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Morto Arrigo Levi, giornalista e memoria storica. Al Quirinale con Ciampi e Napolitano

La sua lezione: l’imparzialità dell’informazione è lo «strumento essenziale per la realizzazione di una democrazia compiuta»

di Dino Pesole

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Arrigo Levi è scomparso a 94 anni (Ansa)

La sua lezione: l’imparzialità dell’informazione è lo «strumento essenziale per la realizzazione di una democrazia compiuta»


4' di lettura

Dell’Arrigo Levi giornalista, scrittore e appassionato osservatore delle vicende più rilevanti di politica internazionale, ma anche acuto commentatore delle vicende di politica interna, la testimonianza più diretta ed efficace è costituita dai suoi articoli e dai suoi libri, i commenti, le analisi che hanno accompagnato gran parte dei passaggi politici interni e internazionali degli ultimi decenni. Dell’Arrigo Levi consigliere per le relazioni esterne e la comunicazione del Quirinale, attività che svolse con costanza e passione nel corso delle presidenze Ciampi e Napolitano, di fatto dal 1999 al 2013, le testimonianze sono indirette ma non meno rilevanti. Troviamo traccia del suo modo di intendere la professione giornalistica e del ruolo che in una democrazia avanzata deve avere l’informazione nei molteplici interventi che sia Ciampi che Napolitano hanno dedicato al tema.

Gli anni al Quirinale

Curioso, attento e acuto nei suoi giudizi, per i giornalisti accreditati al Quirinale era un passaggio piacevole e obbligato ascoltare il punto di vista di Arrigo Levi, quando si preparavano viaggi all’estero e in Italia. Il suo era uno sguardo scevro da pregiudizi ma puntuale e fermo nelle sue più profonde convinzioni. Negli anni della presidenza di Carlo Azeglio Ciampi, Arrigo Levi (uno dei pochi consiglieri a dare del tu al presidente), era sempre lì con Paolo Peluffo ( e poi con Pasquale Cascella) pronto a offrire la sua chiave di lettura, pronto a commentare con i colleghi l’esito di questo o quel viaggio. E Ciampi le province italiane le visitò tutte, per attestare la sua presenza nel segno del ricostituito spirito nazionale (e i simboli, a partire dalla bandiera, il senso di patria). Ciampi e Levi erano legati da un rapporto solido e profondo. Come emerge chiaramente dalla prima domanda che Levi rivolge a Ciampi nel libro-intervista Da Livorno al Quirinale, storia di un italiano, pubblicato dal Mulino nel 2012: «La storia che mi piacerebbe tu raccontassi l’ho intitolata nella mia mente “Come sono diventato Ciampi”, un personaggio che forse senza averlo voluto, appartiene alla storia d’Italia. E vorrei che partissimo da Livorno. Che influenza ha avuto nella tua vita essere nato e cresciuto livornese?».

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Il dramma della Shoah

E poi via ai ricordi privati e personali, al ripercorrere il lungo cursus honorum di Ciampi in una conversazione in cui emergeva il carattere e la formazione di entrambi, le storie che in qualche modo si intrecciavano quando la conversazione si spostava sull’immane tragedia della Shoah. Levi, ebreo, era stato costretto a fuggire in Argentina dopo l’approvazione delle leggi razziali del 1938. Ciampi alla ricostruzione di una memoria storica condivisa da parte di tutti gli italiani, ha dedicato buona parte del suo settennato. Vi è un dovere della memoria: si sentiva spesso echeggiare questo discorso nelle conversazioni al Quirinale tra Ciampi e Levi, e poi tra Napolitano e Levi. Nel «percorso della memoria» compiuto da Ciampi trovano posto le leggi razziali del 1938 varate da Mussolini, le persecuzioni politiche del regime fascista, l’8 settembre 1943, che Ciampi visse personalmente come uno dei momenti più drammatici della sua vita. La dissoluzione dello Stato provocò lo sbandamento di un’intera generazione, ma proprio in quelle drammatiche giornate si formò un forte sentimento di orgoglio nazionale. La Patria non morì, ma come mostra il sacrificio della Divisione Acqui a Cefalonia, proprio da quella drammatica spaccatura si crearono le premesse per la riscossa, che trovò la sua espressione più compiuta nella Resistenza e nella lotta di liberazione dal nazi-fascismo. Da Salò alle stragi compiute dai nazi-fascisti sulla popolazione civile dopo l’8 settembre, fino alla Shoah e al dramma delle foibe. La storia – osservava Ciampi e qui si nota a più riprese lo «zampino» di Levi – è un’azione di ricostruzione lenta e paziente, va arricchita ogni giorno di nuove testimonianze e approfondimenti. «Ma ciò nulla ha a che fare con un improponibile revisionismo».

Imparzialità dell’informazione

E poi il grande tema della pluralità e imparzialità dell’informazione, soprattutto radiotelevisiva, che Levi conosceva bene da direttore della carta stampata ma anche da primo conduttore del Tg dal 1966 al 1968. Per Ciampi, al pari di Napolitano e ora di Sergio Mattarella, il faro è sempre stato la Costituzione, che all’articolo 21 sancisce solennemente i principi del pluralismo e imparzialità dell’informazione. Ciampi chiese una legge di sistema, che il Parlamento approvò (la legge Gasparri) e che il presidente rinviò alle Camere per una nuova deliberazione il 15 dicembre 2003. Nei molteplici incontri al Quirinale con rappresentanti del mondo dell’informazione, nel corso delle visite compiute alle sedi dei giornali nazionali e locali, Ciampi (accompagnato come sempre da Paolo Peluffo e Arrigo Levi) ha invitato a più riprese i giornalisti a tenere «la schiena dritta», a ricercare in loro stessi le ragioni e i motivi che devono ispirare il lavoro quotidiano di informazione. In questo la centralità del servizio pubblico è fuori discussione, ed è per questo che soprattutto il «piccolo schermo» deve assicurare qualità e imparzialità.

Il bilanciamento dei diritti

Convinzione comune, che Levi ha condiviso nell’arco della sua esperienza come consigliere al Quirinale con Ciampi e Napolitano: la garanzia del pluralismo e dell’imparzialità dell’informazione è lo «strumento essenziale per la realizzazione di una democrazia compiuta»: non c’è democrazia senza il libero confronto delle idee, senza che sia assicurata a tutti pari dignità nel far valere e conoscere le proprie opinioni. Nel messaggio inviato alle Camere il 23 luglio del 2002, Ciampi affermava esplicitamente ( e anche in questo caso non è arduo cogliere i suggerimenti di Arrigo Levi) che «il pluralismo e l’imparzialità dell’informazione, così come lo spazio da riservare nei mezzi di comunicazione alla dialettica delle opinioni, sono fattori indispensabili di bilanciamento dei diritti della maggioranza e dell’opposizione». Diritti che riguardano tutti, perché chi è maggioranza oggi potrà essere opposizione domani, e viceversa.

Per approfondire

Addio al giornalista Arrigo Levi. protagonista di Tv e carta stampata

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Riproduzione riservata ©
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    Dino PesoleEditorialista

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Italiano, inglese, francese

    Argomenti: Conti pubblici, Europa, attività politico-parlamentari

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