L'audizione del ministro della Difesa alla Camera

Dalla Libia al Sahel, le priorità della politica estera dell'Italia per la stabilità del Mediterraneo

Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad, si caratterizzano per una perdurante fragilità delle loro istituzioni: la conseguenza è l’acquisizione di nuovi spazi da parte delle forze jihadiste

di Andrea Carli

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4' di lettura

Libia e Sahel. Sono queste le due priorità indicate dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini in occasione dell’audizione in Commissione esteri della Camera, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla politica estera dell'Italia per la pace e la stabilità nel Mediterraneo. Un mare, uno «spazio geopolitico multidimensionale», ha sottolineato Guerini, che rappresenta allo stato attuale «un'area inestricabilmente complessa e nei nostri giorni ancor più profondamente scossa da faglie profonde, che sono di dinamiche geopolitiche e che è perturbata da fenomeni di natura sociale, confessionale, securitaria e climatica che la pandemia da Covid-19 sta ulteriormente acuendo ed esasperando». «La regione - ha continuato - è attraversata da crisi note e pluriennali ma assistiamo anche all'emergere di nuove forme di competizione che coinvolgono anche Alleati nella Nato». Il riferimento è alla Turchia, sempre più attiva in Libia.

Guerini: impegno ancora più robusto nostra missione in Libia

Ed è in primo luogo proprio sul Paese del Nord Africa che, stando alle indicazioni fornite dal responsabile della Difesa del governo Draghi, si focalizza l’attenzione della politica estera italiana. Un Paese «di elevata valenza strategica in merito al quale abbiamo la responsabilità primaria di contrastare squilibri che potrebbero avere conseguenze sulla stabilità del Mediterraneo e quindi anche per la nostra sicurezza e sui nostri interessi nazionali». «Sul territorio libico - ha chiarito Guerini - continuerà ad essere presente la nostra missione bilaterale di assistenza con un impegno ancora più robusto per la costruzione di solide capacità di controllo del territorio. Abbiamo proprio di recente, attraverso la sottoscrizione a dicembre di un'intesa con l'allora Ministro della Difesa libico, stabilito un tavolo permanente con le autorità militari libiche attraverso cui definire e perseguire programmi di formazione e di addestramento. Questo accordo - ha continuato il ministro - individua, in particolare, specifici filoni di cooperazione quali quelli della sanità militare, della formazione specialistica e dello sminamento umanitario, con la prospettiva di assicurare alle istituzioni libiche il necessario supporto nella futura riorganizzazione delle proprie forze di sicurezza unitarie».

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Continua l’operazione marittima Ue Irini

L’impegno italiano si sviluppa anche sul fronte marittimo, in relazione al quale, ha spiegato il ministro della Difesa, « continua la missione Irini dell'Unione europea nel cui ambito ci confermiamo come indiscussi protagonisti, allo scopo di contribuire all'implementazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite e di coadiuvare, in maniera complementare con la presenza della Missione bilaterale, l'impegno delle Autorità libiche a contrastare i fenomeni illegali via mare. In particolare ha affermato Guerini- , ritengo assolutamente positivo che il rinnovato mandato della missione ponga nuova enfasi sull'attività di addestramento della Guardia costiera della Marina libica e mi auguro che il recente insediamento del Governo di Unità nazionale ed una mirata azione dell'Ue possano creare le condizioni per la ripresa di questa importante attività addestrativa».


L’instabilità del Sahel crea le condizioni per il consolidarsi della minaccia jihadista

Un’altra priorità della politica estera e di difesa italiane, strettamente interconnesse, è l'area saheliana. Guerini ha ricordato che « è l'epicentro di una situazione di persistente instabilità con ripercussioni che coinvolgono l'area del Golfo di Guinea e che si estendono fino in Libia. Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad, si caratterizzano per una perdurante fragilità delle loro istituzioni e per il cronico sottosviluppo, condizioni che consentono al jihadismo ed alle organizzazioni criminali di continuare a scuotere una già precaria situazione di sicurezza, sullo sfondo di profonde trasformazioni del tessuto sociale e di una marcata condizione di fragilità economica».

La partecipazione alla Task Force Takuba e la costruzione di un hub in Niger

Questa situazione fa sì che l’area sia al centro dell’attenzione italiana. «Stiamo incrementando negli ultimi anni la nostra presenza in Sahel - ha spiegato il ministro della Difesa nel suo intervento in audizione -, agendo in piena sinergia con i partner occidentali già operanti nell'area nell'ambito delle iniziative di Onu, Ue e multilaterali quali la più recente Task Force Takuba. In Niger, poi, rafforzeremo ulteriormente la nostra presenza con la costruzione – di recente avvio – di un ulteriore hub nazionale proprio nella capitale del Paese, Niamey, che sarà funzionale alle attività della missione bilaterale MISIN e a quelle della già citata Takuba. Strettamente correlato a tale sforzo per la stabilità della regione saheliana, vi è poi il nostro contributo alla sicurezza della navigazione nel Golfo di Guinea, anche qui in coordinamento con i paesi europei già operanti nell'area».

Afghanistan, ritiro dal primo maggio ma continuare a sostenerlo

Il ministro ha parlato anche dell’Afghanistan. «Dopo 20 anni si è deciso di concludere la missione Nato in Afghanistan e a partire dall'1 maggio saranno avviate le complesse operazioni di rientro in Patria del nostro contingente - ha spiegato -. Dovremmo però avere ben chiara l'esigenza di sostenere il Paese con la cooperazione ed il rafforzamento delle istituzioni e delle forze di sicurezza locali che hanno mostrato sempre crescenti capacità operative». Secondo Guerini, il focus degli Alleati «deve essere non solo sull'organizzazione del rientro ma sulla continuazione della collaborazione a supporto del Paese per accompagnare il processo di riconciliazione nazionale senza cedere sullo stato di diritto e sui principi della democrazia». Di qui, la conclusione: «L'impegno in Afghanistan non cessa, cambia di natura e di caratteristica, ma deve avere uguale intensità da parte della comunità internazionale».


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