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Dalla moglie ricca maxi assegno all’ex marito manager ora casalingo

Per la Suprema corte la donna deve assicurare l’alto tenore di vita goduto dall’ex durante il matrimonio. Il marito aveva lasciato la sua attività per occuparsi del figlio disabile e della prestigiosa casa di lei

di Patrizia Maciocchi

(Mimmo Frassineti / AGF)

2' di lettura

La legge è uguale per tutti. Quindi se ad essere ricca è la moglie separata, non può pretendere di tagliare l’assegno al marito, che ha smesso di fare il manager durante il matrimonio, per prendersi cura di un figlio e della prestigiosa casa di lei. La Cassazione accoglie così il ricorso dell’uomo e afferma il suo diritto a godere di un mantenimento, che gli consenta lo stesso tenore di vita che aveva avuto nel corso delle nozze. Un diritto che era stato negato dal tribunale, secondo il quale l’assegno di 1.500 euro, fissato in sede di separazione non era dovuto. Poco meglio era andata in appello dove i giudici di legittimità avevano riconosciuto all’uomo solo 300 euro al mese. Per la Cassazione non sono stati applicati i principi che si seguono, in assenza di addebito, quando si deve determinare l’assegno in favore del coniuge debole. Eppure gli estremi per offrire le stesse garanzie, in genere assicurate alle ex mogli, c’erano tutti.

A 50 anni fuori dal mondo del lavoro

Il ricorrente aveva deciso di lasciare la sua attività di manager informatico - molto remunerativa - d’accordo con la moglie, per accudire il figlio che aveva una disabilità motoria e seguire le incombenze legate alla prestigiosa casa coniugale. La donna, dal canto suo, aveva mantenuto il lavoro e poteva contare su proprietà immobiliari, oltre che su una famiglia di origine facoltosa. Alla fine del matrimonio, durato dal ’95 al 2012, l’uomo aveva tentato, senza successo, di reinserirsi nel mondo del lavoro. Un ritorno reso difficile anche dalla costante evoluzione del settore informatico, dal quale era rimasto ai margini per anni. A cinquanta anni, non diversamente da quanto accade per molte donne, non era riuscito a trovare altre occupazioni, avendo dalla sua, oltre alla conoscenza della tecnologia, un brevetto per fare l’istruttore di equitazione, preso per stare accanto al figlio nella pratica equestre, che non si era rivelato però utile per trovare un lavoro.

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Il tenore di vita elevato

Non era dunque in grado di mantenersi in maniera dignitosa, tanto che aveva dovuto lasciare la Lombardia, dove le case erano troppo care, per andare dalla sorella in Sardegna. Questa la nuova condizione. A fronte la moglie versava circa 10 mila euro al mese, per lo più impiegate per le esigenze del figlio, e garantiva una vita più che agiata a tutta la famiglia. Per la Cassazione, che annulla la sentenza e rinvia per un nuovo giudizio, all’uomo va garantito il diritto a conservare lo stesso tenore di vita.

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