tecniche contro l’insonnia

Dalla Mucca Carolina al Das. Fuori dallo stritolìo del troppo pensare, pratiche sinaptiche vintage

di Gianluca Nicoletti


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3' di lettura

Ne ho viste di pratiche fancazziste, a iniziare dai felici Anni 50 alla generazione ASMR. Ho spalmato Vinavil sul palmo delle mani per vivere la vertigine dell'auto-scuoiamento, ho masticato il Das all'amianto, il Pongo, lo Slaim verde e lo Slaim Vermi. Ho maneggiato e assaggiato persino il mastice da vetrai, che grattavo via dalle finestre di casa. Questa ultima pratica di ASMR vintage la mia generazione l'apprese dalla lettura dei Ragazzi della via Pál . Il morituro Nemecsek, il più sfigato della “società dello stucco”, era condannato a masticare anche quello degli altri, per mantenerlo sempre morbido.

Nell’incessante ripetizione di varie liturgie ASMR ritrovo antiche pratiche manuali, rilassanti quanto sceme, utili a sgattaiolare fuori dallo stritolìo del troppo pensare. Ho vissuto la gloria di supporti meccanici che generavano un movimento rotatorio e oscillatorio, quasi lisergico. Sperimentai dispositivi ASMR, ancora riferibili alla realtà concreta, sia al tempo dello “yo-yo”, con disegnata la spirale ipnotica, che a quello delle “palline click-clak”, che spezzavano ossa e tempie. Mi sono cimentato anche io in pratiche di bricolage fanta-micragnoso, simili a quelle che vedo in vari tutorial ASMR, però non ne conservo traccia perché non esisteva YouTube.

Quando circolavano le prime Lambretta era in voga la costruzione dello “scooby doo”; le zie intrecciavano fili elettrici colorati per farne tristi portachiavi destinati ai loro fidanzati. Quelli poi, quando partivano per la naja, ricambiavano applicandosi al passatempo unico per uccidere il tedio delle serate in branda. Rivestivano le penne Bic con una trama di fili di seta colorati su cui si componeva in rilievo il nome dell’amore lontano. Il lavoro portava via settimane, spesso rese vane perché venivano lasciati prima di terminarlo. La bieca fantasia creativa d’intere generazioni di maestre d’asilo, ha inoltre impresso il marchio psicotico di tossici da ASMR su intere generazioni di bambini. Erano quelli sadicamente costretti alla pratica perversa del “lavoretto”; sinapsi compromesse incollando mollette da panni e sassi di fiume, il tutto corroborato da mani di colore a tempera e mummificato per l'eternità da strati di Vernidas, la tossica vernice trasparente che plastificava ogni fiore, frutto, insetto o prodotto commestibile. Sniffarla provocava moderata trance.

Oggi su Instagram si mischiano fluidi colorati. Chi di noi sessantenni non ha gioito nel frullare con la paletta i residui di fiordilatte e fragola (o cioccolata) nella tazzina di plastica del gelato Algida Coppa Olimpia? Chi non ha viaggiato nel trip del caledoscopio di cartone con dentro i pezzetti di vetro colorato? Ancora incanta i Millennials affondare nelle palline di polistirolo. Io già lo facevo ai tempi delle mie scuole elementari. Era un materiale ancora poco conosciuto, per noi misterioso quando cominciava ad apparire in qualche imballaggio. Lo frantumavamo fino a ridurlo all'unità base della pallina, lo incendiavamo stupiti dal suo ridursi in un mucchietto di materia carbonosa. Arroventavamo chiodi e istoriavamo le scatole della torta gelata con rozza quanto letale pirografia.

A milioni oggi osservano dal monitor lo scartare degli ovetti Kinder. Quanto abbiamo noi contribuito al boom del nostro martoriato Paese, incentivando l'acquisto di detersivi con la sorpresa? Infilare le manine nella scatola del Tide e tirare fuori la sconcezza di plastica era una pratica di uscita dal mondo equivalente all'iniziazione tibetana. In Rete non poteva che riemergere questa nostra ardita ricerca dell'estasi a buon mercato, anche se declinata nell'astrazione digitale. Gli adepti del molliccio sono il nostro più naturale esito, come pure i frammentatori di saponette i tutorialisti di soprammobili scellerati, i panteisti dell'iperglitterato.

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