qualche nome. Le piccole imprese o addirittura quelle micro - meno di 10 addetti, fatturato inferiore ai 2 milioni di euro - sfuggono invece all’immaginario. Sono sconosciute come singole entità, “vivono” come gruppo, come statistica, ma pochi sarebbe in grado di indicarne i nomi, di conoscerne le storie.

Cambio di rotta. Ideart decide di riaprire: del resto le mascherine sono un prodotto di prima necessità. Si torna al lavoro seguendo rigorosamente tutte le procedure di sicurezza stabilite dal governo. «Fortunatamente abbiamo spazi ampi - racconta Fontanelle – e il proprietario del capannone ci ha messo a disposizione ulteriori locali. Sanifichiamo tutti gli ambienti regolarmente, ricaviamo postazioni di lavoro in locali diversi, isolate una dall’altra e cominciamo a fare prove». Dalla Inthema di Cremona arriva il semilavorato, pronto al 70% - anche loro si sono riconvertiti rapidamente -, a Villeneuve si procede a rifinitura, cuciture, controllo e imbustamento.

Il passaggio più complesso è l’iter autorizzativo, che richiede giorni e giorni. «Abbiamo contattato uno dei laboratori autorizzati a realizzare i test a livello nazionale: ci siamo rivolti a quello di Modena, sommerso di lavoro. Bisogna inviare 5 mascherine, più dei pezzi di tessuto prelavorato, più le schede tecniche. La previsione era di ricevere una risposta non prima di otto giorni necessari per analisi e verifica. Dopodiché servivano altri 3 giorni per il via libera dall’Istituto superiore di Sanità che rilascia la conformità finale».

Tempi lunghi, forse troppo, per delle micro imprese. Il soccorso arriva da Confindustria Valle d’Aosta: «Ci hanno messo in contatto con il Politecnico di Torino - dice Stefano Fontanelle - che dispone a sua volta di un laboratorio accreditato per le verifiche tecniche prima del passaggio all’Iss, in attesa del quale, però «la produzione può partire».

Ideart e Inthema calcolano di riuscire a produrre dalle 1.500 alle 1.800 mascherine di tipo chirurgico al giorno. Per ognuna servono dai 20 ai 30 centimetri quadrati di tessuto. Le due aziende hanno scelto di «impiegare una grammatura maggiore rispetto a quella standard: 60 grammi al metro invece di 40.

Ne frattempo «il mondo solidale valdostano si è mosso. Abbiamo ordini da parte di associazioni per oltre 20mila mascherine che poi saranno distribuite gratuitamente. Ma abbiamo ricevuto chiamate anche dal resto d’Italia: dall’ospedale di Prato, da quello di Velletri, da un comune della provincia di Savona». Rispettando tutte le specifiche, intanto, Ideart ha iniziato a commercializzare e distribuire le mascherine: «Non ancora con la “bollinatura” che ne consentirebbe la distribuzione in ambito sanitario, ma pur sempre valide come protezione personale».

Una scommessa tipica del made in Italy nascosto. Incrociando le dita: la procedura, infatti, prevede che l’Iss possa fare ulteriori verifiche sui prodotti nell’arco di 30 giorni. «E in caso riscontrino delle caratteristiche non conformi potrebbero richiedere il ritiro dei prodotti dal mercato» sospira l’imprenditore.

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