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Dalla manovra all’Europa, è duello tra Salvini e Meloni

I due continuano a ripetere che faranno fronte comune sulla legge di Bilancio ma Salvini non è intenzionato a concedere spazi alla presidente di Fdi, con cui il rapporto resta teso, concorrenziale

di Barbara Fiammeri

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3' di lettura

Matteo Salvini sabato prevedeva «dall’anno prossimo un Governo di centrodestra a guida Lega». Se così fosse, il segretario del Carroccio sembrerebbe indicare la fine anticipata della legislatura. Probabile si sia trattato di un lapsus più o meno freudiano. Ma certo ha voluto mettere in chiaro - con quel «a guida Lega» - che non ha alcuna intenzione di abdicare alla leadership della coalizione. Un messaggio che ha tra i principali destinatari Giorgia Meloni. I due continuano a ripetere che faranno fronte comune sulla legge di Bilancio ma Salvini non è intenzionato a concedere spazi alla presidente di Fdi, con cui il rapporto resta teso, concorrenziale. Lo confermano anche gli ultimi botta e risposta sulle primarie per la scelta dei candidati alle amministrative della prossima primavera, così come la discussione sulla nascita del nuovo gruppo unitario della destra sovranista in Europa al quale Salvini lavora da tempo.

Salvini e i sovranisti europei

Il numero uno del Carroccio ha ricordato che il 3 e 4 dicembre prossimo sarà a Varsavia, su invito di Jarosław Kaczyński, il presidente del Pis, il partito del premier polacco Mateusz Morawiecki. «Sarà l’occasione per discutere di nuovi equilibri a Bruxelles, ma soprattutto per affrontare il tema della difesa delle frontiere europee», ha detto Salvini con riferimento all’emergenza provocata dalla pressione sui confini polacchi con la Bielorussia. Il tema centrale, però, sarà proprio la nascita del nuovo gruppo sovranista. I tempi sono stretti: deve essere varato entro Natale, perché a gennaio saremo a metà della legislatura e saranno rinnovate tutte le cariche e le presidenze, a partire da quella del Parlamento guidato ora da David Sassoli. E infatti Kaczyński l’invito lo ha esteso anche agli altri potenziali alleati: da Viktor Orban a Marine Le Pen e, naturalmente, a Giorgia Meloni che oltre a guidare Fratelli d’Italia è anche la presidente dell’Ecr, il partito dei conservatori, che a Strasburgo ha la pattuglia più numerosa (27 deputati) proprio nei polacchi del Pis.

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La diffidenza di Meloni

Finora Meloni ha sempre respinto al mittente l’invito a fondersi con il suo alleato italiano e Le Pen. Ma a contribuire a questa scelta era stato anche il partner polacco che non voleva avere a che fare con la presidente del Rassemblement National, ritenendola troppo vicina a Vladimir Putin. Nel corso dell’ultimo anno l’ostilità verso Le Pen si è però attenuata anche grazie alla mediazione di Salvini. L’altro pezzo importante che dovrebbe entrare nel gruppo sovranista è Viktor Orban con Fidesz, che dopo l’uscita obbligata (stava per essere cacciato) dal Ppe, ha preferito tenersi le mani libere in attesa di capire dove atterrare.

Chi ora si trova al bivio è Meloni. Dopo aver faticato per accreditarsi in Europa, tenendosi a distanza tanto da Salvini che dai partiti di estrema destra come i tedeschi di Afd, ora rischia di dover ricominciare da capo. Anzi peggio. In un nuovo gruppo con Salvini maggiore azionista (la Lega infatti ha 24 deputati contro 8 di Fdi), Meloni rischia di uscire ridimensionata, non solo a Strasburgo ma anche a Roma. Nei giorni scorsi l’ufficio di presidenza dei Conservatori ha diramato un comunicato in cui si ribadisce «la chiara volontà di mantenere unito e rinforzare il gruppo Ecr nella seconda metà del mandato». Ma in politica le dichiarazioni sono spesso scritte sull’acqua. L’invito di Kaczyński a Salvini e agli altri leader è più di un segnale. Lo sa anche Meloni. E proprio per questo, forse, non ha ancora annunciato la sua partecipazione al summit di Varsavia.

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