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Alleanze e nodi in vista del voto. Meloni: «Senza accordo sul premier inutile andare insieme»

Dalla leadership nel centrodestra alle prove di intesa del Pd. Bonino: iniziata interlocuzione con i dem. Centro in movimento, torna il Campanile di Mastella

di Nicola Barone

Aggiornato alle ore 18.30 del 25 luglio 2022

(IMAGOECONOMICA)

5' di lettura

La rottura è insanabile. Dopo le parole di Enrico Letta, a sbarrare la strada in modo definitivo a un’intesa elettorale con il M5S, è partita sul fronte opposto al centrodestra dato per favorito alle imminenti elezioni la discussione su forma e contenuti della nascitura alleanza. Una coalizione di centrosinistra (il nome abbozzato è «Democratici e progressisti») con al centro l’agenda sociale e le riforme interrotte con la fine dell’esperienza di Mario Draghi a Palazzo Chigi.

Il sì di Speranza a Letta

Da Lucia Annunziata a Mezz’ora in più il leader dem va per strappare all’ormai ex compagno di viaggio le sue parole d’ordine («noi siamo molto più progressisti dei 5 stelle») assicurando tuttavia che non andrà in scena «una campagna astiosa o arrabbiata» contro Conte. «Con loro abbiamo fatto un percorso che rivendico. Non mi sono pentito perché c’era stata un evoluzione dei Cinque Stelle», ma poi l’ex premier pentastellato «ha fatto la scelta di campo di abbandonare quella evoluzione». È la risposta all’avvocato del popolo che - in un’intervista - affermava che il Pd è «arrogante» e «i progressisti siamo noi», osservando che l’accusa di essere un traditore «è un’infamia, ma non mi fa male». Resta il fatto che Letta non riesce a digerire la caduta del governo Draghi, «un suicidio collettivo della classe politica del nostro Paese, che ne esce molto ammaccata», e annuncia le future mosse per costruire «una lista aperta, espansiva, di cui ho parlato con Roberto Speranza, coi socialisti, coi cattolici di Demos, e che vorrei fosse guidata da 100 mila volontari». Sul percorso condiviso il sì del ministro della Salute è già acquisito.

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Zingaretti verso candidatura, «a disposizione» del partito

Cominciano a venir fuori i primi nomi eccellenti. «Io candidato in Parlamento? Io sono amministratore grazie ai cittadini della mia comunità ormai da quattordici anni perché abbiamo sempre vinto insieme le elezioni. Io sono a disposizione di un progetto politico, poi dipenderà da Enrico, dal gruppo dirigente del Pd», annuncia Nicola Zingaretti. «La mia consiliatura è finita, perché nel Lazio dopo due mandati non ci si può ricandidare e penso che due mandati per un presidente di regione siano sufficienti. Sicuramente combatterò, strada per strada e nelle piazze per ridare speranza a questo paese che è la mia gente e alla mia comunità».

Brunetta guarda al fronte allargato

L’appello di Letta a costruire una nuova coalizione viene accolta con freddezza da Sinistra italiana ( «non serve l’agenda Draghi ma un progetto con Pd e M5S») ma incassa invece la benedizione del ministro Renato Brunetta, fresco di addio a Forza Italia. «Il mio sogno è avere questa unione repubblicana che prenda l’agenda Draghi come base e metta insieme tutte le anime che vi si riconoscono», spiega, contemplando nel progetto «Calenda, Renzi, Toti, Bonino, Letta, Speranza» e anche «Di Maio che è stato un bravissimo ministro degli Esteri». Insomma, un’unione e un rassemblement repubblicano, e «un listone allargato di presenze politiche che abbiano un programma politico: Letta sta lavorando su questo e ci stiamo lavorando tutti». Matteo Renzi si mantiene cauto. Annuncia dall’1 al 3 settembre una Leopolda anticipata e avvisa: «Le alleanze non si fanno in base a simpatie o antipatie ma su idee chiare, forti e condivise. Siamo pronti a votare con il nostro simbolo e i nostri candidati che andremo a individuare».

Bonino: iniziata interlocuzione con il Pd

«Da ventiquattr’ore è iniziata la prima interlocuzione col Pd che in questi anni ha preferito altri interlocutori, il M5s e l’estrema sinistra, ad esempio». È il cenno di apertura fatto dalla senatrice di +Europa Emma Bonino alla presentazione del “Patto Repubblicano”, con Azione, in vista delle elezioni del prossimo settembre. «Starà anche al Pd aprire un’interlocuzione con noi, che auspichiamo. Non è che mi posso presentare nella sede del Pd con un bazooka, non si può fare». La base di discussione è un documento, presentato in vista delle elezioni politiche del 25 settembre, che «non sono le tavole della legge e neanche un manifesto elettorale, è un tentativo di mettere per iscritto 11-12 punti su cui invitare alla riflessione altre forze politiche, sbrigandosi però, perché non abbiamo tempi biblici». Carlo Calenda disegna il perimetro del Patto Repubblicano con +Europa e gli altri potenzialmente interessati. «Non è aperto a chi ha fatto cadere Draghi, con certezza matematica, quindi è “auto-escludente”. I no sono a chi ha fatto cadere Mario Draghi».

Gelmini a Calenda, «serve agenda Draghi, ci sono»

«Ho letto il manifesto di Azione. Europeismo e atlantismo, infrastrutture, Pnrr, industria 4.0, revisione del reddito di cittadinanza. È l’agenda Draghi ed è quello che serve all’Italia. Carlo Calenda io ci sono, vediamoci». Così su twitter la ministra Mariastella Gelmini.

Centrodestra, il nodo leadership

Sul fronte del centrodestra resta aperta la partita sulle regole d’ingaggio per le candidature e, soprattutto, quella sulla premiership. I leader dovrebbero vedersi a breve in una sede istituzionale ma intanto lanciano segnali. «Il centrodestra sarà unito, a differenza di una sinistra divisa e litigiosa. Chi governerà lo sceglieranno gli italiani con i loro voti, chi ne prenderà di più indicherà il premier, come è giusto che sia», ha precisato il segretario della lega Matteo Salvini, quasi a smentire i rumors circolati sulla possibilità di indicare come futuro presidente del Consiglio il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani, che si era detto «a disposizione di Berlusconi e della coalizione». Un’ipotesi che avrebbe il benestare degli alleati europei.

Ma Giorgia Meloni di Fdi è netta: senza accordo sul premier l’alleanza è inutile. «Se non dovessimo riuscire a metterci d’accordo» sul nodo della premiership nel centrodestra «non avrebbe senso andare al governo insieme», dice Meloni in una intervista che andrà in onda questa sera nel corso dell’edizione delle ore 20.00 del Tg5, il cui testo è stato anticipato. «Confido che si vorranno confermare, anche per ragioni di tempo, regole che nel centrodestra hanno sempre funzionato, che noi abbiamo sempre rispettato e che non si capisce per quale ragione dovrebbero cambiare oggi», conclude.

Discussa la ripartizione dei collegi

Sullo sfondo c’è anche il nodo dalla ripartizione dei collegi uninominali con Lega, FI e i centristi (Udc e Noi con l’Italia) che ipotizzano la quota del 33% suddivisa equamente con FdI, la cui presidente Giorgia Meloni vorrebbe invece mantenere la regola adottata fino alle scorse elezioni politiche del 2018, con candidature decise tenendo conto anche dei sondaggi. E che al momento assegnano il miglior risultato proprio a Meloni.

Torna il Campanile di Mastella

E torna il campanile di Clemente Mastella sulle schede elettorali. La nuova formazione politica «Noi Di Centro» fondata dal sindaco di Benevento ed ex ministro della Giustizia è stato presentato in conferenza stampa al Circolo Rari Nantes di Napoli. Il simbolo presenta la scritta “Mastella” gialla in campo blu, il nome del partito con le lettere “Dc” evidenziate in maiuscolo, una fascia tricolore e il campanile che già caratterizzava il simbolo dell’Udeur e il movimento politico “Noi campani” con il quale Mastella ha partecipato alle ultime elezioni regionali.

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