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Dalla «millenaria democrazia» francese a Pinochet dittatore venezuelano, tutte le gaffe di Di Maio

di Andrea Gagliardi


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(ANSA)

2' di lettura

Nuova gaffe per il vicepremier M5s Luigi Di Maio. Nel tentativo di porre rimedio alla crisi diplomatica che si è aperta fra Italia e Francia (con il richiamo dell’ambasciatore francese a Roma all’indomani del suo incontro con i gilet gialli transalpini), il vicepremier Luigi Di Maio ha scritto una lunga lettera al direttore di Le Monde, pubblicata sul sito del noto quotidiano francese. Ma in un passaggio della lettera, il capo politico del M5s elogia la Francia come un paese amico e il suo popolo come un punto di riferimento «con la sua tradizione democratica millenaria». Peccato che la Rivoluzione francese, che libera il Paese da secoli di monarchia assoluta, risalga al 1789, anno in cui il 14 luglio il popolo di Parigi insorse e prese la Bastiglia, simbolo del dispotismo monarchico.

Il presidente cinese Ping
Non è la prima gaffe del vicepremier. Di Maio è noto per i molti errori grammaticali e ortografici, con una reiterata avversione all’uso del congiuntivo, al quale il leader M5s preferisce l’uso dell’indicativo. Lo scorso novembre il leader M5s scivolò poi sul nome del presidente Xi Jinping che diventò “presidente Ping”.
La gaffe avvenne al China International Import Expo (Ciie) a Shanghai, durante l’intervento in italiano al forum su commercio e innovazione del pomeriggio. Nella conferenza stampa serale di Di Maio, a chiusura della missione in Cina, il lapsus ricomparve: il presidente cinese tornò a essere il “presidente Ping”.

Pinochet dittatore venezuelano
Nel settembre 2016 poi Di Maio, all’epoca deputato e componente del direttorio M5s e vice presidente della Camera, in un post attaccò il premier Matteo Renzi, paragonandolo ad Augusto Pinochet. Ma, nella prima versione del post, Di Maio collocò il regime del generale in Venezuela anziché in Cile. La correzione arrivò dopo pochi minuti, quando però l’errore era stato già notato dai follower più attenti che non si sono lasciati sfuggire l'occasione per ironizzare. Così su Twitter l’hashtag #Pinochet diventò trending in poche ore.

La lobby dei malati di cancro
Nel luglio 2016, rispondendo via Fb ai malumori interni per il suo incontro con una società di lobbying, il vice presidente della Camera accostò quanti sono affetti da tumore a un gruppo di pressione, esattamente come “petrolieri e inceneritori”. «Esiste la lobby dei petrolieri e quella degli ambientalisti, quella dei malati di cancro e quella degli inceneritori» scrisse candidamente Di Maio, autore di un accostamento alquanto infelice.

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