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Dalla muffa al radon: come sconfiggere i nemici in casa

Cresce l’attenzione di progettisti e medici per la qualità dell’aria indoor. Il nemico numero uno? L’umidità (e per difendersi si parte dai rimedi della nonna) 

di Valeria Uva


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(Agf)

3' di lettura

Il pericolo numero uno in casa? È l’umidità. A mettere a rischio la nostra salute quando si parla di casa è la qualità dell’aria che respiriamo tutti i giorni tra le quattro mura. Le insidie si nascondono ovunque: tra le vernici, negli arredi e persino nell’apparentemente ecologico parquet. È la casa salubre la nuova frontiera della bioedilizia, dopo l’efficienza energetica e la sostenibilità.

I pericoli maggiori
«Condensa e muffe creano problemi respiratori e reazioni allergiche» spiega Paola Allegri, esperta di edifici salubri e presidente dell’associazione Donne geometra. E aggiunge «Alcuni tipi di muffa sono davvero tossici». Le più pericolose? «Quelle di colore più scuro». La “ricetta” per difendersi in realtà è molto economica e ricorda i consigli della nonna: «Apriamo le finestre - suggerisce Allegri - è sempre più importante soprattutto nelle case moderne, dotate di infissi isolanti». Un altro nemico insidioso è il gas radon che si infiltra dal terreno, soprattutto nelle abitazioni al piano terra. L’esposizione a dosi massicce aumenta il rischio di tumori. «Circa 3.500 casi all’anno vengono imputati a questo gas, statisticamente più pericoloso dei terremoti che in cento anni hanno causato 57mila vittime, 570 all’anno» calcola Allegri. Anche in questo caso la soluzione sarebbe a portata di mano (e di molte tasche). Per monitorare un’abitazione basta un dosimetro («Una spesa dai 30 ai 50 euro» aggiunge l’esperta) più i costi di lettura dei dati in laboratorio, che non sono eccessivi.

Gli esperti a confronto
Se i rimedi per migliorare la qualità dell’aria indoor sono di fatto accessibili, quello che manca ancora è la consapevolezza sui rischi e l’informazione sugli strumenti per fronteggiarli. Una strada innovativa è quella disegnata dal neonato cluster tra professionisti HHH – Home, health & Hi-tech in collaborazione con Cnt-Apps, un partenariato universitario che raggruppa sei università italiane (tra cui Politecnico di Torino, Padova e Federico II) e due spagnole (Madrid e Valencia): l’idea è di far incontrare medici, operatori sanitari con architetti, ingegneri e amministratori di condominio per confrontarsi sul tema della casa salubre. Il primo appuntamento è il 25 gennaio a Bolzano all’interno di Klimahouse , la fiera dedicata alla sostenibilità e all’efficienza energetica. Ma il format è destinato a replicarsi in altre città: Torino, Milano, Roma e Napoli già certe. «Sanità ed edilizia finora sono due universi paralleli che non si parlano» commenta Maria Chiara Voci, giornalista tra le fondatrici di Hhh. «I medici conoscono i danni provocati dalla permanenza in ambienti insalubri, ma non certo gli strumenti per combatterli, mentre i progettisti, compresi quelli esperti di bioedilizia, non hanno interrelazione con il mondo sanitario».

Dal canto suo, il consorzio Cnt-Apps ha brevettato una tecnologia in grado di neutralizzare l’umidità di risalita. «Ma il nostro obiettivo non è commerciale - precisa Voci - vogliamo creare un movimento di opinione aperto ai contributi interdisciplinari di tutte le categorie professionali per sensibilizzare sull’importanza della qualità dell’aria indoor». Non solo per prevenire o curare diverse patologie. «L’evoluzione della bioedilizia è la biofilia, ovvero la progettazione degli spazi domestici per creare ambienti naturali e favorire la rigenerazione» conclude Voci. I primi esperimenti sono incoraggianti. Mettendo a confronto i bambini di una scuola progettata secondo i criteri della biofilia in Val d’Aosta con gli alunni di un edificio “tradizionale” a Torino, i primi hanno mostrato una attenzione maggiore del 30% rispetto ai “colleghi” di Torino.

Per approfondire:
Il design contro il climate change: oggetti quotidiani per le case del futuro

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