Motori

Dalla pandemia colpo di grazia ai grandi saloni dell’automotive

Da tempo le rassegne non avevano più il gradimento dei costruttori. È una formula da ripensare, partendo da sostenibilità e digitale

di Mario Cianflone e Corrado Canali

I saloni dell’auto sono stati strategici per capire i programmi delle case e ammirare nuovi modelli e concept car. Nella foto, un’immagine dell’ultima edizione (marzo 2019) del salone di Ginevra, estinto causa pandemia. Nel 2020 è stato soppresso all’ultimo momento, scatenando le ire delle case che avevano già allestito gli stand

3' di lettura

Ginevra, Francoforte, Parigi, Detroit, Tokyo, Shanghai. Sotto i riflettori delle rassegne internazionali ci sono state auto da sogno e modelli che hanno fatto la storia. I saloni dell’auto sono stati un momento importante per lo sviluppo dell’industria del motori, ma la pandemia pare proprio aver messo una pietra tombale su tante manifestazioni che, in effetti, già prima del covid-19 outbrake, non avevano più senso sotto il profilo economico e di comunicazione . I motor show non sono più di moda. O almeno non lo sono come lo si intendeva fino a qualche anno fa, quando erano kermesse scintillanti in cui i giornalisti andavano caccia dei big boss dell’automotive e nelle conferenze stampa venivano fatti annunci di peso.

Il focus delle rassegne dell’auto era in passato quello di lanciare i modelli che erano in procinto di entrare in produzione o anche di esporre concept car che, invece, anticipavano quelli futuri. Quante nuove vetture si sono viste negli anni in cui i saloni andavano per la maggiore, a Ginevra, Parigi, Francoforte, Tokyo e Detroit, teatri di alcune delle più note passerelle dell’auto di un passato diventato ormai solo un suggestivo ricordo?

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Gli stessi costruttori li stanno disertando anche perché il format, che non si è adeguato a un contesto completamente cambiato, non sembra avere più il gradimento degli addetti ai lavori.

I saloni dell’auto sono diventati delle rassegne della mobilità. Lo abbiamo visto in autunno a Monaco, dove si è trasferito il leggendario Iaa di Francoforte, diventato uno show che aveva poco sapore e dove addirittura l’auto era in secondo se non in terzo piano. Sembrava quasi che gli organizzatori si vergognassero a esporre autovetture, preferendo mettere in primo piano i temi della mobilità, termine generico che comprende una vasta gamma di prodotti. Tutto o niente. Ma soprattutto zero emozioni e nessun reveal ad effetto wow di una Ferrari o di una Porsche.

Le strutture fieristiche dovranno adeguarsi a questo cambiamento. Da un lato i costruttori, a costo anche di lanciare sempre meno vetture, si stanno focalizzando sempre di più nel lancio di grandi piani industriali. Mentre sotto i riflettori sono arrivati improbabili droni e biciclette elettriche considerate cool e molto green. I produttori di questi oggetti o dei servizi di sharing di monopattini assumono, invece, ruoli primari nelle poche rassegne che restano in programma alla pari o quasi degli stessi marchi automobilistici che un tempo erano invece assoluti padroni sia degli spazi che del tempo a disposizione nelle aeree fieristiche. Un cambio di marcia epocale destinato a prevalere ma anche in futuro.

Il digitale ha sostituito la presenza dal vivo e in tempi di emergenza da covid ormai costante sta prendendo il sopravvento rispetto alle presenza fisica agli eventi. Anche se si finirà con l’azzerare del tutto il classico contatto one to one alla base della partecipazione degli addetti ai lavori e del pubblico che pagava un biglietto d’ingresso in grado di garantire comunque risorse economiche agli organizzatori degli eventi per poter sopperire ai mancati introiti in passato garantiti dai costruttori.

A correre ai ripari sono ormai anche gli stessi organizzatori. Se la gente non va più ai saloni, vista l’assenza di novità o quasi, sono le rassegne ad andare fra la gente. Per le mutate abitudini degli acquirenti di auto nel confronto con i media di settore, per il cambiamento della propensione all’acquisto (in profonda crisi) e per la necessità di offrire a chi paga un biglietto un intrattenimento adeguato.

Se anche quest’anno non si farà il più nobile fra i saloni dell’auto, quello di Ginevra da sempre considerato il salotto buono del settore automotive, a crescere per la presenza e l’interesse automobilistico è sempre di più il Consumer electronics show di La Vegas, la più grande fiera mondiale dell’hitech che ormai ha fra gli espositori sempre più case automobilistiche. Senza contare che una certa fama l’hanno acquisita rassegne come quelle del vintage, Auto e moto d’epoca che si svolge a Padova, ma anche le esposizioni più dinamiche come il MIMO in programma fra Milano e Monza.

Un futuro che è ancora tutto da immaginare. Si tornerà prima o poi indietro? Difficile, ma mai dire mai. Molto dipenderà dall’approccio delle nuove generazioni con le auto. Se le alternative non mancano - e il riferimento sono la mobilità su rotaia che è tornata di grande moda o quella dei voli low cost più attraenti soprattutto dal punto di vista economico - l’auto così come le due ruote non finiranno nel dimenticatoio. A patto che non venga meno la passione per mezzi che hanno contribuito al progresso dell’umanità e potrebbero continuare a farlo nel futuro prossimo, ma cambiando format.

La ricetta ancora nessuno l’ha composta, ma non è escluso che lo scopriremo in un futuribile Salone dell’auto.

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