ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa minaccia di Mosca

Ecco cosa può accadere all’economia italiana in caso di stop del gas russo: dalla Nadef a Bankitalia

Nei primi otto mesi del 2022 l’Italia ha tagliato del 40% il ricorso al metano russo, ridotto di un miliardo di metri cubi il fabbisogno di gas, ed è diventato esportatore di metano

di Andrea Carli

Bankitalia: "Senza il gas russo Pil -1,5% nel 2023"

4' di lettura

Nel pieno di uno scontro, quello con l’Ucraina, che si fa sempre più a tutto campo, coinvolgendo più o meno direttamente i principali attori geopolitici; in un momento in cui la guerra si avvicina pericolosamente a una drammatica escalation e i costi del gas e della luce schizzano alle stelle, il presidente russo Vladimir Putin non ha esitato a giocarsi, ancora una volta, la carta del ricatto energetico all’Unione europea.

Mosca ha posto gli europei di fronte all’ennesimo ricatto energetico: le consegne di gas potranno riprendere in grandi quantità, con il Nord Stream 2 o attraverso la Turchia, ma tutti i Paesi che metteranno il price cap - ha chiarito Putin - resteranno a secco. Con il rischio di «non sopravvivere all’inverno».

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Le distanze nella Ue sull’ipotesi di un price cap al gas

Questo scenario spiega perché il price cap al gas sia uno dei punti sul quale si registrano le maggiori distanze tra gli Stati Ue. La Germania frena. Tra le soluzioni attese nel pacchetto destinato a finire sul tavolo del vertice dei leader europei riuniti a Bruxelles il 20 e 21 ottobre, stock comuni e più solidarietà, riduzione della domanda e un intervento sull’indice Ttf di Amsterdam ancora da limare. Per quanto riguarda il price cap all’ingrosso, soluzione che vede l’Italia favorevole, nell’ultimo testo è una opzione in alternativa ad un intervento di modifica sui riferimenti del Ttf nei contratti pertinenti.

Bankitalia, senza il gas russo Pil -1,5% nel 2023

Nell’attesa che si capisca come andrà a finire la trattativa tra i 27, ci si è posti il problema di prevedere quello che potrebbe accadere all’economia italiana nel caso in cui la Russia decidesse di chiudere il rubinetto del gas. L’ultima in ordine di tempo a farlo è stata Bankitalia, che ha tagliato di un punto percentuale pieno la crescita 2023 allo 0,3%, e ha avvertito: nello scenario di uno stop del gas russo la recessione arriverebbe a -1,5%. «Nello scenario più avverso si ipotizzano un’interruzione completa dei flussi di gas russo verso l’Europa e prezzi delle materie prime significativamente più elevati - viene spiegato -, a cui si accompagnerebbero un più marcato rallentamento del commercio internazionale e, nel breve termine, una maggiore incertezza». I prezzi del petrolio e del gas sarebbero più alti di circa il 50% rispetto allo scenario di base, che indicano 80 dollari al barile e 190 euro al megawattora rispettivamente, facendo salire ulteriormente l’inflazione oltre il 9 per cento. Un quadro che impatterebbe sulle scelte di politica monetaria della Bce, che già ha messo sotto la lente la corsa dei prezzi.

Nadef: se stop gas russo da ottobre Pil +0,1% 2023

Anche il Governo Draghi in carica per il dibrigo degli affari correnti ha approfondito la questione dell’impatto di uno stop dei flussi di gas dalla Federazione russa sull’economia italiana. Lo ha fatto in occasione della stesura della Nadef, la Nota di aggiornamento del Def. «Allo stato attuale - si legge nel documento -, da una percentuale di riempimento degli stoccaggi prossima all’obiettivo del 90% e la continuazione in settembre delle importazioni dalla Russia, sia pure con volumi molto inferiori al passato, lo scenario di rischio che appare più rilevante è quello di un completo arresto delle forniture dal mese di ottobre in poi». Con riferimento a questo scenario di rischio, l’esecutivo ha previsto una minor crescita del Pil in confronto al tendenziale di 0,2 punti quest’anno (quindi +3,1%) e 0,5 punti nel 2023 (+0,1%), mentre risulterebbe superiore di 0,4 punti nel 2024 e 0,2 punti nel 2025 «per un effetto rimbalzo».

Nei primi 8 mesi del 2022 import gas in calo del 6,9%

Ma qual è la tendenza sull’import di gas da parte dell’Italia? Il censimento mensile del ministero della Transizione ecologica, aggiornato al 31 di agosto, ha messo in evidenza che nei primi otto mesi del 2022 il paese ha tagliato del 40% il ricorso al metano russo, ridotto di un miliardo di metri cubi il fabbisogno di gas, ed è diventato esportatore di metano. Altre indicazioni, sotto questo profilo, arrivano dal bollettino dell’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli (Adm). Nei primi otto mesi del 2022 le importazioni di gas naturale allo stato gassoso sono state di circa 372,1 milioni di MWh (il 6,9 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2021).

I volumi mensili sono risultati abbastanza stabili (in media 46,5 milioni di MWh al mese, con una lieve flessione nel periodo maggio-agosto 2022) a fronte di un tendenziale aumento dei prezzi all’importazione. Sempre con riferimento ai primi otto mesi dell’anno in corso, i volumi di gas arrivati via metanodotto sono stati una quota molto elevata (intorno all’80 per cento sul dato cumulato del periodo esaminato) dell’import complessivo di gas, a motivo della predominanza di infrastrutture logistiche basate sulla rete di gasdotti che collegano l'Italia ai paesi fornitori. In termini cumulati, sempre prendendo in considerazione il periodo gennaio 2022 - agosto 2022, i consumi hanno ecceduto le importazioni per circa 29,4 milioni di MWh. Ciò, spiega il report, si deve principalmente al fatto che l'eccesso di domanda sulle importazioni durante i mesi invernali è stato mediamente maggiore della capacità di costituzione delle scorte (importazioni più elevate dei consumi) durante i mesi con temperature più miti.

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