emergenza coronavirus

Dalla Lombardia alla Sicilia, i piani per uscire dalla zona rossa e arancione

Dal rafforzamento dei covid hotel all’aumento dei posti letto, le regioni classificate a rischio alto o medio-alto si attrezzano per essere ricollocati in scenari di rischio meno stringenti

di Andrea Gagliardi

L’Italia chiude regioni e attività. Rosso, arancione, giallo: ecco cosa si può fare

4' di lettura

Dal 6 novembre, per almeno due settimane, Piemonte, Lombardia, Val d’Aosta e Calabria sono in zona rossa, perché situate in uno scenario di «massima gravità» da un punto di vista epidemiologico e con alto rischio. Di qui un lockdown temperato che vieta ai cittadini di uscire dal comune di residenza e di muoversi al suo interno se non per comprovate ragioni di lavoro, salute o necessità. Ma i presidenti delle regioni coinvolte stanno mettendo a punto dei piani per uscire dalla situazione critica.

In Lombardia si punta al rafforzamento dei Covid hotel

Un appello a «lavorare insieme e rapidamente per piegare la curva epidemiologica» è stato rivolto attraverso una lettera dal presidente della Regione Attilio Fontana ai medici e agli operatori sanitari e sociosanitari della Lombardia. Nella strategia del governatore lombardo ci sarebbe anche il rafforzamento dei covid hotel.

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Valle d’Aosta teme per stop prolungato al turismo

In bilico tra la paura delle conseguenze economiche del lockdown per la zona rossa e la speranza di poter far ripartire l'industria del turismo già a Natale: così la Valle d'Aosta si prepara ad affrontare le pesanti restrizioni imposte dal Dpcm. A preoccupare la regione è il rischio di un collasso economico che potrebbe derivare dallo stop prolungato della stagione invernale. Dal solo settore alberghiero dipende l'8 per cento del prodotto interno regionale, il doppio della media nazionale. In questa parte delle Alpi, la chiusura invernale di alberghi, ristoranti e impianti rappresenta l'incubo peggiore. Il presidente della Regione Erik Lavevaz vuole certezze dal Governo nazionale sui tempi e sulle modalità dei ristori economici, ma ha anche chiarito che il suo obiettivo è uscire al più presto dalla zona rossa: «Nei prossimi quattordici giorni, - ha spiegato - dobbiamo fare tutto il possibile per cercare di migliorare la situazione sanitaria ed essere ricollocati in scenari di rischio meno stringenti, soprattutto per l'economia»

Puglia attiva altri 1.100 posti letto

In zona arancione (criticità medio-alta) la Puglia ha attivato altri 1.100 posti letto. L'emergenza riguarda soprattutto la provincia di Bari e il Foggiano, le aree più in crisi. Anche in questa seconda ondata, le Rsa si stanno dimostrando vulnerabili: in una struttura di Altamura (Bari) sono stati accertati con tamponi rapidi 38 casi positivi al Covid. Sul fronte scuola, è in corso un altro confronto in Regione dopo la decisione del governatore Michele Emiliano di non ritirare l'ordinanza di sospensione della didattica in presenza.

Sicilia vara piano: 3600 posti letto

La Sicilia ha varato il 4 novembre il nuovo piano ospedaliero per fronteggiare l'emergenza legata alla pandemia. Sono circa 3.600 i posti letto previsti dedicati alle cure del Covid-19. I posti, individuati in strutture pubbliche e private di tutto il territorio siciliano, comprendono terapie intensive, degenze ordinarie e ricoveri in strutture dedicate alle cure in bassa complessità. In particolare le terapie intensive raggiungeranno entro la fine del mese 416 posti dedicati esclusivamente al Covid a cui potranno aggiungersi posti di terapia sub-intensiva convertibili a seconda delle eventuali necessità. Le degenze ordinarie raggiungeranno 2.384 ricoveri dedicati, mentre saranno 812 i posti letto a disposizione nelle strutture a bassa complessità. La Sicilia è una delle Regioni che al momento non ha sospeso le cure diverse dal Coronavirus né ha ridotto gli interventi programmati.


Toscana 'sposta' guardie mediche su tracciamento casi

Poi ci sono le regioni gialle (rischio moderato) che preparano le strategie per non diventare arancioni o rosse. La Toscana ha deciso di spostare le guardie mediche attive sul territorio (sono circa 300) per destinarle agli alberghi sanitari e alle attività di tracciamento dei casi positivi. Per fare questo, per recuperare il personale, cambia però il servizio notturno di guardia medica: dalle 24 fino al mattino la guardia sara' solo 'telefonica', cioè di notte non ci sarà più il medico in ambulatorio, ma risponderanno al telefono specialisti da tre centrali dedicate. A giorni, poi, i medici di famiglia potranno fare i 'tamponi antigenici rapidi' ai pazienti in ambulatorio.

In Veneto interpellati i veterinari per i tamponi

In Veneto il governatore Luca Zaia ha interpellato i medici veterinari per ampliare la platea di operatori in grado di fare i tamponi per il Coronavirus e potenziare l'opera di tracciamento della malattia sul territorio. Il coinvolgimento degli specialisti in medicina degli animali era gia' stato sperimentato nella prima ondata, quando ci si trovo' alle prese con la necessita' di recuperare velocemente apparecchiature per la terapia intensiva: in quell'occasione vennero 'chiesti in prestito' i macchinari in uso agli ambulatori veterinari, come risorsa aggiuntiva a quelli della sanità pubblica. Ma ha ricevuto un primo richiamo dal sindacato: potrebbe essere un abuso professionale.

Lazio verso raddoppio posti dedicati, saranno 6000

Il Lazio va verso un rafforzamento deciso dei posti letto Covid di fatto raddoppiandoli. Sarebbe pronta un'ordinanza per portare i circa attuali 2900 posti Covid a 6000. Aumenteranno anche i posti in terapia intensiva dedicati al Covid che saranno alla fine circa 700 mentre ora sono 532.

Emilia Romagna in prima fila per il vaccino

Dall'Emilia-Romagna arriva infine un contributo alla sperimentazione di fase 3 per il vaccino anti Covid-19 di Oxford-Astrazeneca: il primo via libera sarà all'Azienda ospedaliero-universitaria di Modena, tra i sette centri scelti in Italia, dove le inoculazioni partiranno indicativamente il primo dicembre. Nel mese di novembre saranno arruolati 300 volontari, dai 18 anni in su, che saranno sottoposti a sperimentazione a doppio cieco: a 200 sarà somministrato il vaccino e agli altri 100 il placebo. Saranno scelti i primi 300 che ne fanno richiesta e che soddisfano i criteri.

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