la mappa infrastrutturale del lazio

Dalla mancanza di impianti alla discarica da trovare: tutti i nodi del caos rifiuti a Roma

di Andrea Gagliardi


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(ANSA)

4' di lettura

«Le province del Lazio sono tutte autosufficienti. Lo sono a tal punto di dare supporto alla stessa capitale. È Roma che ha bisogno di impianti. E nella fattispecie di una discarica di servizio». Mauro Buschini, assessore regionale ai rifiuti fotografa così la situazione dei rifiuti nel Lazio. Una necessità, quella di una discarica di servizio per la capitale, ribadita mercoledì 10 maggio dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, rispondendo alla Camera a una interrogazione sulla situazione dei rifiuti nella Capitale. Mentre la giunta Raggi, che scommette di portare la raccolta differenziata al 70% entro il 2021, propone impianti di compostaggio, un impianto di selezione per multimateriale e centri di riuso e riciclo. Restando fermo il “no” a discariche e inceneritori.

Roma in affanno sulla gestione rifiuti
Che Roma sia in affanno lo dimostrano non solo i cassonetti stracolmi di questi ultimi giorni, frutto di una situazione contingente. La società Colari, che gestisce due impianti di trattamento meccanico-biologico (Tmb) di Malagrotta, ha ridotto ad aprile la quantità di rifiuti da trattare, vista l’impossibilità del Comune di pagare il servizio poiché il consorzio è stato colpito da una interdittiva antimafia. Senza quegli impianti a pieno regime, Roma rischiava di essere sommersa dai rifiuti. Migliaia di tonnellate si sono accumulate nelle fosse di stoccaggio degli altri due impianti di trattamento dell’Ama (l’azienda dei rifiuti capitolina) che si sono saturati. Con il commissariamento deciso dal prefetto, i due impianti di Colari (che fa capo a Manlio Cerroni, ex dominus della gestione rifiuti a Roma) hanno ripreso a funzionare a regime. E la situazione si sta regolarizzando. Il problema però resta strutturale. E sta nei numeri de i flussi dei rifiuti.

Roma non autosufficiente
La pianificazione regionale prevede che le province siano autosufficienti per lo smaltimento del rifiuto indifferenziato, ma che in caso di necessità possano utilizzare gli impianti delle province limitrofe. Mentre gli scarti della lavorazione dei rifiuti negli impianti di trattamento possono circolare anche nelle altre regioni senza particolari problemi. Ecco. Le altre province laziali smaltiscono “in casa” i loro rifiuti, Roma non ce la fa. In particolare la Capitale è costretta a mandare una parte di rifiuto indifferenziato in Abruzzo e in Austria (con un trasporto transfrontaliero che ha bisogno di una speciale autorizzazione ad hoc dalla Regione). Mentre gli “scarti” dei rifiuti lavorati vanno nelle discariche di Emilia Romagna, Toscana e Veneto, ma anche nella discarica di Roccasecca in provincia di Frosinone.

Capitale senza discarica
Roma città produce 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti urbani all’anno, rispetto agli 1,3 milioni prodotti nelle altre 4 province laziali (compresa l’area metropolitana della Capitale). Ma Roma, dopo la chiusura nell’ottobre 2013 di quella di Malagrotta (la più grande d’Europa) non ha una più una sua discarica cittadina. Mentre ne esistono tre in provincia (ad Albano Laziale, Colleferro e Civitavecchia). Il problema però è che Civitavecchia è esaurita e vanno realizzati due nuovi lotti. Colleferro, pur avendo ancora 600mila metri cubi disponibili non è utilizzabile a causa della necessità di spostare i tralicci di un elettrodotto all’interno dell’impianto. La discarica di Albano Laziale era a servizio del Tmb, inutilizzabile dopo l’incendio dell’estate scorsa. E al momento la titolare Pontina Ambiente è colpita da interdittiva antimafia.

Deficit di impianti di compostaggio
A Roma mancano inoltre impianti di compostaggio per trattare l’umido della raccolta differenziata. Con un solo impianto Ama a Maccarese capace di trattare 31mila tonnellate annue, la Capitale è costretta a portare fuori dal proprio territorio di competenza circa 197.000 tonnellate annue di rifiuto umido verso il Nord Italia. In provincia di Latina ci sono sulla carta tre impianti. A Frosinone ne esiste uno, della stessa grandezza di quello romano. A Viterbo ne è stato autorizzato uno di capacità doppia (60mila tonnellate) rispetto a quello di Maccarese.

I numeri della Capitale
La Capitale dunque produce circa 4.700 tonnellate di immondizia al giorno. Di queste, il 43%, ossia circa 2000 tonnellate, sono differenziate: mentre altre 2.700 tonnellate di rifiuti indifferenziati devono essere smaltite nei Tmb che producono le balle di cdr (combustibile da rifiuti) che saranno bruciate a loro volta negli inceneritori (nel Lazio ne esistono due: uno a San Vittore dove è stata da poco collaudata la terza linea e un altro a Colleferro, attualmente in manutenzione e sottoutilizzato. Un terzo, quello a Malagrotta di proprietà di Cerroni, è fermo da anni e oggetto di una inchiesta giudiziaria). Quando tutto va per il verso giusto i quattro impianti della capitale riescono a trattare circa 2.200 tonnellate al giorno: i due Tmb di Malagrotta, trattano 1.250 tonnellate, i due Tmb Ama di Rocca Cencia e Salario ne trattano altre mille, pur avendo una capacità maggiore. Altre 300 tonnellate dovrebbero essere trattate nel tritovagliatore mobile dell’Ama di cui la giunta Raggi ha appena chiesto l’attivazione, con lo spostamento da Rocca Cencia a Ostia.

I rifiuti di Roma fuori regione
Intanto il resto dei rifiuti indifferenziati prende la strada di altri comuni e regioni. O addirittura va all’estero. Da questa settimana saranno due i convogli da 700 tonnellate l’uno che trasporteranno in Austria i rifiuti urbani residui. E dovrebbero diventare tre dalla prossima. Mentre in base a un accordo siglato da Ama, 170 tonnellate giornaliere di rifiuti finiscono nel Tmb di Aielli in Abruzzo. Altre 160-180 tonnellate prendono la strada del Tmb della Rida Ambiente a Latina. Ma c'è di più. In mancanza di una discarica di servizio romana gli “scarti” dei rifiuti lavorati vanno nelle discariche di Emilia Romagna, Toscana e Veneto, ma anche nella discarica di Roccasecca in provincia di Frosinone, contribuendo a saturare le volumetrie di discarica delle altre province regionali o extraregionali. In prospettiva dunque una discarica di servizio a Roma sembra difficilmente evitabile. Del resto la stessa ex assessora ai rifiuti della giunta Raggi, Paola Muraro, in una recente intervista ha ammesso la necessità di una «piccola discarica di servizio».

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