INTERESSI IN COMPETIZIONE  

Dalla Libia alle regole Ue sui migranti, la partita tra Italia e Francia continua

di Andrea Carli


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Il presidente francese Emmanuel Macron ha organizzato un summit sulla Libia, il 29 maggio a Parigi (foto Reuters)

3' di lettura

L’ultimo sgambetto da parte della Francia all’Italia è recente. La convocazione nei giorni scorsi da parte del presidente francese Emmanuel Macron di un summit sulla Libia, che si terrà il 29 maggio a Parigi. Obiettivo: raggiungere un’intesa con i due principali interlocutori, il premier Fayez Serraj e il generale Khalifa Haftar, che consenta di rendere operativa la roadmap presentata nel settembre scorso all’Onu dal rappresentante speciale delle Nazioni unite per la Libia Ghassan Salamé. A partire dall’organizzazione di elezioni per la fine del 2018. Con questa iniziativa unilaterale Macron ha scavalcato l’Italia, in prima linea nel processo di stabilizzazione del paese, anche in virtù della vicinanza geografica e della presenza di una sua ambasciata a Tripoli, unica tra i paesi occidentali. Dall’uscita di scena di Gheddafi la Libia è caratterizzata dalla lotta tra almeno 150 milizie che avevano combattuto il dittatore.

Il precedente circa un anno fa: al tavolo anche il generale Haftar
Non è la prima volta che i cugini d’Oltralpe si muovo in maniera autonoma, mettendo Roma al corrente solo a giochi fatti. Circa un anno fa, il 25 luglio, Macron aveva invitato i due libici nel castello di La Celle-Saint-Cloud, alle porte di Parigi. Anche in quell’occasione, l’iniziativa era stata unilaterale. Non solo. Per la prima volta veniva chiamato al tavolo il generale anti-islamista Haftar, a capo del sedicente Esercito nazionale libico (Lna) e il cui braccio politico è il parlamento di Tobruk. Haftar è sostenuto - oltre che dalla Francia - da Egitto ed Emirati arabi uniti. Il problema è che l’interlocutore riconosciuto dalle Nazioni Unite a partire degli accordi di Skhirat del 2015, era allora (ed è tuttora, almeno formalmente) Serraj, a capo del Consiglio presidenziale. In quell’occasione , dunque, Haftar ha ricevuto una legittimazione internazionale che, prima di allora, non aveva.

Il braccio di ferro sulle nuove regole europee sul diritto di asilo
La distanza tra Italia e Francia è anche sulle nuove regole europee sull’accoglienza. Con Spagna, Grecia, Cipro e Malta Roma ha inviato una lettera alla presidenza bulgara dell’Ue nella quale ha contestato la proposta di compromesso da essa avanzata. La proposta, è la critica mossa dai cinque paesi, fa cadere alcuni elementi che erano stati proposti dalla Commissione e dall’Europarlamento, e che andavano nell’interesse dei paesi che sono in prima linea nella gestione dei flussi. La bozza bulgara non prevede le quote obbligatorie di ripartizione con 250 mila euro di penale per ogni richiedente asilo rifiutato. Il meccanismo individuato per la redistribuzione dei richiedenti asilo tra i Paesi dell’Ue è giudicato macchinoso, senza una vera automaticità, e attivabile solo in presenza di soglie molto alte di arrivi. Non c’è nemmeno la fine del principio del paese di primo ingresso, ma è prevista una “responsabilità stabile” degli stati membri per i migranti che entrano nel loro territorio, responsabilità che dura 10 anni. I cinque paesi chiedono di abbassare il termine a due anni. Allo stato attuale la trattativa è ferma a cinque.

Trattativa in stallo, Parigi tifa per un nulla di fatto
I paesi dell’Est (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia) frenano e difendono la proposta bulgara così come è. Il negoziato è in una situazione di stallo. Se la Germania e la Commissione Ue insistono sulla necessità di trovare una soluzione entro fine giugno, in vista del summit del 28 e 29, la Francia sta a guardare: una revisione delle regole attuali, che prevedesse un meccanismo di quote obbligatorie, non andrebbe nel suo interesse. Meglio allora tifare per un nulla di fatto.

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