Il ritratto

Dalla Procura di Roma al Tribunale del Vaticano: chi è Giuseppe Pignatone

Dalle procure di Palermo e Reggio Calabria a quella Roma: chi è Giuseppe Pignatone, il nuovo presidente del Tribunale Vaticanom che ha indagato su mafia, reati finanziari ma anche sul caso di Manuela Orlandi, mandato in archiviazione


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2' di lettura

Dalle procure di Palermo e Reggio Calabria a quella di Roma. È la storia professionale del nuovo presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone.

Il 5 febbraio 1974 entra in magistratura. Ma dopo il periodo da uditore e dopo aver svolto tra il 1975 e il 1976 il servizio di leva, il Csm delibera la sua nomina come pretore di Caltanissetta prima e come sostituto procuratore a Palermo. In quasi 20 anni si occupa dei principali processi di mafia, per reati economici e contro la Pubblica amministrazione.

Istruisce in Corte d'Assise il processo per i cosiddetti «reati politici»: gli omicidi dell'allora presidente della Regione Piersanti Mattarella, del segretario regionale del Partito Comunista Pio La Torre e del segretario provinciale della Democrazia cristiana Michele Reina, che si conclude con la condanna all'ergastolo dei responsabili.

Ha seguito le indagini che hanno portato all'arresto dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino e nell'allora nascente Direzione distrettuale antimafia (1991) ha lavorato con i procuratori Pietro Giammanco e Giancarlo Caselli. Nel 2000 è nominato procuratore aggiunto di Palermo, divenendo il principale collaboratore dell'allora procuratore Pietro Grasso. Saranno i suoi accertamenti a portare l'11 aprile 2006 alla cattura di Bernardo Provenzano.

Il 15 aprile 2008 diventa procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. In coordinamento con la Direzione distrettuale antimafia di Milano, svolge l'inchiesta “Crimine” che dimostra, in modo inconfutabile, la presenza strutturata della 'ndrangheta in Lombardia. Nel 2010 arriva una telefonata anonima alla polizia: «Andate allo svincolo di San Giorgio extra, sul Calopinace. Troverete una sorpresa per Pignatone». Si trattava di un bazooka, un'arma da guerra che ha lo scopo di intimidire, ma inutilmente, il magistrato.

Il 19 marzo 2012 entra in possesso dell'ufficio di procuratore capo a Roma. In sei anni porta a termine importanti indagini. Il suo fiore all'occhiello è Mafia Capitale, l'associazione di tipo mafioso capeggiata dal boss ed ex Nar Massimo Carminati. Pignatone coordina un pool di magistrati e di investigatori dei carabinieri del Ros, dimostrando l'esistenza nella Capitale di un sodalizio mafioso tutto romano. Fatti poi indirettamente confermati dalle sentenze di condanna per il clan Fasciani di Ostia.

Pone particolare attenzione alle indagini sul fronte finanziario, svelando la ramificazione mafiosa di camorra e 'ndrangheta nei business della Capitale. Non solo: numerose indagini dimostrano le gravi corruzioni che da anni si consumano nei palazzi delle Amministrazioni pubbliche e con grande tenacia coordina le verifiche sull'omicidio di Stefano Cucchi. A maggio prossimo Pignatone lascerà il suo ruolo per raggiunti limiti di età. Al Csm si è già aperta la sfida per il suo successore. Ha mandato in archiviazione l’inchiesta sul sequestro e omicidio di Manuela Orlandi.

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