la mobilitazione della lega

Dalla Lombardia al Friuli: il fronte del Nord per il referendum anti-proporzionale

Sono già arrivati i sì di quattro consigli regionali (Piemonte, Lombardia e Friuli, oltre alla Sardegna)e sono attesi a stretto giro i sì di Piemonte e Liguria: il che consentirà di presentare entro lunedì in Cassazione la richiesta del referendum per eliminare dal Rosatellum la parte proporzionale

di Andrea Gagliardi

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Sono già arrivati i sì di quattro consigli regionali (Piemonte, Lombardia e Friuli, oltre alla Sardegna)e sono attesi a stretto giro i sì di Piemonte e Liguria: il che consentirà di presentare entro lunedì in Cassazione la richiesta del referendum per eliminare dal Rosatellum la parte proporzionale


2' di lettura

C’è un fronte del Nord targato Lega che spinge per una riforma della legge elettorale in senso maggioritario con la proposta di un referendum per eliminare dal Rosatellum la parte proporzionale. Non è chiaro se il quesito, promosso da Matteo Salvini, sia ammissibile, dal momento che ha aspetti controversi (primo tra tutti quello che non porterebbe a una legge elettorale immediatamente applicabile, come richiesto dalla Consulta). Sta di fatto che la macchina organizzativa è in moto. Sono già arrivati i sì di quattro consigli regionali (Piemonte, Lombardia e Friuli, oltre alla Sardegna), tutti a guida leghista. E sono attesi a stretto giro i sì di Piemonte e Liguria: il che consentirà di presentare entro lunedì in Cassazione, come annunciato da Roberto Calderoli, la richiesta del referendum, che si potrebbe poi svolgere tra il 15 aprile e il 15 giugno 2020.

L’articolo 75 della Costituzione prevede che siano almeno 5 le Regioni concordi nel chiedere un referendum abrogativo. Qualora fosse formalizzata entro il 30 settembre, la richiesta sulla legge elettorale dovrà superare l’esame di legittimità (Cassazione, entro ottobre) e quello di ammissibilità (Consulta, entro il 10 febbraio).

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Va registrato che alla fine il centrodestra si è ricompattato. E la Lega ha visto appoggiata non solo da Fdi ma anche da Forza Italia la richiesta che i Consigli Regionali a guida centrodestra promuovano il referendum anti-proporzionale. Il partito di Berlusconi, che in precedenza aveva detto che si sarebbe astenuto nei consigli regionali sulla richiesta di referendum, ha deciso alla fine di dare libertà di voto ai suoi rappresentanti regionali.

Intanto, mentre il taglio dei parlamentari approderà in Aula alla Camera il
7 ottobre
per l’approvazione definitiva, sulla legge elettorale si procederà in sede parlamentare con tempi più dilatati. Il Pd deve chiarirsi le idee. M5s, Leu e Iv sono orientati per un modello proporzionale. L’intesa di massima tra M5s e Pd prevedeva una riforma del Rosatellum in senso proporzionale con la cancellazione della quota di collegi uninominali prevista dal Rosatellum (circa il 37%) e l'introduzione di una soglia di sbarramento più altra del 3% attuale.

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Ma nel frattempo, tuttavia, l'uscita di Matteo Renzi dal Pd con la nascita di Italia Viva ha cambiato in parte in quadro. Il “ripensamento” del Pd sulla legge elettorale è dovuto anche al fatto che in molti, a cominciare dai padri fondatori Romano Prodi e Walter Veltroni, hanno lanciato un warning invitando a non abbandonare la storica posizione del partito in favore di un sistema maggioritario (o Mattarellum o a doppio turno), pena la frammentazione del sistema partitico con il proporzionale.

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