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Dalla Nadef alla manovra: così le scadenze sui conti pubblici si intrecciano con il voto

La Nadef va messa a punto entro il 27 settembre, a ridosso del voto. E il nuovo governo che dovrebbe entrare in carica entro la prima settimana di novembre ha meno di due mesi per fare approvare la manovra

di Andrea Gagliardi

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2' di lettura

Il voto del 25 settembre cade a ridosso della presentazione della Nadef, momento chiave per definire le prospettive dell’economia, e con la legge di bilancio alle porte. Proprio mentre l’escalation in Ucraina rischia di infiammare ulteriormente l’inflazione. E imperversa il confronto politico sullo scostamento.

La Nadef entro il 27 settembre

Venerdì è atteso il dato Istat sui conti pubblici 2021 (deficit, Pil, indebitamento) in base ai quali il governo deve aggiornare il Def mettendo a punto la Nadef, entro il 27 settembre, a ridosso del voto. il Governo si limiterà a compilare solo la parte tendenziale (non quella programmatica) lasciando al prossimo esecutivo la decisione finale.

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La messa a punto del DPB

A seguire c’è da mettere a punto il DPB (documento programmatico di bilancio, nel quale il governo definisce a grandi linee l’impianto della manovra) che per legge va inviato a Bruxelles entro il 15 ottobre. Il governo Draghi avrebbe volentieri lasciato l’incombenza al nuovo esecutivo ma sarà invece obbligato a scriverlo lui perché il nuovo governo entrerà in carica la prima settimana di novembre

Il rischio esercizio provvisorio

A quel punto sarà una corsa contro il tempo scrivere la manovra che va fatta approvare dal Parlamento entro il 31 dicembre, pena il ricorso all’esercizio provvisorio

Indicatori al ribasso

Di certo, la crescita 2023 sarà ridimensionata rispetto al Def della scorsa primavera (2,3%) e, a ricaduta, potrebbero essere ritoccati gli obiettivi di calo del deficit (era fissato al 3,9%) e del debito: per l’agenzia di rating Fitch, che si aspetta una recessione (-0,7%) il debito tornerebbe in salita verso il 157% da qui a un decennio e dunque occorrerebbe una correzione. Sia Draghi che il ministro dell’Economia Daniele Franco hanno detto invece di non attendersi una recessione.

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